Presley Gerber, l’ipotesi dell’overdose dietro la morte del figlio di Cindy Crawford

Emergono nuovi dettagli sulla morte di Presley Gerber, il ventisettenne figlio di Cindy Crawford e Rande Gerber venuto a mancare domenica scorsa in una struttura di riabilitazione in California. Secondo Tmz il giovane, che da anni lottava contro le dipendenze e al momento decesso viveva con diverse persone in una casa separata all'interno del rehab, sarebbe morto per un'overdose: «A Cindy Crawford e Rande Gerber è stato comunicato che la morte del figlio è stata causata da un'overdose da droga».

Il medico legale, tuttavia, non ha ancora eseguito l'autopsia, che comprende gli esami tossicologici necessari per accertare la presenza di eventuali sostanze stupefacenti nell'organismo del ragazzo al momento del decesso. «L'indagine è ancora in corso e le informazioni disponibili sono limitate», ha scritto l'ufficio del medico legale della contea di Los Angeles in un comunicato. Aggiungendo: «Il decesso è stato constatato alle 9.45 del 20 settembre 2026 dai paramedici intervenuti sul posto. Il dipartimento di polizia di Santa Monica è l'organo di polizia incaricato delle indagini».

Presley aveva seguito le orme di sua madre e di sua sorella Kaia Gerber firmando a soli 15 anni un contratto con la Img Models che l'aveva portato l'anno dopo alla prima sfilata a Los Angeles con Moschino. Erano seguiti ingaggi con marchi come Calvin Klein, Burberry, Dolce & Gabbana e Bottega Veneta. Proprio in quel periodo, tuttavia, aveva iniziato a lottare contro la tossicodipendenza e problemi di salute mentale. A 19 anni era stato arrestato per guida in stato di ebbrezza a Beverly Hills e condannato a tre anni di servizio comunitario. A 20 si era fatto tatuare sulla guancia destra la parola «misundersthood», «incompreso» (in seguito rimossa).

Tre anni fa Presley aveva rivelato una battaglia pluriennale contro gli oppiacei. Specificando che il fentanyl, una droga sintetica fino a 50 volte più potente dell'eroina, aveva quasi avuto la meglio su di lui lasciandolo in coma per vari giorni. Dopo quell'incidente si era fatto ricoverare in Messico per sottoporsi a una terapia contro le dipendenze a base di ibogaina, una sostanza psicoattiva non approvata dalla Fda negli Stati Uniti. Più di recente, in un post social pubblicato a dicembre dello scorso anno e poi cancellato, Presley aveva elencato i diversi farmaci che prendeva per contrastare gli attacchi di panico. Mamma Cindy Crawford, in quell'occasione, gli aveva lasciato un commento incoraggiante: «Presley, ti amiamo e non sei solo».

Il ragazzo aveva parlato apertamente del suo complicato percorso anche il un podcast: «Avendo avuto problemi di depressione e altre difficoltà, penso che se riuscirò ad aiutare anche una sola persona - o cento persone - a uscire dal punto in cui mi sono trovato io, sarà tutto ciò che mi serve». Per questo aveva creato una serie di video su Instagram, i Mental Health Mondays, in cui documentava settimana dopo settimana i problemi a cui andava incontro nel suo percorso per tornare a galla. «Quando ho iniziato i Mental Health Mondays l’obiettivo era creare un vero dialogo sulle cose che la maggior parte delle persone nasconde», aveva scritto a novembre scorso. «È stato incredibile vedere quanto lontano sia andato questo messaggio e quante persone abbia aiutato. Sono orgoglioso del fatto che qualcosa che ho creato abbia ispirato gli altri e dato vita a un movimento più grande dedicato all’essere sinceri e al tentativo di stare meglio».