Povero Malagò, stretto tra Pirlo ct e la paura che Maldini se ne vada
La carriera di Pirlo è fatta a forma di fallimento, come quella di Gattuso. Ma se Malagò si oppone, il rischio è che Paolo non resista al passo indietro per mantenere vivo il mito

Db Milano 20/09/2014 - campionato di calcio serie A / Milan-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Maldini-Andrea Pirlo
Mettere attorno a un tavolo Maldini e Conte
L’Italia per tornare al Mondiale e tornare grande ha bisogno di tutte le migliori professionalità disponibili. Nonostante si parli di infrasessantenni con esperienze calcistiche di oltre quarant’anni, in possesso del buonsenso che dopo i 45 anni dovrebbe avere un effetto fisiologico, non si capisce perché Malagò non possa mettere intorno ad un tavolo Maldini ed Antonio Conte. Malagò, magari con il ministro Giorgetti, spieghi ai convenuti che devono lavorare insieme esclusivamente per la ragione di Stato. Economicamente è fondamentale la partecipazione al mondiale per tutti i paesi che prendono parte alle qulificazioni. L’impatto della partecipazione mancata sul Pil, compreso l’indotto, sfiora i seicento milioni di euro. Oltre che per una serie di evidenti ragioni non solo di opportunità calcistica. Ma di immagine. Per Capo Verde la partecipazione è stata, in prospettiva, un volano fortissimo per l’incremento di turismo mai troppo pubblicizzato. È necessario ritornare anche per la voglia di esserci. Di rientrare e partecipare, seppure con lo scuorno in faccia, come dicono a Ghedi, dopo dodici anni di voyeurismo mondiale.

Bisogna lavorare tutti insieme allo stesso obiettivo. Federazione, Nazionale, Lega di A e pubblico, visto che ogni volta che l’Italia fallisce un mondiale, che purtroppo sta diventato un’abitudine, tutti vattienti a battersi il petto. Tutti a dare la propria ricetta per la riuscita, ma nessuno disposto a “scendere dal cerasiello”. Quando si tratta davvero di fare qualcosa per rimettere l’Italia sulla mappa calcistica mondiale, tutti con una scusa. Tutti con delle remore. Il compito è effettivamente improbo. Del resto l’unità d’intenti di ciascun paese durante questi mondiali è forse quello che manca da troppo tempo all’Italia. Paese devastato da una guerra civile, di forma etica e morale, che miete vittime quotidiane.
Paolo figura di garanzia
Maldini era la prima opzione di Malagò come figura di garanzia e d’immagine per una fenice che fatica a risorgere. Settimane di tentennamenti, accontentato su Leonardo, ufficio comodo a Via Rosellini a Milano per curare la complessa diplomazia con la serie A. Dopo tutto questo benvenuto la montagna sta partorendo Andrea Pirlo. La carriera di Pirlo è fatta a forma di fallimento, come quella di Gennaro Gattuso. Certamente meno roboante. Ma sono due carriere assolutamente sovrapponibili. Nemmeno una settimana di tempo dall’annuncio come direttore tecnico della Nazionale, che si palesano tutti i sintomi di amichettismo alla milanese. La genesi del nome di Pirlo, è la stessa che ha portato Buffon a scegliere Gattuso. Poi non ci voleva l’allure di Paolo Maldini per portare Pirlo in Nazionale. Pirlo poteva chiamarlo chiunque ed avrebbe raggiunto Coverciano con la stessa sollecitudine di chi ha la possibilità di coronare il sogno di una vita. La Germania in mezzo pomeriggio ha chiuso Jurgen Klopp:
“Ciao Jurgen vuoi allenare la Germania?”.
“Ja, ma posso mettere il cappellino RedBull, sai potrei guadagnare qualcosina in più“.
“Ja”.
“Accetto”.

Pirlo è un salto nel buio
È certo che i soldi sono la cosa più importante. Ma Klopp, cappellino a parte, non ha posto ostacoli insormontabili. L’arrivo sofferto di Maldini è sembrata un superfluo esercizio di forza. Ma ha ragione Maldini a temere le pastoie e i boicottaggi politici della Lega di serie A e degli uffici romani della Federazione, a cui pensa Malagò, ma è un dirigente sportivo con una sola esperienza da dirigente sul curriculum. Come Giuseppe Bruscolotti. Anche se ha vinto uno scudetto. Per cui un ingesso più in punta di piedi avrebbe certamente dato a Maldini il tempo per fare le cose a modo proprio. Con il nome di Pirlo non sarà dato tempo per niente, l’opinione pubblica è consapevole più di Maldini del salto nel buio che risponde al nome del tecnico dello United FC di Dubai. Malagò trema. Non dovesse condividere il nome di Andrea Pirlo, Maldini come è arrivato, cosi potrebbe andar via. Divorato dalla presunta etica, ma più che altro dal continuare ad essere, per se stesso, un mito in terra. Se Maldini pensa che Pirlo sia una scelta sufficiente a durare quattro anni e poter tornare, con la vergogna di tre mancate partecipazioni, al Mondiale, evidentemente non ha visto gli ultimi dodici anni di partite della Nazionale.