Pietro Argentieri e il calvario tra treni cancellati e ascensori rotti: “Io disabile, ci ho messo tre e ore mezza da Milano a Busto Arsizio”

Milano, 1 ottobre 2026 – Lunedì sera Pietro Argentieri, 51 anni, ingegnere informatico, dipendente del Politecnico di Milano, è riuscito ad uscire dalla stazione ferroviaria di Busto Arsizio e a tornare a casa solo grazie all’arrivo della polizia locale. A rendere necessario l’intervento degli agenti non è stato un evento straordinario ma un evento purtroppo ricorrente: l’ascensore della banchina dove è sceso Pietro era guasto.

La rabbia del 51enne

E Pietro è una persona con disabilità, si muove su una sedia a rotelle. A chiamare la polizia locale è stato lui stesso, stanco dell’ennesima mancanza di attenzione nei confronti dei passeggeri con disabilità. “Una volta arrivato a Busto e sceso dal treno – racconta –, non ho trovato nessuno al quale segnalare il mio problema, se non il capotreno del convoglio successivo al mio. Ho telefonato a Trenord e mi è stato consigliato di prendere nuovamente il treno nella stessa direzione di prima, scendere alla stazione successiva, dove gli ascensori erano funzionanti, cambiare binario, cambiare senso di marcia e tornare a Busto. Così sarei sceso sulla banchina opposta a quella in cui mi trovavo e avrei potuto prendere l’ascensore e tornare a casa perché l’ascensore su quel lato era funzionante”.

A quel punto, la rabbia di Pietro si fa doppia: “Perché nessuno si prende la briga di far sapere preventivamente ai passeggeri con disabilità in quali stazioni ci sono ascensori in funzione e in quali no? Se lo avessi saputo prima, sarei sceso direttamente alla fermata successiva”.

Disagi anche a Cadorna

Ma questa informazione non viene fornita in tempo reale né da Trenord né dalle Ferrovie dello Stato o da Rete Ferroviaria Italiana (RFI) o da Ferrovienord. Non bastasse, all’origine del lunedì nero vissuto da Pietro ci sono altri ascensori fuori servizio: quelli alla stazione Cadorna della Metropolitana 2. Di solito, infatti, il tragitto casa-lavoro di Pietro prevede tre tappe: Busto Arsizio–Cadorna M2-Politecnico, sempre attraverso la M2. E viceversa.

Ma “gli ascensori in Cadorna sono fuori uso da almeno due settimane” spiega Pietro. Atm conferma: “Uno dei due sarà in servizio entro venerdì, l’altro dal 10 ottobre. Ci scusiamo profondamente per il disagio”. Parziale consolazione: l’app di Atm restituisce in tempo reale lo stato di accessibilità delle stazioni. Essendo ko gli ascensori in Cadorna, lunedì, per tornare a casa, Pietro ha dovuto prendere il treno dalla stazione di Porta Garibaldi.

stazione Cadorna (archivio)

Stazione Milano-Cadorna

L’obbligo di avvisare il capotreno

“Esco dall’ufficio e prendo la metro per andare in Garibaldi, sono le 16.30 circa – racconta –. Arrivo in Garbaldi e scopro che il mio treno, di Trenord, ha un ritardo di 10 minuti, che poi diventano 20, poi 40 e alla fine viene cancellato. A quel punto torno in metro, vado alla stazione di Domodossola per cercare di intercettare un treno col quale tornare a casa. Scendo a Domodossola verso le 18.20 e vedo che c’è un treno in arrivo, così scendo al binario in tutta fretta e salgo sulla prima carrozza che trovo. Ovviamente non sono riuscito ad avvisare il capotreno della mia presenza”. Sì, perché i passeggeri con disabilità hanno anche questo obbligo: avvisare che sono a bordo. Perché? Perché i posti per loro spesso si contano sulle dita di una mano.

“Qualche giorno prima di prendere un treno, che sia di Trenord o delle Fs, mando una mail per avvisare perché c’è una sola carrozza dotata di posti per passeggeri con disabilità”. I posti presenti sono solo due.

L’assurdità della situazione

Da qui il problema nel problema, l’assurdità nell’assurdità in cui si è imbattuto Pietro lunedì: “Il capotreno mi ha contestato di non aver avvisato perché a bordo aveva già altri due passeggeri con disabilità. Ma come potevo avvisarlo? E se fossi riuscito a farlo, cosa mi avrebbe detto: “Ho già due disabili a bordo e lei non può salire“? Io ero già in giro da due ore!”.

Infine, l’arrivo a Busto, l’ascensore guasto (il terzo in questa storia), i 30 minuti di attesa prima di avere lumi e la telefonata alla polizia locale. Pietro arrivato a casa alle 20, dopo tre ore e mezza di viaggio. Tre ore e mezzo per andare dal Politecnico a Busto. “Ditemi se è accettabile uscire alle 16.30 dall’ufficio e arrivare a casa alle 20. Se è accettabile che più di due passeggeri con disabilità su un treno rappresentino un problema, se è accettabile che non ci sia modo di sapere in anticipo se gli ascensori sono guasti o no”.

Il messaggio di Atm

Atm, da parte sua, in relazione alla denuncia di Pietro comunica quanto segue: “Relativamente agli ascensori della stazione di Cadorna, innanzitutto ci scusiamo per il disagio e siamo pienamente consapevoli che anche un impianto fuori servizio rappresenta il 100 per cento del disagio e comprometta l’esperienza di viaggio. Per questo lavoriamo con il massimo impegno su oltre 1.000 impianti per migliorare sempre di più la mobilità di tutti. A Cadorna gli ascensori sono entrambi impianti datati, hanno avuto un problema tecnico e i componenti di ricambio non sono facili da reperire perché, appunto, gli ascensori sono datati e i tempi di consegna si sono allungati. Siamo al lavoro per metterli in servizio uno entro il 2 ottobre, il primo, e l’altro entro il 10 ottobre”.