Perché la destra vuole cambiare la sua legge sulle intercettazioni?
Quando la Riforma Nordio sulle intercettazioni venne approvata dal Parlamento nel 2023 venne salutata come una conquista nel nome del garantismo e della giustizia.
Oggi, però, una parte di quella stessa maggioranza vuole modificarla dopo che il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, ha segnalato delle criticità legate all'applicazione della norma per le indagini di mafia e terrorismo.
A finire nel mirino è stato uno dei punti più importanti della riforma, quello delle cosiddette “intercettazioni a strascico”, ovvero, l'utilizzo (attualmente vietato) delle intercettazioni anche per indagini differenti rispetto a quella principale.
A chiedere la correzione è Fratelli d'Italia che ha presentato un emendamento per ampliare i casi di utilizzo delle intercettazioni nelle indagini di mafia e terrorismo.
Modifica a cui, tuttavia, si oppone Forza Italia per il quale verrebbe smontata una delle principali riforme garantiste approvate dal governo Meloni.
Uno scontro che, al momento, ha prodotto uno stallo che toccherà all'Aula del Senato provare a risolvere.
Che cosa sta succedendo sulle intercettazioni?
Il caso intercettazioni nel centrodestra è esploso con l'arrivo a inizio settimana del decreto Giustizia in Commissione Affari Costituzionali del Senato, dove Fratelli d'Italia ha presentato l'emendamento contro cui si schierato Forza Italia.
Una spaccatura che i lavori di Commissione non sono riusciti a sanare, determinando l'arrivo in Aula del decreto (previsto per martedì 28 luglio) senza mandato dei relatori. C'è tempo fino all'11 agosto (data entro la quale il decreto deve essere convertito in legge) per trovare una mediazione tra gli alleati ed evitare di arrivare a Palazzo Madama senza un accordo politico sulla questione.
L'emendamento presentato dal partito della premier interviene sull'articolo 270 del codice di procedura penale che vieta – per effetto della riforma Nordio approvata dal centrodestra nel 2023 - di utilizzare le intercettazioni raccolte in un procedimento anche per procedimenti diversi, ad eccezione dei casi in cui siano necessarie per accertare delitti per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
Facciamo un esempio: se nel corso di un'indagine antimafia dovessero emergere conversazioni relative ad altri reati collegati, oggi quelle intercettazioni potrebbero non essere sempre riutilizzabili.
Un limite che l'emendamento di FdI punta ad eliminare, ma solo nei procedimenti di competenza della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.
Perché FdI vuole modificare la legge e perché FI dice no?
L'iniziativa di Fratelli d'Italia, che di fatto ha aperto lo scontro in maggioranza, punta a recepire la richiesta del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
Secondo Melillo l'attuale normativa rappresenterebbe un limite nelle indagini di mafia e terrorismo qualora dovessero emergere reati collegati che non prevedano l'arresto obbligatorio in flagranza.
Se approvato, l'emendamento di FdI interverrebbe su questo punto, consentendo l'utilizzo delle “intercettazioni a strascico” per i procedimenti procedimenti relativi ai reati di competenza della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.
Una modifica che, però, secondo Forza Italia colpirebbe al cuore la riforma approvata nel 2023 e che il partito di Berlusconi considera una battaglia identitaria.
Limitare le intercettazioni a strascico è considerata una scelta di garanzia e la richiesta di allentare i paletti rischia – secondo gli azzurri – di riaprire la porta a quel meccanismo che la riforma aveva cercato di restringere.
Il problema politico dietro l'emendamento sulle intercettazioni
Sul piano politico, decidere di cambiare una legge approvata meno di tre anni prima e accolta come una svolta garantista, significherebbe ammettere che in qualche modo tale norma abbia prodotto effetti indesiderati.
Su questo punto le posizioni sono diverse. Per Fratelli d'Italia non si tratta di cambiare impostazione, ma di correggere una conseguenza imprevista emersa nell'applicazione della riforma. Per Forza Italia, invece, la correzione proposta rischierebbe di incrinare il principio su cui era stata costruita la riforma Nordio.
È questo il motivo per cui lo scontro va oltre il singolo emendamento.