Pioggia di cartelle esattoriali agli artigiani del padovano, la Cna le impugna: «Con il Covid fatturati bassi»
PADOVA - Sono svariate migliaia le lettere dell’Agenzia delle Entrate che, in questi giorni, stanno piovendo sulle imprese artigiane di Padova e provincia: nel mirino i fatturati del 2020, secondo i calcoli dell’Ade troppo bassi rispetto al numero di persone impiegate e alle ore di lavoro potenzialmente svolte. Da qui la ricostruzione di ricavi aggiuntivi, le contestazioni e la richiesta di versare altre imposte, con sanzioni, interessi e contributi previdenziali. Una situazione spiacevole e anche difficile da affrontare, perché la richiesta di contributi a compensazione è ingente. E quell’anno, ricorda la Confederazione nazionale dell’artigianato, non può certo essere considerato come tutti gli altri, visto che in corso c’era una pandemia mondiale.
Secondo una stima dell’associazione, circa un associato su dieci ha ricevuto una contestazione. Tra le categorie più colpite ci sono gli autoriparatori, gli impiantisti e le imprese edili.
Gli esempi
I casi raccolti dall'associazione mostrano la dimensione delle contestazioni. Un'officina dell'Alta Padovana, gestita dal titolare con un apprendista, aveva dichiarato ricavi per 109 mila euro e un reddito d'impresa di 15 mila. L'Agenzia, non convinta, ha inviato una “lettera di compliance” segnalando delle incongruenze tra il dichiarato e quello che, secondo i parametri fissati, dovrebbe essere il reddito. Ha quindi ricostruito altri 48 mila euro di ricavi e 46 mila di reddito. Cifre poi contestate da Cna Padova e Rovigo, che ha avviato una trattativa. Alla fine l'accertamento è stato ridotto di circa la metà: imposte, sanzioni, interessi e contributi sono stati calcolati su una base di circa 25 mila euro.
Un altro esempio: a un elettricista della provincia, con due operai e un dipendente part-time, sono stati contestati altri 160 mila euro di ricavi a fronte dei 480 mila dichiarati. La riduzione concordata è stata di circa il 67%, ma gli oneri sono stati calcolati su circa 55 mila euro.
I nodi
«Il problema – spiega Matteo Rettore, segretario provinciale di Cna Padova e Rovigo – nasce quando si utilizzano parametri standardizzati per ricostruire il fatturato di un'impresa senza considerare quello che è realmente accaduto nel periodo preso in esame. Il 2020 non è stato un anno normale e non può essere valutato come se lo fosse stato».
«Prendiamo le officine meccaniche – prosegue Rettore – l'Agenzia delle Entrate ricostruisce i ricavi sulla base di una serie di elementi, tra cui il numero degli addetti, le ore teoricamente d’impegno lavorativo, il materiale consumato e le tariffe applicate. È un metodo che può sembrare lineare sulla carta, ma che rischia di diventare poco aderente alla realtà quando viene applicato a un periodo eccezionale come quello del Covid. Nel 2020, tanto per cominciare, circolavano molte meno automobili e quindi anche la domanda di interventi di riparazione o controllo era minore. Non si può partire dall'idea che un'officina, soltanto perché aveva un certo numero di dipendenti, dovesse necessariamente produrre lo stesso volume di lavoro di sempre. C'è poi un altro aspetto – dice ancora il segretario di Cna Padova e Rovigo – che viene facilmente trascurato: le condizioni operative. Per lavorare su un'automobile bisognava prima di tutto sanificarla, poi ci si poteva lavorare solo uno per volta e sempre usando i dispositivi di protezione, per ridurre il rischio di contagio. In altre parole il tempo richiesto era in media il doppio dell’usuale».
Sul tema Cna aveva avanzato alcune proposte tecniche per rivedere i parametri utilizzati: proposte che, com’è evidente, non sono state accolte.