Perché Metropolitan Museum di NY ha cancellato mostra di John Galliano
Sembrava destinata a essere una delle mostre di moda più importanti degli ultimi anni. Il Metropolitan Museum of Art di New York aveva annunciato "John Galliano: Horizons", una grande retrospettiva prevista per la primavera 2027 al Costume Institute, con oltre quarant’anni di creazioni tra Givenchy, Dior, Maison Margiela e la sua omonima maison. Sarebbe stata soltanto la terza esposizione monografica dedicata a uno stilista vivente nella storia del museo, dopo Yves Saint Laurent e Rei Kawakubo, oltre a rappresentare il tema della prossima Met Gala. Ma il progetto è stato travolto dalle polemiche ancor prima di aprire.
Dall’omaggio alla cancellazione: cosa è successo
La scelta di celebrare Galliano ha riacceso il dibattito sul rapporto tra genio creativo e responsabilità morale, riportando al centro della discussione le sue dichiarazioni antisemite e razziste del 2010 e 2011, che gli costarono il licenziamento da Dior e una condanna in Francia. Di fronte alle proteste di esponenti politici, donatori e rappresentanti della comunità ebraica, il Met e lo stilista hanno deciso congiuntamente di fermare la mostra. Il museo ha spiegato che la decisione è arrivata dopo “un’attenta riflessione”, mentre Galliano ha riconosciuto che un’esposizione dedicata al suo lavoro avrebbe potuto provocare ulteriore dolore e distogliere l’attenzione dalla missione culturale del Costume Institute.
lo stilista e le controversie
John Galliano è uno stilista britannico nato a Gibilterra, noto per una moda teatrale, visionaria e fortemente spettacolare. Dopo gli esordi e il successo con la sua maison, ha guidato Givenchy e soprattutto Dior, dove ha lasciato un’impronta profonda tra alta moda e cultura pop. Dal 2014 al 2024 è stato direttore creativo di Maison Margiela, rilanciandone l’estetica attraverso collezioni innovative e sperimentali. La sua carriera subì una brusca battuta d’arresto nel febbraio 2011, quando Galliano fu arrestato a Parigi dopo un alterco con una coppia, durante il quale pronunciò insulti antisemiti. Pochi giorni dopo emerse un video, girato in un locale parigino, nel quale lo stilista, in evidente stato di ebbrezza, pronunciava frasi di elogio nei confronti di Adolf Hitler. La vicenda ebbe conseguenze immediate: Dior avviò la procedura per interrompere il rapporto con il suo direttore creativo, che lasciò la maison dopo quasi quindici anni. Galliano fu poi sostituito temporaneamente da Bill Gaytten, suo storico collaboratore, prima dell’arrivo di Raf Simons alla guida creativa della casa di moda nel 2012.
Il mondo della moda diviso
La vicenda racconta molto più della cancellazione di una mostra: è il simbolo di una domanda che la moda continua a porsi, ovvero si può separare l’opera dall’autore? Galliano è considerato uno degli stilisti più influenti degli ultimi quarant’anni, capace di rivoluzionare l’alta moda con sfilate teatrali, silhouette spettacolari e una narrazione estetica che ha cambiato il linguaggio di Dior e, più tardi, di Maison Margiela. Dopo il crollo della sua carriera, ha affrontato un lungo percorso di riabilitazione, parlando pubblicamente della dipendenza da alcol e droghe e chiedendo perdono alle comunità che aveva ferito. Proprio questo percorso aveva convinto il Met a costruire una mostra che non fosse un’agiografia, ma un’analisi della sua creatività insieme alle sue responsabilità etiche. Eppure, per molti critici, l’onore di una celebrazione museale restava incompatibile con il peso delle sue parole. Nel comunicato con cui ha rinunciato all’esposizione, Galliano ha scritto che l’espiazione “non si ottiene con una mostra o con un riconoscimento istituzionale, ma attraverso un impegno continuo”. Una frase che chiude, almeno per ora, uno dei capitoli più controversi della storia recente della Met Gala, lasciando il museo alla ricerca di un nuovo tema per il 2027.