Protesta dei Tir, rimossi i primi blocchi ma il Sud resta in difficoltà Meloni: oggi decreto in Cdm

Scaffali vuoti, prodotti introvabili, distributori di carburante a secco (anche negli scali per gli aerei) e zero consegne. Il blocco dei tir ha imposto, ormai da tre giorni, una sorta di lockdown per tutti. Con cittadini e imprese, ormai al collasso. Tutto fermo, bloccato, in attesa che la situazione torni alla normalità anche se ci vorranno giorni. Sempre che si fermi la protesta dei tir. Ieri nel tardo pomeriggio, però, un primo spiraglio: una vasta operazione di polizia nel Casertano, sull’A1, per identificare i manifestanti e far sgomberare almeno i presidi nei pressi delle autostrade (che permangono però nelle aree industriali e nelle zone interportuali) e subito dopo nel Salernitano, nel tratto di Mercato San Severino. Operazione però comunque difficoltosa perché decine di camion avevano le ruote bucate e non potevano muoversi. Discorso diverso, invece, agli svincoli di Nola e Palma Campania, sull’A30, nel Napoletano, dove ieri sera erano ancora incolonnati, in totale, quasi 400 tir. Un blocco per camion e merci ma non per gli automobilisti costretti però a viaggiare, con enormi difficoltà, su una sola corsia.

IL GOVERNO

Una situazione critica che ha spinto il Viminale ad un’azione a tappeto, ieri pomeriggio, per l’identificazione di chi intralcia la circolazione, soprattutto in Campania. Alla fine saranno 1339 gli identificati, 71 i denunciati e 242 le sanzioni amministrative elevate. Mentre ieri sera il ministero dell’Interno ha disposto la scorta di numerosi mezzi di trasporto, 720 soltanto in Campania (500 tra Napoli e provincia) - ha precisato il prefetto di Napoli Michele di Bari - garantendo il regolare svolgimento di molte attività di carico e scarico. Dalla Prefettura partenopea fanno sapere di aver avviato accertamenti su 600 targhe di tir responsabili dei blocchi tra le province di Napoli, Caserta e Salerno. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha convocato invece una riunione in collegamento con prefetti e questori delle province interessate per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali. Ipotesi che rilanciano prima il ministro Adolfo Urso alla Camera, poi il collega Francesco Lollobrigida. «Ci sono tonnellate di fresco e freschissimo che da Sud non arrivano al Nord a causa di blocchi che peraltro, dopo il comunicato di tutte le sigle sindacali degli autotrasportatori, risultano difficilmente spiegabili. C’è qualcosa che uno può facilmente evidenziare - spiega il titolare dell’Agricoltura - andando a vedere il curriculum vitae ed il casellario giudiziario di alcuni dei leader delle manifestazioni di protesta». Poi in serata il governo decide di dare un colpo d’acceleratore per sopire la protesta. Ed ha convocato per oggi un Consiglio dei ministri per l’approvazione di un decreto legge, che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto (circa un miliardo garantito l’altra sera dal ministro Matteo Salvini) e ulteriori risorse per il comparto agricolo. Mentre fonti di governo fanno sapere che è necessario «distinguere nettamente le legittime rivendicazioni degli operatori del settore dai comportamenti di chi intende proseguire con i blocchi nonostante l’apertura di un canale di dialogo istituzionale».

I DISAGI

L’elenco dei disagi non è lungo ma praticamente sterminato. Ed ora il terrore è che la protesta possa dilagare dal Sud al Nord del Paese nonostante le rassicurazioni del ministro Salvini. Con il timore che molti blocchi, specie nelle aree industriali rimarranno ancora. La prova? I bagni chimici spuntati ieri mattina ai blocchi delle aree industriali di Salerno e Battipaglia. Intanto il problema più grande è quello di reperire il carburante. Ci sono lunghissime code ai distributori che ancora ne hanno disponibilità. Quasi terminata nei capoluoghi, molti automobilisti si spostano verso la provincia nella speranza di trovare qualcosa. E spesso viene venduto a prezzi maggiori, come denunciano molti automobilisti. Ma anche lì il carburante è destinato a finire rapidamente se anche ieri le proteste dei camionisti hanno impedito l’entrata e l’uscita dei tir alle raffinerie di Napoli Est. Da qui, a cascata, si è deciso di varare lo smart working da parte di alcuni uffici pubblici. Dal Comune di Napoli per alleviare i disagi dei dipendenti ed evitare il rallentamento delle attività ad alcune università (come la Federico II, la Vanvitelli e la Parthenope) che hanno avviato le lezioni in Dad. A soffrire, infatti, sono tutti i servizi di tpl. Dalle aziende di trasporto su gomma come Air e anche i collegamenti, via mare, tra Napoli e le isole. Uno shock energetico simile alla crisi del 1973 per la guerra del Kippur. Un effetto a catena che non risparmia nemmeno gli aeroporti. Per questo l’Enav ha diffuso un nota per le compagnie aeree allertandole sulla necessità di rifornire i velivoli della quantità sufficiente di jet fuel allo scalo di partenza. Avvertimento che vale per gli scali di Capodichino, Brindisi, Salerno, Palermo, Crotone e Reggio Calabria. E poi la raccolta rifiuti in molti comuni che nel giro di poche ore potrebbe fermarsi per l’impossibilità per i camion a conferire. Ancora paralisi al porto di Napoli mentre anche la raccolta dei rifiuti rischia di fermarsi perché i mezzi non hanno più carburante: situazione molto critica già ad Avellino città e nell’area a ridosso del termovalorizzatore di Acerra. Ma i danni maggiori riguardano il comparto agricolo stretto tra il caro gasolio (intanto ieri il governatore della Campania Fico stanzia 20 milioni per il caro carburante per il settore e la Coldiretti annulla lo sciopero in programma per oggi) e l’impossibilità a far viaggiare le merci. E numerosi produttori sono costretti a distruggere ortaggi e frutta di stagione mentre nelle stalle il latte resta fermo per giorni, senza essere ritirato e conferito ai caseifici che da giorni non producono più mozzarella. In alcuni casi, i produttori sono costretti a destinarlo all’alimentazione degli animali, svalutando completamente un bene che dovrebbe generare reddito. I prodotti freschi sono altamente deperibili e non si può attendere un giorno di più. Ma nemmeno riusciranno ad attendere un giorno in più i cittadini tra scaffali vuoti nei supermercati e carburante che non c’è.