Palazzo Fienga, Crosetto: «L’Esercito riporta legalità nei fortini della camorra»
«L’esercito abbatte il fortino della camorra. Anche queste sono spese per la difesa». È la frase del ministro della Difesa Guido Crosetto scritta in sovrimpressione su un video pubblicato sul sito del ministero della Difesa. In poco più di trenta secondi scorrono le immagini delle ruspe del 21esimo Reggimento Genio Guastatori della brigata Garibaldi dell’Esercito Italiano che il 5 maggio scorso sono entrate a Palazzo Fienga, l’ex roccaforte del clan Gionta sgomberato il 15 gennaio 2015, ed hanno iniziato le operazioni di demolizione dell’imponente fabbricato di 12mila metri quadrati. Immagini che ritraggono i mezzi dell’esercito smantellare poco a poco quello che i magistrati hanno definito la «fabbrica della morte», il luogo dove il violento e sanguinario clan oplontino dei Valentini ha emesso, e alcune volte ha eseguito, condanne a morte, ha organizzato traffici di droga ed estorsioni, racket e minacce agli imprenditori. «Anche questo - commenta il ministro - significa difendere l’Italia: proteggere le comunità, rafforzare la legalità, costruire futuro. Anche queste sono spese per la Difesa. Quelle che qualcuno chiama “spese per armi»”.
L’edificio
L’ex mulino costruito a fine 800 dall’imprenditore napoletano Annibale Fienga e dalla fine degli anni ‘70 del secolo scorso trasformato dalla cosca torrese nella roccaforte del clan sta scomparendo un pezzo alla volta sotto i colpi impietosi degli uomini in mimetica che stanno lavorando incessantemente da maggio scorso. La fine delle operazioni potrebbe essere entro quest’anno o le prime settimane del 2027: l’ultimo nodo resta il contiguo Palazzo dei Contrabbandieri, un rudere interamente puntellato da impalcature.
Nelle settimane scorse il commissario di governo per Palazzo Fienga, il prefetto Giuseppe Priolo, ha anticipato in un’intervista al Mattino l’auspicio di «demolirlo, includendo l’abbattimento nel progetto esecutivo (per la realizzazione della piazza della legalità, ndr)». La prossima settimana alla conferenza dei servizi convocata dal Comune di Torre Annunziata gli enti convocati dovranno decidere se togliere o meno il vincolo sul palazzo dei Contrabbandieri che, in termini di tempo, significa anticipare la fine dei lavori di demolizione sull’intera area di diversi mesi. In termini economici, invece, un risparmio stimato in un milione e duecentomila euro. Il mancato abbattimento, infatti, richiederebbe una demolizione più controllata e lenta dell’ultimo pezzo di Palazzo Fienga e un puntellamento più puntuale dell’immobile contiguo che, altrimenti, potrebbe crollare per le sole vibrazioni.
Il progetto
All’opposto, invece, oltre al risparmio economico e di tempo, si costruirebbe una futura piazza che da via Bertone raggiungerebbe l’ingresso della Basilica della Madonna della Neve. Al posto del mulino di Fienga, un sito produttivo che ha segnato un’epoca ben precisa della città quando era nota non solo nei confini nazionali per l’eccelsa produzione di pasta, nascerà un’area aperta che anche in quel quartiere densamente costruito da palazzi e case, molti diroccati o che necessitano di importanti riqualificazioni, manca. Una piazza intesa come spazio di socializzazione che si contrappone anche idealmente ai tanti spazi chiusi dalle guerre di camorra e di illegalità a cui sono stati ridotti, dai diversi clan torresi, non solo il quartiere dell’Annunziata (dove si trova Palazzo Fienga, ndr.) ma l’intera zona sud della città. Sarà la «Piazza della Legalità», attraverso la quale si spera di poter definitivamente cancellare il simbolo del potere dei Gionta. Ci sarà anche un’area verde e attrezzata ricavata nello spazio tra via Bertone, via Castello e via D’Alagno. I lavori di abbattimento, ricordiamo, sono stati avviati nella primavera del 2026 (bonifica, sottoservizi). A settembre 2026, il passo decisivo: lo scalone centrale è caduto giù. Per sempre.