Peg Perego, la fumata è grigia: progetti di rilancio congelati, il destino di Arcore resta in stallo
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L’ultimo vertice al Mimit si è chiuso con un rinvio all’8 settembre. Due compratori in corsa per San Donà. Cresce la preoccupazione dei sindacati per il sito brianzolo, in particolare nella gestione degli esuberi

Una delle manifestazioni di protesta dei lavoratori della Peg Perego di Arcore

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Arcore (Monza e Brianza) – Due compratori in corsa per salvare lo stabilimento di San Donà del Piave, con un’offerta vincolante già sul piatto e una seconda in arrivo, ma per il futuro del sito di Arcore e del resto del gruppo Peg Perego la fumata è ancora grigia. L’ultimo vertice al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è chiuso infatti con un rinvio all’8 settembre, lasciando congelato il piano di rilancio e accendendo la preoccupazione dei sindacati sulla gestione degli esuberi. Al tavolo romano, che ha visto la partecipazione di Fim e Fiom di Monza e Venezia, Rsu, Confindustria, Invitalia e delle Regioni Lombardia e Veneto, le risposte sono state solo parziali.

Peg Perego (foto di archivio)
Il destino incerto del sito brianzolo
Davanti alle istituzioni si è presentata unicamente Vertus, la società di consulenza incaricata della reindustrializzazione, che in questi mesi ha concentrato gli sforzi sul polo veneto. Se per San Donà le trattative con i due potenziali compratori sono in fase avanzata – pur nel totale riserbo sui nomi – la vera incognita resta il destino del sito brianzolo e la tenuta complessiva del marchio delle carrozzine. All’appello mancava infatti Consul Group, l’advisor che avrebbe dovuto presentare il piano strategico di rilancio, diversificazione e riqualificazione per entrambi gli stabilimenti italiani. Un’assenza pesante, che ha spinto i sindacati e il Mimit “a congelare il confronto in attesa di una proposta globale e concreta per la salvaguardia dei posti di lavoro”.
Il rinvio a settembre
Il rinvio a settembre apre però una corsa contro il tempo sul fronte sociale. Il 31 luglio scadrà ad Arcore l’accordo sui licenziamenti collettivi con uscite volontarie e incentivate. La proprietà ha già avviato una ricognizione interna per verificare l’interesse dei singoli dipendenti verso percorsi di ricollocamento, ma i sindacati hanno subito alzato le barricate. Senza il piano industriale di settembre, infatti, l’accordo non può essere prorogato e le uscite rischiano di restare scoperte dalla rete di sicurezza della Naspi. Per questo Fim e Fiom hanno lanciato un appello ai lavoratori: “Non esprimere alcuna adesione formale prima del vertice dell’8 settembre”. Solo allora, con le carte del piano industriale finalmente scoperte e gli ammortizzatori sociali sul tavolo, “si potrà capire se la storica azienda dei prodotti per l’infanzia punta a un vero rilancio in Italia o a una drammatica ritirata”.
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