Italia, che crollo: il dato che racconta come la fiducia sui calciatori italiani sia al minimo storico

«Continuiamo così, facciamoci del male». Le certezze di una Sacher Torte le lasciamo agli altri, meglio vivacchiare di scorciatoie, di tunnel da scavare col dito, non curanti del fatto che prima o poi il sistema imploderà come la panna montata del Montblanc.

Un anno fa, al termine della sessione estiva di mercato, avevamo fotografato il comportamento di consumo della Serie A. I nostri club, che allora avevano investito complessivamente 1,179 miliardi, avevano destinato solo il 17,9% del budget all’acquisto di calciatori italiani, preferendo spendere il 61,8% delle risorse all'estero. Era, quella del 2025, un'estate fatta ancora di speranze e illusioni: con Gattuso approdato sulla panchina azzurra al posto di Spalletti, colpevole di aver perso lo scontro diretto in Norvegia, cullavamo ancora il sogno di andare al Mondiale in qualche modo, almeno attraverso i playoff.  
Un anno dopo, con il Mondiale guardato dal divano, l'ennesima crisi politica in via Allegri risolta con un nuovo presidente e un nuovo ct, il trend si è tutt'altro che invertito. Era difficile fare peggio ma, a tre settimane dallo stop delle trattative, i numeri dicono che i nostri club ci sono riusciti benissimo. Gli investimenti su calciatori italiani sono scesi al 13% del budget, le spese all'estero sono salite al 67,9%. Per ora, appunto. Già: se dovessero andare in porto alcune delle principali trattative già imbastite (e tirate per le lunghe), queste stime andranno ritoccate. Spenderemo sempre più per gli stranieri, compreremo sempre più dal resto mondo. Morale: non solo non si valorizzano i giovani italiani ma non si riesce a fare neanche sistema, con le big che comprano dalle medio-piccole alimentando un meccanismo virtuoso che, a cascata, potrebbe generare benefici economici anche per gli altri strati della piramide, a partire dalla Serie B. 

Inter, tutti i soldi investiti sugli stranieri

Le buone intenzioni non sono mancate, questo va detto. Ma da sole non bastano. Può - avrebbe potuto - una sola operazione cambiare il senso di un intero mercato? Non per l’intera Serie A, evidentemente, ma per l’Inter senza dubbio. Palestra alla corte di Chivu avrebbe significato tanto anche sul piano simbolico. In ordine sparso: una big che torna a spendere sopra i 50 milioni; che lo fa per acquistare un giocatore italiano, destinato a diventare il titolare in quel ruolo per i prossimi dieci anni o più; che lo fa comprando da un’altra squadra italiana, dunque facendo sistema. Tutto molto virtuoso, poi è arrivato il Chelsea che ha reso tutti più ricchi, il giocatore e l’Atalanta. Le ricadute in ottica Nazionale sono tutte da valutare: certo, il rischio che alla corte di Xabi Alonso il laterale destro giochi molto, molto meno rispetto allo spazio che avrebbe avuto all’Inter, è tutt’altro che trascurabile. In ogni caso, quell’affare sfumato avrebbe dato un altro senso ai conti nerazzurri. Oggi l’Inter ha investito tutti i soldi su giocatori stranieri (un solo italiano, Provedel) e ha speso tutto all’estero, tra il riscatto di Akanji e il riacquisto di Stankovic. E se dovesse spendere 40 milioni per Romero… 

Giocatori italiani, le eccezioni di Cagliari e Udinese

L’operazione più costosa dell’estate è il riacquisto di Nico Paz da parte del Como: valore nominale 60 milioni di euro, anche se il Real dovrà scontare a Fabregas una percentuale legata ai precedenti accordi di rivendita. Il trasferimento interno più importante tra club italiani è invece il passaggio di Santiago Castro dal Bologna alla Roma per 35 milioni di euro, più bonus e percentuale sulla futura rivendita. Un affare che per il momento rende i giallorossi i più equilibrati rispetto allo shopping all’estero, 57,6%. Per tutte le altre della zona Europa - con l’eccezione dell’Atalanta, ancora ferma sul fronte investimenti - si passa dal 71,7% del Milan al 92,7% dell’Inter. Il Como - contando anche Chalobah e il prestito di Couto - conferma le strategie degli ultimi anni perché Fabregas non trova talenti italiani in giro. Le spese del Napoli per ora sono fondamentalmente legate ai riscatti, il più oneroso quello di Hojlund. 

Un po’ di eccezioni: il Cagliari ha speso pochissimo ma ha messo tutto su giocatori italiani; il Lecce pochissimo ma tutto all’estero e in stranieri; l’Udinese sempre così internazionale per ora ha quasi metà budget sugli italiani, ma si tratta essenzialmente del riscatto di Zaniolo

Premier League, già due miliardi di euro di acquisti

La Premier League ha già sfondato il muro dei due miliardi di euro in acquisti: i calciatori inglesi valgono il 19% della spesa, mentre all’estero è andato il 51,2% del budget. Vuol dire che circa un miliardo di euro è rimasto all’interno del mercato inglese, tra Premier e Championship, confermando la tradizionale capacità di fare sistema. L’acquisto più costoso dell’estate inglese è stato Morgan Rogers al Chelsea dall’Aston Villa per 137,3 milioni di euro, cifra assolutamente fuori scala. Al secondo posto Elliott Anderson al City dal Nottingham Forest per 135 milioni di euro. Al terzo posto Sandro Tonali al Tottenham dal Newcastle per 108 milioni di euro: il calciatore azzurro più pagato di sempre. 
Le cifre raccontano anche altro: sono soprattutto le big a comprare inglese e a spendere nel mercato domestico. Mettendo insieme gli affari di Arsenal, Aston Villa, Chelsea, City e United, Newcastle e Tottenham, che da sole valgono 1,37 miliardi sui 2,053 complessivi della Premier League, la quota destinata a calciatori inglesi sale al 21,3% e quella della spesa all’estero scende al 44,9%. Avranno pure strapagato i nuovi rinforzi ma hanno fatto sorridere il resto della compagnia.