La rivoluzione della Fiorentina: una curiosità che quasi stordisce

Nove giocatori nuovi e tutti da considerare titolari. Non stasera, all’Olimpico, ma quando finirà il rodaggio al Parco Viola sarà una possibilità concreta. Della Fiorentina della stagione scorsa resta poco per ora e resterà ancora meno alla fine del mercato. Ai nove acquisti già in organico se ne possono aggiungere uno, due o perfino tre, un’ala, un centrocampista ed eventualmente un centravanti. Mai vista una rivoluzione del genere a Firenze. Che sia un bene o un male lo stabilirà il campo, se dall’epurazione si salvano giocatori come Fagioli, Ndour, Mandragora e Kean può essere un vantaggio per la Fiorentina, ma anche in questo caso tutto dipende dagli eventuali sostituti. In realtà sono nove più uno e quell’uno pesa tanto trattandosi dell’allenatore, il quarto negli ultimi dodici mesi sulla panchina viola, da Pioli a Galloppa (una partita) a Vanoli (il protagonista della salvezza) a Grosso.

Volendo possiamo allargare i confini di questa rivoluzione anche alla società. All’inizio della scorsa stagione il direttore sportivo era Pradè, da gennaio è Paratici; il presidente era Rocco Commisso, scomparso lo scorso gennaio, adesso è suo figlio Giuseppe. Non può essere solo un tocco di vernice, è qualcosa di più profondo, sono state rifatte le pareti della casa viola, anzi, le fondamenta. Si ricomincia da capo con una curiosità che quasi stordisce i fiorentini. Ogni anno c’erano due o tre giocatori nuovi da seguire con più attenzione di altri già conosciuti, ma ora per i tifosi come è possibile tenerne sott’occhio nove più l’allenatore? Che poi, come tutti sanno, aumenteranno negli ultimi giorni di mercato. Qualcosa si è visto in Coppa Italia ma, con tutto il rispetto per il Benevento e i suoi tifosi, il primo test ufficiale non è stato e non poteva essere troppo attendibile.

Stasera sì, stasera la Roma (rinforzata, non rivoluzionata) farà il primo esame al ribaltone della Fiorentina. Cominceremo a capire se messi uno accanto all’altro i nuovi viola diventeranno subito squadra. Sarebbe un mezzo miracolo, per una trasformazione così profonda occorre più tempo. L’allenatore nuovo ha conosciuto solo in queste settimane anche i vecchi (i reduci...), ci sono ragioni evidenti per cui la partenza può essere più lenta di quanto i tifosi sperano. Grosso deve associare le qualità di ciascuno, deve mettere insieme Atta e Gudmundsson, oppure Mastantuono e l’islandese, in questo caso alle spalle del trio d’attacco deve creare un blocco di centrocampo scegliendo fra Atta, Oulai, Fagioli, Ndour, Brescianini, Fabbian e Mandragora.

Deve adattare l’uno all’altro lasciando inalterato il livello tecnico se non migliorandolo. Serve l’insieme e quando ne hai nove che arrivano da altre parti e da altri campionati e li devi legare a chi c’era già e hai conosciuto solo da poco, mica è un’operazione semplice e di sicuro non è istantanea. Gasperini comincerà la partita con un solo nuovo acquisto, Molina, più Mora, Castro e Koulierakis in panchina. Grosso ne metterà almeno cinque in formazione (Joao Mario, Dragusin, Valdepeñas, Mastantuono e Atta), più altri cinque fra le riserve (Jimenez, Viery, Oulai e Pellegrino). C’è una bella differenza. Ma la Roma l’anno scorso è arrivata terza, la Fiorentina invece ha rischiato di retrocedere.