Pamela Anderson sulla diagnosi di epatite: «A quel tempo era una condanna a morte. Mi ha sconvolto la vita»
Una diagnosi arrivata poco oltre i trent'anni, in un'epoca in cui quella malattia non lasciava scampo: Pamela Anderson ha ripercorso, accettando l'Award of Courage all'amfAR Gala Venezia nel settembre 2026, gli anni segnati dall'epatite C. «Alla fine degli anni '90, quando mi fu diagnosticata l'epatite C, non c'era cura», ha detto l'attrice, secondo quanto riportato da People. «Era una condanna a morte».
Anderson aveva scoperto di essere malata già negli anni '90, ma decise di renderlo pubblico solo nel marzo 2002. All'epoca raccontò di aver contratto il virus condividendo un ago per tatuaggi con l'allora marito Tommy Lee, che ne era portatore e non gliel'aveva mai rivelato durante il matrimonio.
I medici, ha ricordato in seguito, le avevano dato una decina d'anni di vita: un orizzonte che si è poi rivelato meno cupo: al raggiungimento di quel traguardo, le prospettive cliniche cambiarono. «Mi dissero che avrei potuto convivere con la malattia per tutta la vita, senza morirne», ha raccontato l'attrice a Entertainment Tonight nel 2015. «Semmai sarei potuta morire per altro, ma restava il rischio di un tumore al fegato».
L'ombra sui figli
Per l'ex protagonista di Baywatch, quell'incertezza ha condizionato quasi ogni scelta fatta nella crescita dei figli Brandon Thomas e Dylan Jagger. «Ha influenzato molte delle mie decisioni», ha ammesso, parlando di un periodo in cui cercava di dare loro stabilità in mezzo all'incertezza. Un pensiero ribadito anche nel discorso di Venezia del 2026: «Non era la paura di morire, ma la paura di ciò che sarebbe potuto succedere ai miei figli piccoli. Mi ha sconvolto la vita».
La cura, dieci anni dopo
Una terapia efficace contro l'epatite C arrivò solo nel 2011.
Anderson iniziò un trattamento approvato dalla FDA nell'agosto 2015: «Non ho danni al fegato né effetti collaterali», disse allora a People. «Sto vivendo la vita come voglio, ma la malattia avrebbe potuto crearmi problemi, quindi è stata una vera fortuna poter avere accesso a quella medicina». Pochi mesi dopo, nel novembre 2015, arrivò l'annuncio della guarigione, affidato a un post su Instagram poi cancellato: «Sono guarita, l'ho appena scoperto», scrisse, invitando chi convive con l'epatite C a non perdere la speranza e sollecitando un accesso più equo alle cure.Dieci anni dopo quella guarigione, Anderson è tornata sulla sua storia ricevendo il riconoscimento di amfAR a Venezia, rivendicando la distanza percorsa: «Non sono una vittima, sono una vincitrice. Sono forte e capace, più di quanto avrei mai potuto immaginare. Non sono la damigella in pericolo, per quanto sia un ruolo facile da interpretare».
Ultimo aggiornamento: mercoledì 9 settembre 2026, 12:57
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