Presto ci pagheranno per addestrare l'AI con i nostri dati: come funziona - Melablog
Un nuovo mercato digitale sta provando a ribaltare una regola che per anni abbiamo dato per scontata: i nostri dati valgono denaro, ma quasi mai siamo noi a incassarlo.
Negli Stati Uniti Verb ha aperto un marketplace che permette agli utenti di scegliere quali informazioni condividere e a quale prezzo venderle. Tra i compratori attesi ci sono soprattutto i laboratori di intelligenza artificiale.
Come funziona il marketplace che paga i dati personali
Il funzionamento parte dallo smartphone. L’utente installa il tracker Verb e decide quali categorie di attività autorizzare, per esempio abitudini di acquisto e uso dei social. Alcuni gruppi di dati possono essere esclusi, come la cronologia di ricerca. Il principio è semplice: non si cede automaticamente tutto, ma si stabilisce cosa mettere a disposizione e cosa tenere fuori.
C’è poi il passaggio più insolito: il prezzo. Verb permette al proprietario dei dati di stabilire quanto chiedere, mentre la piattaforma fornisce una stima basata sulla quantità e sul tipo di informazioni condivise. Più categorie vengono autorizzate, maggiore può essere il compenso richiesto. L’utente può anche indicare aziende alle quali non vuole vendere i propri dati.
Questo non significa che da domani chiunque verrà pagato per usare lo smartphone. Il servizio è partito negli Stati Uniti e deve ancora dimostrare di riuscire ad attirare abbastanza utenti e compratori. La novità è però concreta: il dato personale viene presentato come un bene che il consumatore può provare a monetizzare, invece di cederlo implicitamente in cambio di un servizio digitale.

Impostazioni di privacy su smartphone e analisi dati su laptop, con monete e carta sul tavolo a evocare la monetizzazione dei dati personali.
Perché l’intelligenza artificiale vuole dati sempre più nuovi
I modelli di AI hanno bisogno di molto materiale per essere addestrati e migliorati. Negli ultimi anni molte aziende hanno utilizzato contenuti pubblici del web, dataset acquistati da editori e sviluppatori oppure informazioni ottenute tramite data broker. Verb punta su qualcosa di diverso: dati comportamentali prodotti direttamente dalle persone e concessi con un consenso esplicito.
Secondo il cofondatore e CEO Cyrus Beschloss, proprio i laboratori di intelligenza artificiale potrebbero diventare i principali compratori della piattaforma. Informazioni su acquisti, interessi e attività digitali possono essere preziose per costruire sistemi più aderenti ai comportamenti reali. Non necessariamente finiranno nell’addestramento di un chatbot: possono servire anche per analisi, valutazioni e sviluppo.
Il modello ricorda altre iniziative nate intorno all’economia dei dati. Mercor paga persone che generano materiale di addestramento o valutano le risposte dei modelli, mentre Vana permette agli utenti di mettere in comune i propri dati e decidere collettivamente chi può utilizzarli. Verb porta il concetto più vicino al consumatore comune.
Il vero prezzo da valutare è quello della privacy
Il punto più delicato è evidente: essere pagati non elimina i rischi legati alla privacy. Verb afferma di escludere dall’analisi categorie sensibili come password, messaggi di testo e dati sanitari, ma vendere informazioni personali significa comunque consentire che vengano analizzate da soggetti terzi. Una volta ceduto un dataset, il suo valore può durare più del pagamento ricevuto.
Prima di accettare un’offerta bisognerebbe capire quali dati vengono raccolti, chi li acquista, per quale scopo e per quanto tempo potrà utilizzarli. Anche la possibilità di bloccare alcuni compratori non elimina il problema di eventuali violazioni o usi imprevisti. La convenienza economica va pesata contro la quantità di informazioni personali che si è disposti a rendere commerciabile.
Verb sta quindi sperimentando una domanda destinata a diventare importante nell’era dell’AI: se le aziende attribuiscono un valore enorme ai nostri comportamenti online, una parte dovrebbe tornare a chi li genera? Per ora la risposta è un esperimento americano, non una nuova regola globale. Ma il marketplace mostra quanto rapidamente stia cambiando il rapporto tra privacy, denaro e intelligenza artificiale.