Punto nascita di Adria, corsa contro il tempo per presentare ricorso straordinario al Consiglio di Stato ed evitare la chiusura
ADRIA (ROVIGO) - Il tempo stringe e il futuro del Punto Nascita dell’ospedale di Adria torna al centro del confronto politico. A pochi giorni dalla scadenza dei termini, Ibc e Pd chiedono al sindaco Massimo Barbujani di procedere senza ulteriori rinvii con il ricorso straordinario al Consiglio di Stato contro la delibera regionale che dispone la riconversione della struttura.
La questione è stata al centro dell’incontro organizzato in galleria Braghin da dem e movimento civico. Al tavolo dei relatori l’onorevole Nadia Romeo, l’ex senatore Sandro Gino Spinello, il capogruppo di Ibc Enrico Bonato e Angelo Lucio Cavallari.
Decisione contestata
Al centro del confronto, la decisione di palazzo Tassoni di non impugnare davanti al Tar il provvedimento regionale e la possibilità, ora, di percorrere la strada del ricorso straordinario. che può essere proposto senza un patrocinio legale. «A indicare questa strada – ha spiegato Spinello – è stato l’avvocato Luigi Migliorini».
Il ricorso può essere presentato entro 120 giorni dalla pubblicazione della delibera regionale, avvenuta il 3 giugno, e rappresenta l’ultimo strumento per chiedere l’annullamento dell’atto. La richiesta rivolta al sindaco è quindi quella di «predisporre il ricorso e di coinvolgere, nella stessa iniziativa, anche gli altri Comuni del Delta, con l’obiettivo di costruire un’azione condivisa». Pd e Ibc avevano tentato di portare la questione in consiglio nella seduta di giovedì ma non è stato permesso loro di farlo. Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche il caso di Asiago. Cavallari ha ricordato come il Punto Nascita dell’ospedale vicentino, nonostante un numero di parti particolarmente contenuto, abbia beneficiato di una deroga motivata anche dalle caratteristiche geografiche e climatiche dell'area. «Condizioni di difficoltà territoriale sono presenti anche nel Delta – ha sottolineato Cavallari – come nebbia, viabilità prevalentemente provinciale e comunale e distanze dai presidi ospedalieri alternativi sono elementi da considerare nella valutazione dell’offerta sanitaria».
Da qui anche la proposta di puntare sull’integrazione tra gli ospedali di Adria e Rovigo. «Un’integrazione – ha evidenziato Romeo – che potrebbe consentire di mettere in comune personale e attività e contribuire al raggiungimento della soglia dei 500 parti annui. Un modello organizzativo che viene già adottato in Emilia-Romagna».
La richiesta politica e amministrativa è dunque quella di fermare, almeno temporaneamente, l’attuazione del piano di riconversione. La proposta è di arrivare al 31 dicembre 2028, utilizzando il biennio 2027-2028 per un piano di potenziamento del Punto Nascita, con l’obiettivo di recuperare progressivamente la piena funzionalità della struttura e verificare la possibilità di raggiungere i requisiti richiesti. Un altro fronte riguarda i numeri dei parti del 2026. «Le statistiche relative ai parti di quest’anno – ha evidenziato Bonato – sono state condizionate dal trasferimento già avviato delle nascite verso altre strutture».
Ora, però, il calendario impone una scelta. Con il termine per il ricorso che si avvicina alla scadenza, la domanda che attende una risposta è una sola: Adria presenterà ricorso straordinario? Una risposta che, al momento, non è arrivata. Barbujani ha assistito alla parte finale dell’incontro, rimanendo in silenzio e senza portare il proprio saluto istituzionale ai relatori.