Osimo, vittime di estorsione dopo un prestito: due fratelli litigano per il risarcimento

OSIMO Per anni hanno combattuto dalla stessa parte: prima contro l’uomo che li aveva sottoposti a minacce ed estorsione dopo un prestito, poi per ottenere gli indennizzi destinati alle vittime del racket. Tre fratelli, imprenditori edili di Osimo. Una villa da 470mila euro intestata all’estortore, cambiali per altri 200mila, immobili finiti sotto pignoramento e una vicenda arrivata due volte in Parlamento. Poi, quando una parte dei risarcimenti dello Stato è finalmente arrivata, la storia ha preso una piega inattesa: due di quei fratelli sono finiti uno contro l’altro in Tribunale.

Ora uno dovrà versare all’altro 90mila euro. La storia comincia quando l’impresa di famiglia attraversa una crisi di liquidità. Per acquistare un’area edificabile ad Ancona i tre fratelli ottengono 150mila euro da due presidenti di cooperative edilizie anconetane. Le cambiali, però, nel frattempo vengono messe all’incasso. Partono il decreto ingiuntivo, il precetto e infine il pignoramento degli immobili dei fratelli. Ed è qui che la storia assume contorni quasi paradossali: mentre sul fronte penale viene riconosciuta l’estorsione, sul fronte civile gli imprenditori rischiano di perdere i propri beni proprio per quelle cambiali che sostengono di avere firmato sotto minaccia.

La battaglia in Parlamento

Il caso arriva così in Parlamento nel 2010 e torna alla Camera sette anni dopo. Intanto i tre chiedono allo Stato di essere risarciti come vittime del racket. Nel 2010 presentano domanda al Fondo di solidarietà quantificando inizialmente i danni in 2,25 milioni di euro, poi saliti a oltre 3,5 milioni. Nel conto finiscono la villa, altre cinque abitazioni che sostengono di essere stati costretti a cedere a prezzi troppo bassi e due appalti perduti. Il commissario antiracket riconosce prima 280mila euro e poi altri 160mila ai due fratelli (il terzo assume una posizione separata).

Nel 2024 il Tribunale di Ancona aggiunge ulteriori 409mila euro, portando il totale a circa 849mila euro. La lite nasce però sui primi 280mila: due assegni Consap da 200mila e 80mila euro, intestati congiuntamente a due dei tre fratelli, finiscono nel 2016 sul conto di uno solo. All’altro vengono versati soltanto 50mila euro, nel giugno 2022.

La lite

Il fratello rimasto senza la propria quota decide così di rivolgersi al Tribunale. Prima della causa aveva già ottenuto un sequestro conservativo fino alla stessa cifra. Il fratello che aveva incassato gli assegni aveva sostenuto di aver trattenuto parte delle somme perché si era occupato personalmente dell’iter per ottenere l’indennizzo. Una giustificazione che, però, secondo il Tribunale non è stata provata. La sentenza lo condanna quindi a versare al fratello 90mila euro, oltre rivalutazione e interessi dal 2016. Il sequestro conservativo resta confermato.