Prima dell’iPhone, c’era Prada

L’iPhone Duo è finalmente arrivato, ed è un momento importante per Apple. Per la prima volta da quando ha iniziato a vendere iPhone, nel 2007, l’azienda lancia un modello pieghevole. C’è uno schermo esterno per le attività quotidiane e un display interno più grande, da 7,6 pollici, perfetto per scorrere compulsivamente i social e navigare tra le offerte dei saldi di Ssense alle tre di notte. Dopo anni di variazioni sul tema del rettangolo, c’è parecchio in gioco per una semplice cerniera.

Ma mentre tutti guardano a quello che verrà, vale la pena anche fare un passo indietro e ricordare ciò che c’è stato prima. Perché, prima ancora che fosse possibile acquistare un iPhone, si poteva comprare un telefono Prada. Sì, quella Prada. La maison italiana che firma i vostri mocassini e quella borsa in nylon che avete salvato in una scheda del browser da sei mesi ha contribuito anche alla creazione del primo telefono al mondo commercializzato con un touchscreen capacitivo. Un dettaglio non da poco da aggiungere al curriculum di un marchio di moda.

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LG

Ho visto per la prima volta questo telefono quando avevo circa 12 anni e mi è sembrato l’oggetto più figo del mondo. All’epoca i cellulari si aprivano a conchiglia o scivolavano verso l’alto per rivelare la tastiera, quindi l’idea di avere un grande schermo da toccare direttamente sembrava una vera rivoluzione. A quell’età non avevo assolutamente bisogno di un telefono firmato, ma ne volevo uno. Tantissimo. A guardarlo oggi, capisco ancora il perché.

Presentato per la prima volta nel 2006, vent’anni fa, l’LG Prada KE850 era il frutto della collaborazione tra l’azienda elettronica sudcoreana e il marchio milanese, e arrivò nei negozi prima del primo telefono di Apple. I touchscreen esistevano già, certo, ma questo modello utilizzava una tecnologia che permetteva di interagire con lo schermo direttamente con le dita, destinata a diventare lo standard. Non serviva più tirare fuori un ridicolo pennino di plastica per scorrere la rubrica: bastava usare il proprio dito.

Riguardandolo oggi, il telefono Prada è un piccolo gioiello di design. Corpo nero lucido, dettagli argentati e uno schermo da tre pollici, con il logo Prada posizionato appena sopra. Anche l’interfaccia era essenziale e discreta, con icone bianche su uno sfondo scuro e suggestivo. È uno di quegli oggetti che si potrebbero tranquillamente appoggiare sul tavolo durante una cena ancora oggi, anche se per fotografare i piatti bisognerebbe portarsi dietro un altro telefono.

E Prada ha avuto un ruolo importante anche in quello che si nascondeva al suo interno. Il marchio ha lavorato sull’interfaccia touch, sulle suonerie, sui contenuti preinstallati e sugli accessori, compresa una custodia in pelle abbinata. Nei materiali di lancio, l’allora amministratore delegato Patrizio Bertelli dichiarò che lui e Miuccia Prada avevano collaborato con LG alla progettazione e ai contenuti del dispositivo, spiegando: «Non stiamo semplicemente mettendo il nostro marchio su un prodotto esistente». Quindi, se vi siete mai chiesti che suono potesse avere una suoneria approvata da Miuccia, per un breve periodo c’è stato un modo per scoprirlo.

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LLUIS GENE/Getty Images

La scheda tecnica, nel 2026, è decisamente meno entusiasmante. Tra i punti di forza figuravano una fotocamera da due megapixel, un lettore MP3 e uno slot per schede di memoria. Mancava il supporto al 3G. Era però possibile aprire documenti, il che significava che anche il vostro costosissimo telefono fashion poteva costringervi a guardare un foglio di calcolo.

Il dispositivo vinse un iF Design Award e LG dichiarò in seguito di averne venduto oltre un milione di esemplari. Oggi il modello originale fa parte della collezione permanente del MoMA. Nel 2008 arrivò l’LG Prada II, seguito nel 2012 dall’LG Prada 3.0. Quando il Duo arriverà oggi sul mercato, i fan più sfegatati di Apple avranno a disposizione un sacco di nuove possibilità per giocare con i propri schermi. Ma fermiamoci un momento per rendere omaggio a uno dei dispositivi che hanno contribuito a dare inizio a tutto questo.

Articolo originariamente pubblicato su British GQ