Papa Leone, l’attesa per l’esito degli esami istologici e le incognite sul viaggio in Sud America
L’attesa. Il Santo Padre sta meglio. Lo conferma il bollettino diffuso dal dottor Luigi Carbone (medico personale di Leone XIV) e dal professor Stefano Margaritora (capo dell’équipe medica che lo ha operato per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare). «La radiografia del torace ha mostrato la buona ripresa del polmone operato», spiegano. Ancora: «La seduta di fisioterapia ha comportato attività motorie complete. Complessivamente il decorso post-operatorio procede regolarmente». Ora però si teme che la convalescenza possa durare più del previsto e questo fa diminuire le possibilità che il Santo Padre il 6 novembre possa affrontare il lungo viaggio in Sud America a cui tiene molto. Serviranno almeno dieci giorni per avere i risultati degli esami istologici sul tessuto del lobo inferiore destro del polmone e dei linfonodi e delle analisi molecolari. Bisogna comprendere se il tumore abbia attaccato anche i linfonodi e in che misura e solo a quel punto potrà essere valutata la terapia. Ad oggi non si può escludere anche il ricorso alla chemioterapia. Ma qualsiasi ragionamento su questo scenario è prematuro.
Nei corridoi del Gemelli c’è chi ipotizza che in realtà una prima parte dei responsi degli esami potrà arrivare già nel fine settimana o all’inizio della prossima. Il tumore è stato rimosso: se si accertasse che non c’è interessamento dei linfonodi, Papa Leone potrà tornare alla sua vita normale, con controlli periodici (due volte all’anno). Il discorso cambia, come ha spiegato ieri al Messaggero il professor Francesco Cognetti, docente di Oncologia all’UniCamillus di Roma, se s’individueranno mutazioni nell’adenocarcinoma rimosso: saranno somministrati farmaci biologici specifici che hanno scarsi effetti collaterali. Dunque, anche in questo caso, l’attività del Santo Padre non avrà traumatici cambiamenti. Infine, c’è lo scenario peggiore: se il tumore ha attaccato i linfonodi, si procederà con la chemioterapia seguita dall’immunoterapia. E per Papa Leone XIV sarà necessario un sostanziale cambiamento delle abitudini. Ma nell’attesa dell’esito degli esami post-operatori, tenendo conto che si è proceduti alla rimozione del lobo inferiore del polmone destro, permangono i dubbi che davvero possa affrontare un viaggio così faticoso come quello in America Latina.
AEREO
Racconta Edoardo Mercadante, direttore di Chirurgia toracica all'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma: «Il rischio riguarda essenzialmente l'elemento della pressurizzazione. Per effettuare l'intervento chirurgico al polmone si utilizza una procedura per cui si fa entrare aria nel torace, arrivando alla cosiddetta condizione di “pneumotorace”. In aereo ci sono variazioni di pressione e con il cambio di pressione il volume dell'aria contenuta nel torace aumenta. Dunque se al momento del viaggio c'è un minimo di aria residua nel torace, questa aria si può espandere e può far collassare il polmone».
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