Costacurta sui calciatori: "Ce li mettiamo noi sul piedistallo"
In questi giorni di grandi successi dell’atletica e del nuoto italiani, è tornato impietoso il confronto con il malmesso calcio: se negli altri sport la generazione di talenti sembra essere in costante crescita, il pallone vive al contrario una perenne involuzione. I parallelismi tra il calcio e le altre discipline però spesso possono essere fuorvianti, talvolta un po’ superficiali. Per Billy Costacurta, anzi, si tratta di una “contrapposizione inutile“. Se da un lato “c’è un movimento meraviglioso di altri sport di grande successo”, dall’altra parte però il pallone resta in cima ai pensieri degli appassionati: “Io sono a Milano, siamo quattro gatti, parlano tutti di calcio. È una questione di debolezza dell’ambiente”, racconta il grande ex difensore del Milan in un’intervista a Repubblica.
La prima domanda parte da un’affermazione di Sara Curtis, la nuova stella del nuoto italiano, che nei giorni scorsi ha dichiarato: “Un calciatore non sarebbe mai sceso dal suo piedistallo per farmi i complimenti come ha fatto Jannik Sinner”. Affermazione che Costacurta condivide, ribaltando la prospettiva: è vero che i calciatori si sentono su un piedistallo, dice, “ma ce li mettiamo noi“. L’ex difensore, oggi commentatore per Sky, sottolinea un aspetto: “Perché quando Sara Curtis e Vicario arrivano a Torino con lo stesso aereo le foto e le domande e gli autografi sono più per lui che per lei? Fermano ancora me e ho smesso da 20 anni. Non possiamo dare la colpa al calcio se c’è tanta attenzione. Siamo noi, è l’ambiente, sono i tifosi, è la nostra cultura sportiva”.
Da un lato quindi, secondo il suo ragionamento, è inutile bistrattare il calcio che non vince, perché resta lo sport più popolare. D’altro questa pressione che c’è sul pallone è uno dei fattori che non contribuiscono alla nascita di nuovi talenti: “Io sono stato un giocatore normale che però aveva la fortuna di andare in campo con campioni pazzeschi: oggi dove sono i Maldini? I Baggio? Ma siamo noi che li facciamo diventare così fragili. Diamo loro un peso eccessivo da sopportare. Non li aiutiamo a crescere”. Costacurta ribadisce un concetto: “Il calcio mette pressione, c’è tensione, arriva la fama“.
L’altro aspetto che manca, secondo l’ex difensore rossonero, è il coraggio: “Anche in Spagna i giovanissimi hanno telefonini, soldi, distrazioni. Eppure giocano anche a 17 anni, i dirigenti e gli allenatori hanno il coraggio di lanciarli. E vincono. Se noi non battiamo la Macedonia del Nord o la Bosnia vuol dire che abbiamo una generazione caratterialmente debole, non all’altezza. Ma anche qui è colpa nostra: se Pio Esposito sbaglia il rigore noi massacriamo lui e Gattuso. Se Mancini ha il coraggio di osare e di chiamare Zaniolo prima dell’esordio in Serie A discutiamo per giorni”.