Peg Perego, nuova fumata nera: ad Arcore mancano un piano industriale e gli ammortizzatori sociali

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Preoccupazione dopo l’ultimo confronto al Mimit: la proprietà non si è nemmeno presentata. Resta aperta l’ipotesi di trasferire in Brianza le attività oggi svolte nel sito veneto di San Donà di Piave

Linea produttiva della Peg Perego

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Arcore, 11 ottobre 2026 – Un’altra fumata nera, ancora nessun piano industriale per garantire il futuro della Peg Perego, lo storico marchio dei passeggini che naviga in acque difficili da anni. La vertenza torna a infiammarsi dopo l’ultimo confronto al Mimit, con i sindacati sul piede di guerra e forti preoccupazioni per i siti produttivi, a cominciare da quello di Arcore.

Nessuna risposta concreta, nessuna prospettiva credibile, nessun progetto degno di questo nome

La denuncia

“Nessuna risposta concreta, nessuna prospettiva credibile, nessun progetto degno di questo nome”, denunciano Fim-Cisl e Fiom-Cgil. Al tavolo romano sedevano i rappresentanti sindacali di Monza e Venezia, le Rsu dei due stabilimenti, la direzione aziendale con l’advisor Vertus, Confindustria Veneto e Lecco-Sondrio, le Regioni Lombardia e Veneto, gli enti locali e Invitalia. Assente la famiglia Perego, che non si è presentata neppure in collegamento. Un’assenza giudicata “grave e inaccettabile” dai lavoratori, che aspettano da tempo indicazioni sul destino dell’azienda. Vertus è stata incaricata di elaborare un piano di reindustrializzazione per Arcore e San Donà di Piave.

Una recente manifestazione

Una recente manifestazione

È prevista anche una seconda consulenza per definire una strategia di rilancio e riposizionamento del gruppo. Ma, al momento, secondo i metalmeccanici, mancano impegni e tempi certi. Resta soprattutto aperta la questione della riorganizzazione produttiva e dell’ipotesi di trasferire in Brianza le attività oggi svolte nel sito veneto. Fim e Fiom chiedono di fermare ogni spostamento fra stabilimenti fino alla presentazione di un progetto complessivo.

Nessun movimento che possa mettere a rischio occupazione e continuità produttiva

La linea è netta: “Nessun movimento che possa mettere a rischio occupazione e continuità produttiva”. Una richiesta che punta a impedire che le decisioni sui singoli siti precedano una strategia industriale capace di tutelare tutti i lavoratori. A pesare sulla vertenza c’è anche la mancata attivazione di un ammortizzatore sociale per dodici mesi, proposta dalle organizzazioni sindacali.

Preoccupazione anche per la partecipazione alla fiera di Colonia con passeggini e un seggiolone “interamente prodotti in Cina”. Il prossimo incontro al Mimit è fissato per il primo dicembre. “Il tempo per i lavoratori stringe”, avvertono le sigle, che chiedono alla proprietà di assumersi le proprie responsabilità. Dopo anni di incertezze, vogliono “un piano credibile, sostenibile e capace di garantire lavoro e produzione in Italia, senza lasciare Arcore e San Donà senza prospettive”.

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