Pc recuperati e IA locale a studenti, nasce Fondazione Anno Zero ETS

Roma, 24 set. (askanews) – Recuperare computer, tablet e dispositivi elettronici che aziende, enti e privati non usano più, rigenerarli e consegnarli gratuitamente a chi non può acquistarne uno, insieme a sistemi di intelligenza artificiale in locale e alle competenze per usarli. È la missione della neonata Fondazione Anno Zero ETS, ente del Terzo Settore con sede legale a Milano e sede operativa a Livorno, presentata oggi alla Camera dei Deputati alla presenza di diversi parlamentari, rappresentanti di associazioni di categoria, imprenditori ed enti locali.

Ogni dispositivo donato segue lo stesso processo di verifica e rigenerazione, senza eccezioni, e viene poi consegnato gratuitamente a minori, famiglie, studenti, anziani, persone migranti, scuole ed enti del Terzo Settore. Resta di chi lo riceve, senza canoni né abbonamenti. Insieme al dispositivo la Fondazione fornisce percorsi di formazione digitale e strumenti di intelligenza artificiale che funzionano in locale, sulla macchina stessa. Il primo progetto prenderà forma a Livorno, in collaborazione con una scuola del territorio.

“Mai prima d’ora siamo stati circondati da così tanta tecnologia e mai prima d’ora ne abbiamo posseduta così poca», spiega Andrea Arienti, presidente di Fondazione Anno Zero. «Studiare, lavorare e accedere ai servizi pubblici oggi passa da uno schermo, e chi non ha strumenti e competenze resta fuori da una parte della vita civile. La nostra risposta parte da dispositivi che esistono già e che vengono buttati, e arriva a un’intelligenza artificiale che funziona in casa delle persone, sotto il loro controllo. Vogliamo che la tecnologia sia uno strumento totalmente nelle mani di chi la usa”.

I numeri del problema. Nelle aziende e negli enti la sostituzione dei dispositivi informatici segue cicli di rinnovo determinati da logiche commerciali e contabili più che dallo stato effettivo delle macchine, che nella maggior parte dei casi sono ancora pienamente funzionanti al momento della dismissione. Nel 2025 i rifiuti elettronici di origine professionale trattati in Italia sono cresciuti del 18,2% rispetto all’anno precedente (Rapporto Gestione RAEE 2025). Nello stesso tempo i dati sulla scuola italiana indicano quanto sia diffusa la mancanza di strumenti digitali.

Secondo il dossier “Intelligenza artificiale, una sfida educativa” dell’Osservatorio Con i Bambini-Openpolis, solo il 40,7% degli edifici scolastici statali dispone di un’aula d’informatica, con una dotazione che scende al 33,8% nei comuni ultraperiferici. Sull’intelligenza artificiale l’Italia è terzultima nell’Unione Europea: il 51,9% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni ha usato strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi, contro una media europea del 66,4%. E tra gli adolescenti italiani che non li usano, l’8,6% dichiara di non farlo perché non saprebbe come, una quota superiore alla media europea che è pari al 7,3%.

Hardware di proprietà, dati in casa, software libero. La Fondazione consegna tre strumenti che lavorano insieme: un computer di proprietà, un cloud che sta in casa e un’intelligenza artificiale che resta sul dispositivo. Ogni computer recuperato passa dallo stesso processo: cancellazione dei dati conforme al Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE (GDPR) e documentata, verifica dei componenti e sostituzione delle parti difettose, installazione di Linux, un sistema operativo libero che non richiede licenze né abbonamenti. Accanto al computer viene consegnato un piccolo dispositivo a basso consumo per archiviare file come foto e documenti. A ogni consegna è affiancato un percorso per imparare a usare il computer, gestire file e password, navigare in sicurezza. La Fondazione resta il punto di riferimento anche dopo, per problemi tecnici e domande. Tutto il software installato è libero, e il codice degli strumenti che la Fondazione sviluppa viene pubblicato: chiunque può leggerlo, verificare come funziona e usarlo per conto proprio.

L’intelligenza artificiale come strumento, non come servizio. Lo stesso principio vale per l’intelligenza artificiale installata sui computer. I modelli sono piccoli e aperti, e funzionano sulla macchina stessa: non si collegano a servizi esterni e non hanno bisogno di mandare i dati altrove. Si tratta di strumenti limitati, comprensibili e governabili, con poche funzioni ben definite, che la Fondazione costruisce a partire da modelli aperti e rilascia come software libero. Il primo modello sviluppato è un assistente che conosce il computer su cui è installato e aiuta chi lo riceve a imparare a usarlo. Il secondo è uno strumento per lo studio che non dà risposte ma aiuta a costruirle: invece di restituire un risultato già confezionato, pone allo studente una domanda dopo l’altra, ciascuna a partire dalla risposta precedente, finché il ragionamento che lo studente ha in mente prende forma. L’obiettivo è preservare l’autonomia cognitiva di chi studia: il lavoro che ne esce porta il segno di chi lo ha fatto. Per la stessa ragione, nei percorsi della Fondazione l’intelligenza artificiale è una scelta, non un obbligo: si introduce quando c’è un obiettivo chiaro, e si insegna anche a riconoscere quando è meglio non usarla.

Il primo progetto parte da Livorno. La Fondazione, i cui fondatori rappresentano un mix delle diverse anime della società civile (imprenditori, professionisti, docenti universitari ed esperti di digitale), sta lavorando al primo progetto con un liceo scientifico di Livorno: saranno forniti dei device a un gruppo di studenti che saranno poi accompagnati in un percorso sull’uso consapevole di hardware, software, navigazione e strumenti di intelligenza artificiale.

Il ruolo delle imprese e degli enti. La Fondazione si sostiene con donazioni economiche e con donazioni di hardware dismesso. Per le aziende la cessione dei dispositivi non più utilizzati rappresenta un’alternativa ai costi di smaltimento, con i benefici fiscali previsti per le erogazioni liberali agli enti del Terzo Settore.