Pozzuoli, porte aperte ai tesori del Rione Terra

Archeologia e architettura del Novecento: i depositi di Pozzuoli riaprono per Open House Napoli 2026. In occasione dell'ottava edizione del festival e della nuova sezione "Sconfinamenti", la Soprintendenza torna ad aprire al pubblico i serbatoi progettati da Pier Luigi Nervi, custodi di oltre 13mila reperti del Rione Terra. Dal 2 al 4 ottobre 2026 torna Open House Napoli, il Festival dell’Architettura giunto alla sua ottava edizione che apre i luoghi normalmente inaccessibili della città in un programma di visite guidate gratuite. La manifestazione, realizzata con il contributo della Regione – Direzione Generale Governo del Territorio e del Comune di Napoli nell’ambito del bando “Cultura Napoli 2026”, si presenta quest'anno con numeri da record: 160 esperienze totali tra percorsi urbani, palazzi storici, case private, mostre e laboratori Kids, raccontati dall'entusiasmo di ben 603 volontari.

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La novità

Tra le novità più rilevanti di questa edizione spicca l'esordio di "Sconfinamenti", una sezione speciale ideata per estendere lo sguardo oltre le dieci municipalità cittadine ed esplorare i luoghi simbolo della Città metropolitana. Concentrata nella giornata di apertura di venerdì 2 ottobre, la sezione debutta nei Campi Flegrei con venti esperienze dedicate al connubio tra archeologia, natura e architettura contemporanea, affiancando la visita dei depositi ad altre tappe di grande fascino come il Colombario del Fusaro e il Faro di Capo Miseno.

In questo ricco palinsesto, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Napoli partecipa con l'apertura straordinaria dei depositi archeologici a Pozzuoli. L'appuntamento per i visitatori è fissato per venerdì 2 ottobre, ore 16-20, con accesso gratuito. I depositi sono allestiti all'interno del Parco Urbano Attrezzato di via Vecchia delle Vigne 1, un'area verde e archeologica di 25mila metri quadrati situata nei pressi della Solfatara, aperta tutti i giorni e destinata alla fruizione pubblica.

La sede rappresenta un mirabile esempio di archeologia industriale rifunzionalizzata: le collezioni sono infatti ospitate dentro uno dei due imponenti serbatoi realizzati alla fine degli anni Treinta. Queste strutture nacquero originariamente su commissione diretta della Regia Marina Militare e della Regia Aeronautica Militare, che affidarono la progettazione al celebre ingegnere e architetto Pier Luigi Nervi, figura di primo piano del Novecento. Concepiti per rispondere alle esigenze strategiche e logistiche delle forze armate, questi volumi monumentali in cemento armato servivano da cisterne di stoccaggio di carburanti speciali, in particolare cherosene e gasolio per navi e aerei militari.

La scelta di realizzare queste imponenti infrastrutture militari nell'area flegrea rispondeva alla necessità di avere depositi protetti e ben collegati. Oggi, a quasi un secolo di distanza, quelle stesse architetture destinate alle forniture belliche del Regno hanno cambiato del tutto funzione, trasformandosi in presidi di cultura e memoria.

Il parco

All'interno del Parco urbano di via Vecchia delle Vigne, uno dei serbatoi firmati da Nervi, è stato recuperato e riallestito per diventare uno dei principali depositi dei materiali recuperati durante i complessi scavi del Rione Terra. In questo spazio unico, la storia bellica e industriale del XX secolo si fonda e s'intreccia con le testimonianze dell'antica Puteoli, creando un dialogo tra l'ingegneria moderna e un patrimonio di due millenni.

All'interno della struttura, disposti su scaffalature metalliche e bancali di legno, si osservano oltre 1.300 reperti marmorei e più di 12.000 casse di materiali che testimoniano la centralità commerciale dell'antica Puteoli. Tra i pezzi principali spiccano raffinati fregi e rilievi marmorei scolpiti ad alto rilievo con motivi floreali e vegetali, unitamente a fusti di colonna scanalati, colonne tortili medievali, capitelli, basi modanate, ampie macine in pietra e blocchi monumentali recanti le sigle di catalogazione scientifica.

La riapertura di questo sito normalmente non accessibile assume un valore simbolico fondamentale per Pozzuoli, una città che sta affrontando una fase delicata legata ai recenti fenomeni bradismici. Come evidenziato dalla Soprintendente Paola Ricciardi, mantenere l'attenzione su Pozzuoli e riaprire i suoi luoghi significa permettere alla comunità di riappropriarsi dei propri spazi e della propria storia.