Pronto soccorso, l’appello di un medico: “Servono misure per fermare l’esodo”

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La lettera aperta di un giovane medico con le proposte per invertire la rotta e ridare attrattività all’emergenza-urgenza

La carenza di personale, i carichi di lavoro, le aggressioni e il burnout stanno mettendo a dura prova i pronto soccorso italiani. Lo sa bene Antonio Desai, 35 anni, medico specialista in medicina d’emergenza-urgenza, che in una lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro della Salute Orazio Schillaci e alle istituzioni che si occupano della programmazione sanitaria propone una serie di misure per rendere nuovamente attrattivo il lavoro nell’emergenza-urgenza.

Desai è rientrato in Puglia nel novembre 2025 dopo una decennale esperienza a Milano, all’Humanitas di Rozzano. Nella lettera parte da un episodio avvenuto al pronto soccorso oculistico del Policlinico di Bari, dove nei giorni scorsi si era parlato di un paziente con distacco di retina costretto ad attendere quattro ore. Secondo la ricostruzione riportata dal medico, si sarebbe trattato invece di una patologia valutata come non urgente e differibile e, nello stesso giorno, su 64 accessi, 63 sarebbero stati classificati con codici 4 e 5.

“Questo episodio non è un’eccezione: è la regola quotidiana di quasi tutti i pronto soccorso italiani”, sostiene Desai, che individua nella pressione esercitata dagli accessi impropri, nelle aggressioni al personale, nei turni gravosi e nel burnout alcuni dei principali fattori alla base della difficoltà di reclutare e trattenere professionisti nell’emergenza-urgenza.

Un esodo silenzioso 

Il problema, sottolinea, non riguarda soltanto i medici. “Non si tratta più solo di ‘mancanza di medici’: è un esodo silenzioso e accelerato di intere équipe”, scrive. “Chi resta è sempre più stanco, demotivato e numericamente insufficiente”. Una situazione che, secondo Desai, finisce per mettere a rischio la tenuta stessa del sistema: “Il sistema regge solo grazie al senso del dovere di chi ancora resiste, ma non potrà reggere ancora a lungo”.

Le proposte per l’emergenza-urgenza

Tra le proposte avanzate nella lettera c’è innanzitutto una detassazione mirata del lavoro in emergenza-urgenza, con un’aliquota del 23% sul reddito da lavoro dipendente o convenzionato degli operatori del settore. L’obiettivo è aumentare il reddito netto dei professionisti senza intervenire direttamente sugli stipendi lordi.

Desai propone inoltre un riconoscimento previdenziale maggiorato per gli anni trascorsi in pronto soccorso, 118, rianimazione e area critica: 1,5 anni di contribuzione per ogni anno effettivamente lavorato. Un’altra misura riguarda la possibilità di potenziare la libera professione intramuraria per chi lavora stabilmente nell’emergenza-urgenza, affiancandola a percorsi di formazione e perfezionamento gratuiti in ambiti richiesti sul territorio.

Tra le priorità indicate dal medico ci sono anche una campagna nazionale sull’uso appropriato del pronto soccorso, incentivi economici e di carriera per chi rimane a lungo nell’area critica, la semplificazione delle procedure di assunzione e stabilizzazione del personale e una maggiore tutela legale per gli operatori sanitari.

Restituire dignità alla professione 

“Queste non sono richieste di più soldi a pioggia”, sottolinea Desai. “Sono interventi mirati, di buon senso e di basso costo relativo, che restituiscono dignità e attrattività a una professione essenziale per la tenuta del Servizio sanitario nazionale”.

La richiesta finale è quindi quella di intervenire sulla crisi dell’emergenza-urgenza prima che la carenza di personale diventi ancora più difficile da gestire. “Chi lavora ogni giorno in pronto soccorso non chiede applausi. Chiede di poter continuare a farlo senza distruggere la propria vita”, conclude il medico. “La sanità italiana ha bisogno di persone che restano, non di persone che scappano. Il momento di intervenire è adesso”.