Papa Leone conquista Parigi, oltre 800mila in piazza. Appello ai fedeli: «Non nascondete la fede»
L'immagine destinata a restare è già racchiusa nel nome della piazza: Concorde. Proprio lì dove durante la Rivoluzione la ghigliottina recise la testa di Luigi XVI e di Maria Antonietta, ieri sono risuonate parole che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate difficili persino da immaginare nel cuore della Francia laica. «Avete sete di Dio, di vita, di unità, di pace, di comunione, di felicità», ha detto Leone XIV davanti a una distesa umana che si allungava per chilometri, lungo gli Champs-Élysées fino all'Arco di Trionfo.
Il viaggio del primo Papa americano in Francia è andato ben oltre le dimensioni di un grande evento religioso, consegnando un'immagine inattesa di un Paese meno rigidamente diviso di quanto raccontino le rappresentazioni politiche e culturali. Per un giorno, almeno, la laicité non è apparsa come un muro innalzato contro la fede, ma come uno spazio abbastanza largo da contenerla. «Spetta a voi riportare la speranza laddove regnano lo scoraggiamento e l'aridità spirituale», ha chiesto Leone ai cattolici, invitandoli a «riscoprire un orizzonte nuovo» e a costruire «una nazione rinnovata, a partire dalle sue radici irrigate dalla fede. Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi».
La politica
Macron non c'era, come annunciato. A rappresentarlo è arrivata Brigitte. Ma nelle tribune sedeva una parte consistente della Francia politica: Marine Le Pen, Jordan Bardella, Gabriel Attal, Marion Maréchal, Édouard Philippe, Éric Zemmour, Michel Barnier, François Fillon, Nicolas Sarkozy. Presenze politicamente lontanissime tra loro, riunite nello stesso luogo davanti al Papa. Nel pomeriggio Macron ha affidato a X il proprio omaggio alla «messa monumentale», evocando «concordia e fraternità» e aggiungendo: «La Francia è fiera di accogliere Leone XIV nel cuore di Parigi».
Anche per questo la scelta del luogo pesa. Place de la Concorde appartiene alla geografia simbolica della Repubblica e della Rivoluzione. Nel 1997 la messa conclusiva della Giornata mondiale della gioventù di Giovanni Paolo II si tenne invece all'ippodromo di Longchamp, dove arrivarono da tutto il mondo circa un milione di persone. Questa volta il Papa è entrato nel cuore monumentale della capitale e la Ville Lumiere gli ha aperto uno dei suoi spazi più identitari.
I preparativi
Fin dall'alba la città aveva cominciato a cambiare volto. Mentre i tiratori scelti controllavano i tetti e le forze dell'ordine bonificavano il percorso, i primi fedeli riempivano i viali. Poi gli Champs-Élysées si sono trasformati in qualcosa di insolito: confessionali improvvisati all'aperto, sacerdoti a intervalli regolari, persone inginocchiate sui marciapiedi, bandiere, famiglie, giovani. Dietro una transenna Eleonore stringeva il suo bambino nel marsupio. Era venuta perché, spiegava, «la benedizione del Papa è una spinta per darci coraggio». Una frase semplice, forse più eloquente di molte analisi sulla secolarizzazione francese.
Quando la papamobile è comparsa, la folla si è mossa come un'onda. Applausi, grida, telefoni alzati, bandiere attorno all'Arco di Trionfo. Leone XIV è stato accolto con l'entusiasmo riservato a una rock star, ma il messaggio che portava andava nella direzione opposta alla celebrazione del successo e della forza.
«La storia dell'umanità non è scritta da chi sembra vincere, imponendosi e occupando lo spazio, ma da chi "fa spazio", avvia processi di pace, genera fiducia e incoraggia alla vita». Non sentimenti generici, ha precisato, ma «decisioni e investimenti controcorrente» capaci di assumere un rilievo pubblico e di contenere una promessa di futuro.
È qui che la messa di Parigi si salda con l'intero viaggio francese. All'Eliseo, Leone aveva parlato della necessità di impedire che le differenze degenerino in contrapposizioni; all'Unesco aveva indicato nel dialogo e nella cultura gli antidoti alla logica della forza. A Place de la Concorde rammenta il Vangelo: «Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere». C'è bisogno di tutti, ricorda, come accadde alle origini del cristianesimo, quando il Vangelo attraversò popoli e classi sociali, raggiungendo poveri e schiavi, «come alcuni dei migranti oggi».
Leone XIV non ha cancellato le fratture della Francia, naturalmente. Ha fatto qualcosa di più realistico e forse più agostiniano: ha chiesto di non trasformarle in muri. Di «fare spazio». E proprio Place de la Concorde, almeno per un giorno, è tornata ad assomigliare al proprio nome.
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