Paga con il Pos e si allontana ma per concludere la transazione serve il pin: gelataio ingannato dal 'bip' rincorre il cliente
PORDENONE - Il primo bip del Pos e il cliente che si allontana convinto di aver pagato, ma invece per concludere la transazione serve ancora il codice Pin. Una situazione che, per evitare il mancato incasso, ha costretto il Dersut Caffè ad esporre un cartello di avviso, ma che durante l’estate ha costretto pure il gelataio a una rincorsa dei clienti tra la gente.
Alla Gelateria Cavour, quindi, sono corsi ai ripari e ad ogni operazione digitale, i ragazzi invitano i clienti ad aspettare qualche istante in più, fino alla conferma del pagamento. «Capita soprattutto d’estate, quando c’è tanta gente e molti, per praticità, pagano con il Pos. Sentono il primo segnale acustico e, per lasciare spazio e permetterci di lavorare, si allontanano. A volte, però, il sistema chiede il codice Pin, e così siamo stati costretti spesso a richiamare le persone, persino a correre loro dietro, perché nel frattempo erano già dall’altra parte della piazza». Così, per evitare disguidi e anche di correre il rischio di creare situazioni spiacevoli, i ragazzi hanno adottato l’accortezza di chiedere di attendere qualche secondo, il tempo necessario per verificare che la procedura di pagamento sia andata a buon fine. Chi si allontana prima della conferma, del resto, non lo fa certamente per evitare di pagare il gelato, ma spesso soltanto per lasciare spazio a chi è in attesa in coda del proprio cono.
L’ATTENZIONE
Un’attenzione condivisa anche al bar Posta, dove il personale tiene d’occhio il terminale per verificare che la transazione sia completata. «Oggi possiamo dire che forse più del 50 per cento dei clienti paga con il bancomat o con la carta di credito, anche importi molto piccoli come un caffè. A utilizzare maggiormente i pagamenti elettronici sono sicuramente i giovani, ma ultimamente il divario si sta assottigliando. È capitato che qualcuno uscisse subito dopo il primo segnale acustico del Pos, senza attendere la conferma definitiva. Siamo riusciti a richiamarlo, ma per evitare queste situazioni chiediamo un attimo di pazienza, affinché la procedura venga completata», spiega Asia.
IL SISTEMA
Non è infatti detto che, anche per cifre molto basse, un pagamento contactless vada a buon fine senza ulteriori passaggi. In alcuni casi il sistema può richiedere l’inserimento del Pin per ragioni di sicurezza. Per i pagamenti contactless, le regole europee prevedono la possibilità di non richiedere l’autenticazione per importi fino a 50 euro, entro determinate soglie cumulative. Può essere necessario, però, autenticarsi nuovamente dopo cinque operazioni consecutive oppure al raggiungimento di 150 euro complessivi dall’ultima autenticazione.
«Capita anche da noi – racconta Rita del Caffè Garibaldi 22 – che il cliente pensi di aver pagato, mentre la procedura non è ancora terminata. Per fortuna, le volte in cui è successo siamo riusciti a fermare la persona sulla porta e a risolvere tutto in un momento. Certo, negli ultimi anni è aumentato il numero di persone, soprattutto giovani, che paga con la carta anche soltanto un caffè. Possiamo dire che siamo attorno al 50 per cento». A Michele della gelateria Aquolina, invece, non è mai capitato di accorgersi che un cliente se ne fosse andato senza aver completato il pagamento, nonostante l’incidenza delle transazioni elettroniche sia particolarmente alta. «Arriviamo anche al 60 per cento. Sono soprattutto i giovani sotto i 30 anni a scegliere questa modalità. Non mi è mai successo di accorgermi che la procedura fosse saltata per la mancata digitazione del Pin, ma ora che so che è capitato ai miei colleghi starò più attento».
«Mi è successo soltanto due volte – spiega Alberto, de Il mio Gelato di piazza XX Settembre – quindi possiamo considerarlo un episodio marginale. A pagare con le carte, anche per le cifre più basse, sono soprattutto i giovani, ma nell’ultimo anno l’utilizzo è aumentato in generale. Diciamo che siamo attorno al 50 per cento».