Parliamo di Guccini quindi parliamo di me: quando il lutto diventa autocelebrazione
di Carmelo Sant’Angelo
Non è vero che sono sempre i migliori “quelli che se ne vanno”. Da alcune ore giornali e televisioni si stanno affannando a farcelo capire, con quella velata angoscia di non poter essere ancora più espliciti, almeno quanto vorrebbero.
La morte è quella di Francesco Guccini. Di norma, in occasione della morte di un personaggio illustre, si assiste al noto fenomeno sociologico della “appropriazione simbolica del lutto”. Chi esprime il cordoglio utilizza questo triste evento per appropriarsi di parte del prestigio del “de cuius”, presentandosi come suo amico, confidente, allievo prediletto, interlocutore privilegiato. Le foto postate sui social servono ad avvalorare questo suo ruolo, rimasto fino a quel momento ignoto o misconosciuto alla collettività. Gli anglo-sassoni parlano di “virtue signaling”: il messaggio serve soprattutto a mostrare pubblicamente la propria vicinanza, morale o personale, alla figura scomparsa. Gli americani, che sono più guasconi, utilizzano il termine “BIRGing” (Basking in Reflected Glory), traducibile come “crogiolarsi nella gloria riflessa”, indicando il comportamento di chi aumenta la propria autostima associandosi pubblicamente al successo e alla fama altrui.
Anche senza aver preso parte attiva al risultato, le persone si collegano ai vincitori per sentirsi a loro volta vincenti. Ciò avviene sia nella vita che nella morte della persona di prestigio. Nel caso del trapasso, il defunto diventa un semplice pretesto per magnificare chi parla, un’autocelebrazione per interposta persona. Questa pratica spesso sconfina nel “narcisismo commemorativo”: il cordoglio è piegato al bisogno di mettere al centro se stessi anziché lo scomparso.
Questa capitalizzazione simbolica del lutto richiede però un presupposto implicito: che il defunto non abbia, in vita, detto o fatto cose per cui quella presunta vicinanza possa essere smentita. In tal caso non sarebbero sufficienti foto e frasi commosse per dimostrare che la vicinanza era un sentimento ricambiato. Questa sfortunata ipotesi si è avverata nel caso della morte di Guccini.
Il cantautore, con la sua ruvida sincerità, non aveva mancato di esprimere profondo disprezzo per una parte politica e per i suoi esponenti. A questo punto l’autocelebrazione per interposta persona diventa difficile e richiede uno sforzo ulteriore, a cui si sono generosamente prestati i lacchè della propaganda. La grandezza del personaggio scomparso viene esaltata magnificando le differenze ideologiche che intercorrevano con chi esprime il cordoglio. È il riconoscimento che proviene da una persona che il “de cuius” ha avvertito, in vita, come ostile.
Attraverso questo riconoscimento si arriva, però, a magnificare la nobiltà d’animo del commemorante, a cui era stato – ingiustamente – affibbiato il ruolo di “nemico”. Colui che esprime il cordoglio è la persona tollerante, priva di dogmi ideologici, scevra da pregiudizi, libera mentalmente, rispettosa delle differenze; il morto è, invece, un livoroso, un attaccabrighe, un fazioso spocchioso e intollerante, un ingrato perché non ha ricambiato la stima generosamente ricevuta.
Così come Marco Antonio, nella tragedia di Shakespeare, è costretto a confrontarsi con la grandezza del suo avversario; così come Achille restituisce, con tutti gli onori, il corpo di Ettore al vecchio padre Priamo; così come Tancredi celebra Clorinda, da lui uccisa inconsapevolmente; così come Scipione l’Africano omaggia la grandezza di Annibale; oggi, a reti unificate, girano spezzoni di comizi in cui i versi del Maestro di Pavana sono recitati a memoria dai suoi avversari. Dal punto di vista retorico la commemorazione ha raggiunto il livello massimo dell’autocelebrazione: il soggetto del discorso smette di essere il defunto e diventa chi parla.
Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.