Petrolio, la mappa delle raffinerie (in crisi) in Italia: negli ultimi trent’anni chiuse la metà e capacità ridotta del 17%
Dieci raffinerie tradizionali ancora attive, 63,7 milioni di tonnellate di prodotti raffinati e una capacità di raffinazione di 83,3 milioni di tonnellate. L'Italia continua a produrre ed esportare carburanti, ma importa anche oltre 16 milioni di tonnellate di prodotti raffinati, contro più di 25,7 milioni esportati. Con la crisi internazionale delle forniture, il governo vuole capire se si possa produrre di più: per questo i ministri delle Imprese Adolfo Urso e dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin hanno convocato per l'8 ottobre le società del settore.
Il dato da cui partire è il 77%, il tasso medio nazionale di utilizzo delle raffinerie. È una media dell'intero sistema e non indica quanto lavora ciascun impianto. Quel 23% non utilizzato non può quindi essere considerato automaticamente produzione aggiuntiva: ogni impianto ha caratteristiche e lavorazioni differenti, con la percentuale di utilizzo che dipende da diversi motivi tecnici. Oggi le raffinerie tradizionali attive sono dieci. Si trovano a: Priolo, Sarroch, Sannazzaro de' Burgondi, Taranto, Milazzo, Augusta, Trecate, Falconara, Ravenna e Busalla. A queste si aggiungono Marghera e Gela, trasformate in bioraffinerie, mentre quella di Livorno è in conversione.
I numeri
Nel 1990-1991 le raffinerie attive erano circa 20 e la capacità arrivava a circa 100 milioni di tonnellate. Lo scorso anno la capacità è scesa a 83,3 milioni (-16,7%) , anche per la trasformazione dell'impianto di Livorno. La produzione effettiva è stata di 63,7 milioni di tonnellate. Le dimensioni degli impianti italiani sono diverse: Priolo ha una capacità di 19,4 milioni di tonnellate l'anno, Sarroch 15 milioni, Milazzo 10,6, Sannazzaro 10, Trecate 9, Augusta 8,1, Taranto 5,2, Falconara 3,9 e Busalla 1,85 milioni. A Taranto Eni dispone di una capacità primaria di 104 mila barili al giorno e immette sul mercato circa 5 milioni di tonnellate di prodotti l'anno. Lo stabilimento conta oltre 400 dipendenti. Eni gestisce anche le strutture di Sannazzaro, Livorno e Taranto e ha il 50% di Milazzo. Il consumo interno complessivo è di circa 62 milioni di tonnellate l'anno, ma l'Italia non è autosufficiente per tutte le categorie. Il 64% delle importazioni riguarda diesel, carburante per aerei e Gpl e circa un terzo arriva da Medio Oriente e Asia. Sul diesel l'Italia è invece esportatrice netta, mentre l'Europa dipende maggiormente dall'estero. Gli Stati Uniti forniscono circa metà del diesel importato dall'Europa.
Per questo eventuali restrizioni alle esportazioni americane potrebbero avere effetti anche sul mercato europeo. La capacità europea potrebbe diminuire di circa il 20% entro il 2035, scendendo a poco più di 9 milioni di barili al giorno, contro i circa 14 milioni dell'inizio del secolo.
Le carenze
A livello mondiale viene stimata una carenza di capacità nell'ordine di 6 milioni di barili al giorno, anche per i danni alle raffinerie del Golfo e agli impianti russi. La Francia ha chiesto alla Commissione europea misure temporanee per aumentare la disponibilità di diesel e carburante per aerei e consentire alle raffinerie di aumentare la produzione. Per le raffinerie italiane la materia prima resta in larga parte straniera. Il fabbisogno nazionale di greggio è di circa 55 milioni di tonnellate l'anno, contro una produzione interna di circa 4 milioni.
Secondo Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, con gli investimenti si potrebbe arrivare ad almeno 8 milioni di tonnellate, riducendo il ricorso alle importazioni. In Basilicata ci sono Val d'Agri, con 50-70 mila barili al giorno, e Tempa Rossa, con 30-50 mila. Il greggio viene trasferito a Taranto tramite oleodotto. In Sicilia si trovano Ragusa, Gela e Gagliano Castelferrato; in Emilia-Romagna i quattro pozzi del Cavone, tra Novi, San Possidonio e Mirandola, producono circa 2 milioni di chilogrammi, oltre 14 mila barili l'anno, pari allo 0,5% della produzione nazionale. In Piemonte restano i pozzi tra Galliate, Trecate e Romentino; Villafortuna, considerato il più abbondante d'Italia, ha cessato l'attività nel 2016. Dopo il picco della fine degli anni Novanta, l'estrazione petrolifera italiana ha seguito una traiettoria discendente, con un progressivo esaurimento delle risorse stimato intorno al 3% annuo. La produzione nazionale resta così molto distante dal fabbisogno delle raffinerie, che continuano a dipendere in larga misura dal greggio acquistato sui mercati internazionali.
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