Ok alla produzione di Patriot ucraina. La Polonia: ospitiamo noi la fabbrica
Varsavia disponibile a realizzare i missili intercettori. Ma lo sforzo bellico di Kiev è già ramificato in Europa. Altra notte di bombe nel Paese invaso. Colpite la capitale, Odessa e altre città: almeno 14 le vittime

Vigili del fuoco in un condominio colpito dai droni russi a Kiev la scorsa notte

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Roma, 27 settembre 2026 – Varsavia chiama Kiev. La Polonia è pronta a ospitare una fabbrica di missili Patriot per l’Ucraina qualora quest’ultima riuscisse davvero a ottenere la licenza dagli Stati Uniti. Lo ha detto la viceministra della Difesa polacca Magdalena Sobkowiak-Carnecka parlando all’emittente “Rmf24”. Venerdì scorso, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che l’omologo statunitense, Donald Trump, ha preso la decisione definitiva di concedere all’Ucraina le licenze per la produzione dei missili intercettori Patriot per la difesa aera. “Vedremo se ciò accadrà. Abbiamo proposto che, qualora fosse prevista una simile fabbrica per l’Ucraina, essa venga costruita in Polonia, in modo da situarla in un territorio sicuro”, ha dichiarato la viceministra. Si tratterebbe, se non di una svolta, di certo di un aiuto prezioso, che ricalca in qualche modo quello che sta succedendo nel settore droni. Dove però, in questo caso, il know how ucraino è fondamentale.
Aziende ucraine stanno trasferendo parte della produzione nei Paesi alleati, con progetti in Regno Unito, Germania, Danimarca e Finlandia. A Mildenhall, nel Suffolk, Ukrspecsystems ha avviato un impianto nell’ambito di un investimento da 200 milioni di sterline, con l’obiettivo di arrivare a produrre mille droni da ricognizione al mese. Per Kiev spostare parte della produzione all’estero significa innanzitutto aumentare la capacità industriale e mettere al riparo almeno una parte della filiera dagli attacchi russi, oltre a garantirsi un accesso più stabile a componenti e capitali occidentali. Per gli europei, però, l’interesse è altrettanto evidente: acquisire direttamente il know-how sviluppato dagli ucraini in anni di guerra, in un settore nel quale il ciclo dell’innovazione è rapidissimo.
La guerra sul campo intanto continua. Ancora ieri almeno 14 persone sono morte durante attacchi che ci sono concentrati soprattutto sulla città di Odessa e sulla capitale Kiev. Nella notte la Russia ha lanciato complessivamente 170 droni d’attacco del tipo Shahed: 147 sono stati abbattuti o neutralizzati dalle difese ucraine. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, gli attacchi hanno colpito edifici residenziali, infrastrutture energetiche e altre strutture civili nelle regioni di Odessa, Kharkiv, Sumy, Mykolaiv, Kherson, Poltava, Zhytomyr e Kiev.
Il capo di gabinetto di Zelensky, Kyrylo Budanov, ha annunciato che le forze armate ucraine potrebbero iniziare a usare entro pochi mesi nuovi droni intercettori. Ed è possibile che una parte verrà realizzata proprio sul territorio europeo.
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