Perché la creazione di un milione di posti di lavoro vantata da Meloni è una delle tante fake governative

Perché la creazione di un milione di posti di lavoro vantata da Meloni è una delle tante fake governative

James Buchanan, il grande economista conservatore e premio Nobel per l’economia, sosteneva che i politici fossero, in materia economica, dei grandi bugiardi, promettendo a elettori piuttosto ingenui vantaggi impossibili da conseguire. Incassato il voto, poi i politici si curano solo dei loro interessi personali e di quelli delle loro cerchie amicali.

Il succo della pur autorevole Public Choice non mi ha mai veramente convinto fino a questa seconda presidenza Trump, che mostra come, per il politico ottantenne, le fasulle narrazioni economiche siano all’ordine del giorno.

In realtà, l’apripista a questa nuova svolta delle democrazie occidentali si può ritrovare in Italia. Maestro delle millanterie economiche è stato sicuramente Silvio Berlusconi. Ad esempio, a ogni tornata elettorale prometteva di portare tutte le pensioni a mille euro e di creare un milione di posti di lavoro.

Naturalmente nessuna delle due proposte è stata mai realizzata. La prima perché sarebbe costata all’erario più di 20 miliardi, cioè una cifra abbastanza folle. La seconda perché l’economia era ancora in una fase di difficoltà e a Berlusconi interessavano probabilmente solo gli affari di famiglia.

Anche nell’ultima tornata elettorale del 2022 l’aumento delle pensioni minime a mille euro al mese era nel programma di Forza Italia, ma in quattro anni sono state aumentate solo di circa dieci euro al mese, se trascuriamo l’aumento dovuto all’inflazione. Forse è per questi risultati fallimentari che il partito di Tajani ha perso molto smalto elettorale.

La promessa di realizzare un milione di posti di lavoro, il sogno di Berlusconi, sembra invece essere stata attuata dalla sua nipotina, politicamente parlando, cioè dal governo Meloni. Le statistiche non lasciano dubbi: dal 2023 sono stati creati in Italia quasi un milione di posti di lavoro. Lasciando perdere il fatto che un ciclo economico così favorevole si è verificato in molte economie europee, ci possiamo chiedere se effettivamente siamo di fronte a un grande successo, forse l’unico, del governo Meloni, oppure se la spiegazione sia di altro tipo e la premier attuale c’entri poco.

La teoria economica ci dice che un aumento dell’occupazione può essere generato dalle spinte dell’offerta, e quindi dalle politiche industriali, oppure da quelle della domanda, cioè dalla spesa aggiuntiva di imprese e consumatori. La politica industriale del governo Meloni, se si eccettua qualche sconto sulle assunzioni e qualche contributo energetico, è stata molto modesta, direi quasi nulla. Dobbiamo guardare dall’altra parte se vogliamo trovare una spiegazione.

Scopriamo allora un fatto abbastanza evidente, e cioè che la crescita dell’occupazione è stata trainata essenzialmente dai fondi del Pnrr, quei duecento miliardi che l’Unione Europea ci ha generosamente erogato. Cito uno dei tanti studi disponibili: per esempio Unioncamere ha stimato la creazione, grazie al Pnrr, di 809.000 nuovi posti di lavoro entro il 2029. Non è il milione governativo ma ci avviciniamo abbastanza.

Se poi mi guardo intorno, ne ho una conferma. La città dove insegno ha ricevuto quasi 623 milioni di euro dal Pnrr e così abbiamo una nuova linea del tram e altri utili servizi. Nel Comune dove risiedo con questi fondi è stato realizzato un nuovo nido, con una spesa di due milioni di euro. Per fare un altro esempio, le circa 4.000 assunzioni dei nuovi Ats per i servizi sociali intercomunali sono state rese possibili grazie ai fondi del Pnrr, e in effetti durano solo tre anni. E potrei citare molti altri casi di mia diretta conoscenza.

Ecco allora che il milione di posti di lavoro vantato da Meloni è una delle tante (troppe) fake news governative. Quest’ottimo risultato non deriva in nessun caso dall’attività del governo presente, ma dall’impulso di quelli precedenti. Da quello del governo Conte che per primo ha avuto l’intuizione di una spesa europea contro il Covid, e dal governo Draghi che ha dato al finanziamento una forma credibile e fattibile.

Naturalmente il protagonista assoluto è stata la generosità europea che non solo ci ha concesso un gigantesco finanziamento, ma metà di esso è a fondo perduto, cioè un regalo da parte dei contribuenti europei. Certo, al governo Meloni è toccato il compito abbastanza arduo, date le scadenze perentorie, di realizzarlo; ma i progetti e i soldi li hanno messi gli altri. A essere minimamente onesti il milione di posti di lavoro degli ultimi anni è una partita a quattro: Conte, Draghi, Ue e Meloni, in proporzioni differenti.

Purtroppo al governo Meloni e ai suoi pretoriani manca completamente il senso della viva gratitudine, che evidentemente non considerano una virtù abbastanza virile.

Ecco allora che se qualcuno attribuisce ancora la creazione di un milione di posti di lavoro all’azione di governo, o è male informato, ma non credo, oppure è apertamente disonesto e in malafede. E’ un’affermazione del tutto fasulla che non si può sentire. Che poi sia la destra-destra governativa la fucina delle fake news economiche è un fatto molto paradossale che farebbe rigirare nella tomba molti economisti conservatori.

Se, come ci ha insegnato Buchanan, ai politici servono bugie per vincere le elezioni, almeno che queste non siano di livello macroscopico, ma discretamente credibili. Il milione di posti di lavoro promesso da Berlusconi e “realizzato” da Meloni sicuramente non lo è.