Pecore morte, il pastore Varago: «Sbranate perché incustodite, denuncio il sindaco». La replica di De Pellegrin: «È la sindrome da famiglia nel bosco»

VAL DI ZOLDO - Non si spegne l’eco del caso del pastore “fuorilegge” che sta creando da tempo scompiglio in Val di Zoldo. Anzi, la vicenda è salita sul palcoscenico nazionale con tre servizi giornalieri in diretta tv nella trasmissione di Canale 5 “Dentro la notizia” con giornalisti e troupe saliti nei boschi della Val di Goima per testimoniare i fatti e raccogliere le opinioni dei protagonisti.

Al problema della roulotte del pastore accampata su un terreno privato con al di fuori sporcizie e rifiuti di ogni genere, si è aggiunta due giorni fa, la morte di 40 pecore del suo gregge (di quasi 400): non si conosce con certezza la causa, se uccise dal lupo, come sostiene il pastore o invece se perchè ruzzolate in un dirupo, come ribadisce il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin: «Le pecore morte sono rimaste sul posto - dice - spostate lì vicino dai collaboratori del pastore con l'aiuto dei veterinari che le hanno posizionate in un avvallamento, e ricoperte con calce e fogliame. Non c'era altra soluzione, da quell'area scoscesa sarebbe stato oltremodo difficile portarle via». 


COLLABORATORE SCOLASTICO


In realtà, il braccio di ferro si trascina da un pezzo e da mesi il gregge è lasciato in balia di se stesso a vagare per l’intera val di Zoldo a creare scompiglio anche nei giardini privati. C’è stato anche l’episodio dei cani (dieci) del pastore che hanno assalito dei residenti e la conseguente ordinanza di sequestro dei quattrozampe emessa dall’amministrazione comunale. Ieri il sindaco era arrivato a definire la situazione «ormai molto tesa non solo per il benessere animale» annunciando che «dobbiamo arrivare al sequestro delle pecore per cambiare le cose. Magari dovrò emettere anche un Daspo nei confronti del pastore. Le sto provando tutte assieme a chi mi vuole aiutare». 
Ma il diretto interessato, Luciano Varago, 66 anni, nativo di Farra di Soligo, nel trevigiano, personaggio piuttosto noto alle cronache giudiziarie anche per fatti analoghi a quelli dell’attuale vertenza, resta fermo sulla posizione espressa mercoledì davanti alle telecamere di Canale 5. Il pastore Varago, che tra l’altro svolge anche la professione di collaboratore scolastico presso un istituto del Feltrino, in diretta nazionale era andato giù duro contro De Pellegrin. «Presenterò delle denunce contro di lui per il suo operato, per quello che mi ha fatto». A suo dire, infatti, la morte delle 40 pecore non sarebbe imputabile al semplice ruzzolamento dal pendio. «Mercoledì scorso - ribatte - un lupo ha attaccato e me ne ha ammazzate una quarantina. Il gregge era indifeso, non poteva contare sulla presenza dei cani dopo che il sindaco li ha fatti sequestrare». Poco dopo, in realtà ha precisato: «Il sindaco ne ha fatto portare via uno, gli altri li ho trasferiti da un amico». Anche sul punto dei morsi agli abitanti, Varago dà un’altra versione: «Hanno reagito dopo che sono stati molestati. Non sono pericolosi». 


ISTITUZIONI

Al contrario, sempre in diretta tv, il sindaco De Pellegrin aveva ribattuto: «L’aggressione del lupo alle pecore è una ricostruzione fantasiosa, non c’è stato nessun attacco del predatore. Sono finite nel precipizio perchè incustodite. Se il signor Varago non ha i cani il motivo è semplice: dopo mesi di sollecitazioni per gestire, secondo le norme, pecore e cani, non ha mai ottemperato all'ordinanza. Quindi il Comune ha dovuto provvedere in nome dell’incolumità pubblica». Sta di fatto che la vicenda sta spaccando in due le opinioni, anche sui social. «Vedendo i commenti a favore del pastore credo siamo di fronte alla sindrome “famiglia nel bosco” - commenta De Pellegrin - Quando il cittadino ha a che fare con le istituzioni è sempre vittima. Il decadimento della fiducia verso le istituzioni è uno dei pericoli più grandi della nostra civiltà: l'importante è andare contro, non conta la verità».