Omicidio di Yara Gambirasio, accertamenti su reperti e campioni biologici: il caso si riapre?

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I difensori di Bossetti chiedono l’autorizzazione ad analizzare gli slip con la traccia genetica corrispondente all’assassino

Yara Gambirasio aveva tredici anni: fu ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo incolto di Chignolo d’Isola

Yara Gambirasio aveva tredici anni: fu ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo incolto di Chignolo d’Isola

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Bergamo, 30 luglio 2026 – Un anno di osservazione di campioni e reperti che ha impegnato i difensori di Massimo Bossetti, definitivo all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, e con loro il consulente, il genetista forense Marzio Capra. Il 5 ottobre il Tribunale di Bergamo (presidente Patrizia Ingrascì) discuterà nelle forme dell’incidente di esecuzione, in camera di consiglio, l’istanza con cui gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini chiedono “autorizzazione allo svolgimento di accertamenti tecnico-scientifici su reperti e campioni biologici tuttora esistenti”.

Cosa esaminare

In altre parole un esame di reperti e campioni legati alla tragedia e direttamente alla tredicenne di Brembate di Sopra, scomparsa la sera del 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011, in un campo incolto di Chignolo d’Isola, a una decina di chilometri da Brembate.

Nello specifico la richiesta della difesa di Bossetti poggerebbe soprattutto sugli indumenti della vittima, in particolare l’area degli slip dove fu rintracciata la traccia genetica 31G20, il Dna della piccola vittima e quello dell’assassino, pietra miliare dell’accusa e poi della condanna del muratore di Mapello.

La difesa

Salvagni lancia nello stagno un autentico macigno: “Questo incidente di esecuzione è il risultato dell’osservazione della documentazione fotografica ad alta risoluzione e dei reperti che abbiamo potuto vedere ma non esaminare. Come difensori nutriamo un certo imbarazzo se pensiamo a quello che abbiamo trovato. Fatichiamo a credere a quello che abbiamo visto. La nostra speranza è che qualcuno dia le opportune spiegazioni, perché altrimenti sarebbe davvero grave”.

Il dispositivo del Tribunale di Bergamo porta la data del 17 giugno 2025. Quasi sei anni dopo la richiesta iniziale, la difesa di Bossetti aveva avuto a disposizione, per la prima volta, il profilo genetico di Yara Gambirasio e tutti quelli (quasi 25mila) raccolti nella caccia all’assassino che portò a Ignoto 1, a cui la genetica diede il nome e il volto di Massimo Bossetti. Oltre a questo immenso patrimonio, aveva potuto acquisire le foto ad alta risoluzione degli indumenti (slip, biancheria, leggings, felpa, giubbotto, calze, scarpe) che Yara indossava.

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