Operaio ha paura di volare e viene licenziato ma vince in appello - Notizie - Ansa.it
Ha paura di volare, non si
attiva per ottenere il passaporto richiesto dall'azienda in
vista di possibili trasferte all'estero e viene licenziato. Dopo
aver perso in primo grado, vince in appello: il licenziamento è
sproporzionato e il datore di lavoro dovrà versargli
un'indennità di 20 mensilità, pari a 52.349 euro, oltre al
preavviso, agli interessi e alla rivalutazione. La vicenda,
anticipata dall'edizione bolognese online di 'Repubblica', vede
protagonista Giuseppe Capoluongo, operaio cablatore alla
Bergami Packaging Solutions di Altedo di Malalbergo, nel
Bolognese, dal 2002. L'azienda lo aveva licenziato il 27 marzo
2024. La Corte d'Appello di Bologna, sezione Lavoro, ha
parzialmente riformato la sentenza del Tribunale.
Per i giudici la richiesta di ottenere il passaporto era
legittima e il lavoratore, rimasto inerte per settimane
nonostante i solleciti, aveva tenuto una condotta
disciplinarmente rilevante. A escludere la proporzionalità del
licenziamento è però la storia precedente. Nel 2011 Capoluongo
aveva segnalato la propria aerofobia, presentando un certificato
medico quando gli era stata prospettata una trasferta negli
Stati Uniti. Dopo un incontro con un funzionario della Fiom,
l'azienda aveva accettato di non inviarlo in quella missione.
Nei successivi dodici anni e mezzo non gli erano state
richieste trasferte che comportassero l'uso dell'aereo. Secondo
la Corte, il lavoratore poteva quindi ragionevolmente confidare
che l'intesa fosse ancora valida. I giudici hanno anche
ritenuto provata la sua aerofobia. La mancata attivazione per
il passaporto poteva dunque essere sanzionata, ma non aveva una
gravità tale da giustificare l'espulsione. La Corte ha
dichiarato risolto il rapporto di lavoro e disposto la tutela
economica, senza reintegro.
"Non mi era andata giù come era finita in primo grado, perché
l'avevo considerata una grande ingiustizia", commenta
l'avvocato Alberto Piccinini, che ha assistito Capoluongo
insieme alla collega Eugenia Tarini. "Il punto decisivo è la
proporzionalità", osserva il legale. Piccinini ricorda inoltre
che, durante il confronto finale con l'azienda, il lavoratore
aveva manifestato la disponibilità ad avviare la pratica per il
passaporto: "Disse: 'Se lo devo fare, ve lo do questo
passaporto'. E il giorno dopo venne licenziato".
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