PASSEGGIATA LETTERARIA A BARCELLONA: sulle tracce di Carlos Ruiz Zafón
Esistono città che vivono una seconda vita, infinitamente più densa, tra le pagine dei libri che le hanno immortalate. La Barcellona di Carlos Ruiz Zafón ne è l’esempio perfetto: attraversare le sue strade stringendo una copia de L’ombra del vento o de Il gioco dell’angelo è un autentico salto nel tempo. Ci si ritrova a camminare in una metropoli sospesa, dove il confine tra il dopoguerra fittizio della saga e le pietre reali del centro storico si fa sottile come un foglio di carta.
Per questo, la passeggiata letteraria che vi proponiamo questo mese vi accompagnerà nel cuore del Barrio Gótico, del Raval e del Born. Un percorso a piedi in cui ogni vicolo è un invito a riscoprire i segreti di Daniel Sempere, Fermín Romero de Torres e Julián Carax, mettendosi alla ricerca del leggendario portone del Cimitero dei Libri Dimenticati.
1. Carrer de Santa Anna: dove batte il cuore dei Sempere
Il nostro viaggio comincia lasciandosi alle spalle il frastuono moderno di Plaça de Catalunya per addentrarci in Carrer de Santa Anna. È in questa via pedonale che l’autore ha voluto collocare, al civico 27, la casa e la libreria antiquaria “Sempere e Figli“: un ambiente descritto nel libro come un luogo caldo, invaso dal profumo di carta e colla, che resiste eroicamente alla censura e alla povertà del dopoguerra. Vero e proprio “porto sicuro” di tutta la saga, la bottega si ispira alla storica libreria Canuda, che ha purtroppo chiuso i battenti nel 2013.
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Svoltando l’angolo si incontra la Chiesa di Santa Anna. Il suo chiostro gotico del XIV secolo, silenzioso e ombreggiato dagli alberi, è il luogo esatto in cui Daniel si rifugiava a riflettere nei momenti di smarrimento e dove l’indimenticabile Fermín Romero de Torres incontrava la sua amata Bernarda.
2. Els Quatre Gats: il Caffè degli Artisti
Proseguendo l’itinerario, i passi ci conducono in Carrer de Montsió, davanti alla splendida facciata neogotica di Els Quatre Gats. Inaugurato nel 1897 all’interno di un edificio firmato dal celebre architetto Josep Puig i Cadafalch, questo locale non è solo un monumento del Modernismo, ma anche il punto di ritrovo della bohème catalana: qui un giovanissimo Pablo Picasso espose i suoi primi quadri e disegnò la copertina del menu.

È sotto queste volte che Zafón fa sedere Daniel al tavolo con l’eccentrico Gustavo Barceló, dove riceverà le prime inquietanti rivelazioni su Julián Carax e sul destino maledetto dei suoi libri. Fermarsi qui per un caffè significa sedersi letteralmente nella storia, circondati da piastrelle di ceramica d’epoca e lampadari in ferro battuto che proiettano le stesse ombre descritte nelle pagine del romanzo.
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3. Plaça de Sant Felip Neri: il Cuore Silenzioso del Gotico
Ci addentriamo nel Barrio Gótico per raggiungere quello che molti considerano il luogo più zafoniano in assoluto: Plaça de Sant Felip Neri. Accessibile solo attraverso stretti vicoli, questa piazza è legata a doppio filo sia alla figura di Nuria Monfort, che abita nelle vicinanze e custodisce i segreti più oscuri di Carax, sia a Daniel, che vi si reca ogni volta che il peso dei segreti diventa insostenibile.

Nella realtà, il mormorio costante della fontana ottagonale al centro fa da contrasto con la tragica storia dei suoi muri. Se si osservano bene le pareti della chiesa barocca, si notano ancora i segni profondi causati dalle schegge di una bomba sganciata nel 1938 dall’aviazione fascista italiana durante la Guerra Civile: un attacco che costò la vita a 42 persone, per la maggior parte bambini. Zafón ha saputo trasformare questa cicatrice storica nel simbolo della vulnerabilità dei suoi stessi personaggi.
4. El Rei de la Màgia: trucchi e Illusionismo
Attraversando l’imponente Via Laietana, entriamo nel quartiere del Born. Al civico 11 di Carrer de la Princesa ci imbattiamo in una vetrina che sembra uscita da un racconto gotico: El Rei de la Màgia. Fondato nel 1881 da Joaquim Partagàs, è il negozio di trucchi e giochi di prestigio più antico di Spagna. Conserva ancora intatta la facciata in legno scuro con le scritte dorate di fine Ottocento.

Questa tappa ci sposta nell’atmosfera del secondo romanzo, Il gioco dell’angelo: il protagonista David Martín, scrittore tormentato, è costantemente affascinato dal mistero e dalle illusioni, facendo sì che questa bottega incarni perfettamente l’ossessione della saga per l’occulto, gli specchi e le doppie identità. All’interno, il bancone originale espone ancora mazzi di carte d’epoca, scatole di trucchi retrò, maschere teatrali e bacchette magiche, mantenendo vivo un fascino d’altri tempi che sembra scaturito direttamente dalla penna di Zafón.
5. Carrer de l’Arc del Teatre: alle Porte del Cimitero dei Libri Dimenticati
Il nostro viaggio si conclude portandoci verso il mare, attraversando la Rambla per entrare nel cuore del Raval, storicamente conosciuto come Barrio Chino. È in Carrer de l’Arc del Teatre che tutto ha inizio: all’alba del 1945, il padre prende per mano Daniel e lo conduce davanti a un portone di legno annerito dall’umidità. Dietro quel portone si nasconde il Cimitero dei Libri Dimenticati, il labirinto custodito da Isaac Monfort in cui ogni volume salvato dall’oblio possiede un’anima e attende di essere adottato. Il padre di Daniel gli dice: “Secondo la tradizione, la prima volta che una persona visita questo luogo deve adottare un libro…”. Qui Daniel sceglierà L’ombra del vento di Julián Carax, legando per sempre il suo destino a quello dell’autore.

Nella realtà, l’immenso labirinto di scaffali non esiste e la via è stata a lungo un vicolo stretto, degradato e fumoso. Eppure, camminando oggi sotto il grande arco di pietra che segna l’inizio della strada, l’architettura dei vecchi palazzi e i balconi stretti evocano ancora perfettamente quel senso di decadenza e segretezza descritto nelle prime pagine del romanzo.
In conlusione
Da decenni Barcellona custodisce i segreti di Zafón, rivelandoli solo a chi sa rallentare il passo e ascoltare il respiro dei vicoli. Dopotutto, come scriveva l’autore, i libri sono specchi che riflettono solo ciò che abbiamo dentro. E la città, vista attraverso lo specchio di Zafón, si trasforma in un labirinto senza tempo: un luogo magico in cui perdersi rimane, ancora oggi, l’unico modo per ritrovarsi davvero.
