Pirlo, bene ma non benissimo

Pirlo sia. Manca solo l’annuncio ufficiale. Affermare che sia una scelta destinata a scatenare entusiasmi tra quanti amano la Nazionale beh, sarebbe francamente esagerato. Per capire l’atmosfera, racconterò di una scenetta che spopola in questi giorni sul web. Si vede Paolo Maldini, nuovo leader del Club Italia, presentarsi dal presidente federale Malagò per dirgli: per la panchina degli azzurri, avrei pensato ad un ex del Brescia che in carriera ha vinto tutto. L’ex numero uno del Coni risponde felice, immaginando che il prescelto sia Guardiola, che ha vestito la maglia delle Rondinelle. Ma poi il muso gli si allunga quando dalla porta sbuca, appunto, Andrea Pirlo, ex bresciano che ha vinto tutto con il pallone tra i piedi, ma non come allenatore…

Bene, insomma, ma non benissimo. Sarò schietto, quasi ruvido. In breve. Se si racconta al popolo che il candidato ideale per la panchina di una Nazionale che non si è qualificata per le tre ultime edizioni dei Mondiali è appunto Pep il catalano, è dura poi pretendere una pioggia di consensi per questa soluzione alternativa. Fosse stato Antonio Conte il prescelto, anche anche. Così…

Sarebbe inutilmente provocatorio raccontare che Pirlo è un ripiego, eppure, giusto per chiudere l’argomento, l’intera vicenda è stata gestita, in termini di immagine e comunicazione, in maniera vagamente discutibile (cosa decisamente strana, per uno come Malagò, eh).

Dopodiché, anche questa medaglia ha il suo rovescio. È giustissimo che Maldini e Leonardo possano scegliere come guida tecnica della nazionale il soggetto che reputano perfettamente in linea con il loro pluriennale progetto. E, lasciatemi scrivere pure questo!, non è che un mister come Spalletti, fresco di scudetto a Napoli, abbia regalato chissà quali gioie a noi suoi compatrioti. Dunque, è ben vero che Pirlo in carriera ha vinto un paio di trofei con la Juventus, ha sofferto con la Sampdoria ed era finito a lavorare in un oscuro anfratto del Medioriente. Tutto questo è cronaca, malinconica ma cronaca. Però ogni essere umano conserva la possibilità di costruirsi il futuro con coraggio, passione e competenza. Pirlo l’ardimento ce l’ha, perché prendere in mano l’Italia del calcio è comunque più un onere che un onore, così come è da escludere gli manchino il sentimento e la conoscenza.

Detto tutto questo, non è colpa di un ct se nel Bel Paese non nascono più campioni, se tanti bambini preferiscono dedicarsi ad altre discipline, se ai nostri ragazzi viene trasmessa un’idea di calcio infelice, se non disputiamo i Mondiali dal remoto 2014.

Tradotto: a Pirlo, ma anche Maldini e a Leonardo e a Malagò, servono vivissimi auguri. E questi, nonostante perplessità non solo mie!, glieli faccio di cuore.