Maradona Jr: "Messi il primo degli umani, mio padre un alieno. Chi li paragona è uno stupido"

Maradona Jr: "Messi il primo degli umani, mio padre un alieno. Chi li paragona è uno stupido"© ANSA

Il figlio di Diego dalla finale del Mondiale alle polemiche sull'Argentina favorita, fino allo striscione sulle Malvinas e l'eredità di Yamal. E poi il processo in Sudamerica per la morte del Pibe: "La prima sentenza tra fine settembre e ottobre"

Pubblicato il 19 luglio 2026, 00:19 (Aggiornato il 19 luglio 2026, 02:28)

Sul pianeta calcio abitano gli esseri umani, e poi ogni tanto vengono in visita gli alieni. «Come si fa a paragonarli?», si chiede Diego Armando Maradona Junior, figlio dell’eterno Diego, prima di prendere l’aereo che - a volte il destino - lo sta per portare in Spagna, dove assisterà alla finale del Mondiale di stasera tra la Roja e la sua Argentina. Quella che potrebbe consegnare la terza stella nelle mani di Messi e soci dopo il trionfo di quattro anni fa in Qatar.

Una bella coincidenza.

«Eh, non lo so: dipende dal risultato. Io sono molto scaramantico, non l’avevo proprio programmata».

Dove seguirà la partita?

«Spero di riuscire a vederla insieme ad altri tifosi argentini. E poi, se ci sarà da festeggiare, scenderemo a farlo ma con grande rispetto per gli avversari».

Come vede questa sfida tra campioni d’Europa e del Mondo in carica?

«Sicuramente è una partita complicata, equilibrata. L’Argentina è una squadra che non muore mai, l’abbiamo visto contro l’Egitto. Per chi non è coinvolto emotivamente sarà una bella partita ma per me sarà una sofferenza…».

C’è chi l’ha soprannominata “Vargentina” a causa dei presunti favoritismi da parte della Fifa.

«Non sono d'accordo con queste polemiche stupide. Si affrontano forse non le due nazionali più forti ma quelle che l’hanno meritato di più per come sono andate le semifinali».

Qual è il segreto di questo gruppo?

«Sicuramente è una grande squadra, poi il fuoriclasse quando si accende fa la differenza. Questa finale è stata conquistata con il carattere, con le palle, con abnegazione e voglia di vincere. A prescindere da quello che ha dato Messi, che è stato fondamentale».

Vede delle similitudini tra questa squadra e quella del 1986 con cui suo padre vinse il Mondiale?

«No, perché questa costruita intorno a Messi è una squadra molto più forte di quella che aveva papà. Con questo non intendo dire che la squadra di papà non fosse forte ma questa Argentina lo è di più. Trovo similitudini nel carattere, nella voglia di rappresentare la nazione e la maglia a tutti i costi ma credo che siano due squadre molto diverse».

Entrambe hanno due fuoriclasse.

«Sì ma nell’86 si appoggiavano a un marziano, oggi al primo degli umani. Comunque sì, sono due giocatori che fanno la differenza».


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Il paragone tra Maradona e Messi è stato l’argomento più dibattuto dell’estate.

«Chi fa questo paragone è molto stupido, e lo dico con grande rispetto. Primo: anche Messi, che è il diretto interessato, ha detto che è un paragone che non si può fare perché Diego è il numero uno. Secondo: il calcio è cambiato. Come si fa a paragonare un giocatore che ha giocato in un’epoca in cui valeva tutto - calci, pugni, botte in campo - con uno che gioca in un’epoca in cui al primo pestone si fischia un rigore? E terzo: non si possono paragonare gli extraterrestri con gli umani».

Stasera Messi si gioca il secondo Mondiale di fila: se facesse questa doppietta, impresa non riuscita nemmeno a suo padre, cosa diventerebbe per l'Argentina?

«Diventerebbe ancora più importante ma nel paragone non cambia nulla, ne potrebbe vincere anche dieci di Mondiali...».

Gli argentini hanno la fortuna di esserseli goduti entrambi.

«Sì, anche se io mi sono goduto più Messi. Di papà ricordo la fine della carriera, quando ormai aveva quasi smesso. Ma alla fine c’è solo da applaudire questi due fenomeni e quello che hanno fatto».

Forse è l’abitudine ad avere un idolo che lo fa ricercare continuamente, perché manca.

«Ma è un errore. Quando Messi smetterà, speriamo tra almeno dieci anni, ci sarà un vuoto in nazionale. Parliamo di giocatori che rinascono difficilmente, di uno che a trentanove anni ancora riesce a fare come la differenza con una qualità immane. Penso al cross per Lautaro contro l'Inghilterra: al 93’ con il piede meno forte. Lì ti fa capire che mostro è».

Senza dimenticare che ha 39 anni e arriva da tre stagioni di Mls.

«Penso che sia stata una scelta che gli ha fatto rinunciare a qualcosa dal punto di vista tecnico ma che l’ha aiutato fisicamente a mantenere un livello altissimo. Negli Stati Uniti il campionato è molto fisico, anche se meno competitivo: è stato lungimirante».

E stasera se la vedrà con uno a cui vent’anni faceva il bagnetto.

«Speriamo che trascorrano ancora molti anni prima che Messi passi lo scettro. Yamal è giovane, c’è ancora tempo».

È lui il suo erede?

«Credo di sì. Parliamo di un fuoriclasse, un predestinato. Un anno e mezzo fa, quando allenavo a Tenerife, lo guardavo giocare quasi tutte le domeniche. Spaziale: a diciannove anni sembra che giochi a livello professionistico da almeno dieci».

Può fare anche meglio di Messi?

«Non credo proprio».


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Maradona era una figura anche molto politica, cosa avrebbe pensato dello striscione sulle Malvinas esposto dopo la vittoria contro l’Inghilterra da Lo Celso e altri giocatori dell’Argentina?

«Gli sarebbe piaciuto sicuramente. È stato un gesto meraviglioso, io mi sono commosso. È una parte difficile e triste della nostra storia ma un gesto così dovrebbe essere la normalità: le Malvinas saranno sempre argentine».

Il presidente Milei ha detto: "Le isole si riconquistano con la diplomazia, non con questi gesti a buon mercato".

«Milei non è il mio presidente, non mi interessa cosa dice».

In Argentina continua il processo per la morte di suo padre, come sta andando?

«Bene, è un processo lento perché ci sono moltissimi testimoni e a volte servono più giornate soltanto per sentirne uno. Ma sta andando bene: stiamo parlando di una cosa talmente solare che non avevo dubbi. Mio padre è stato palesemente ammazzato».

A che punto è il dibattimento?

«Aspettiamo la prima sentenza tra fine settembre e ottobre. Vorrei essere presente, spero di riuscire a esserci».


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Sul pianeta calcio abitano gli esseri umani, e poi ogni tanto vengono in visita gli alieni. «Come si fa a paragonarli?», si chiede Diego Armando Maradona Junior, figlio dell’eterno Diego, prima di prendere l’aereo che - a volte il destino - lo sta per portare in Spagna, dove assisterà alla finale del Mondiale di stasera tra la Roja e la sua Argentina. Quella che potrebbe consegnare la terza stella nelle mani di Messi e soci dopo il trionfo di quattro anni fa in Qatar.

Una bella coincidenza.

«Eh, non lo so: dipende dal risultato. Io sono molto scaramantico, non l’avevo proprio programmata».

Dove seguirà la partita?

«Spero di riuscire a vederla insieme ad altri tifosi argentini. E poi, se ci sarà da festeggiare, scenderemo a farlo ma con grande rispetto per gli avversari».

Come vede questa sfida tra campioni d’Europa e del Mondo in carica?

«Sicuramente è una partita complicata, equilibrata. L’Argentina è una squadra che non muore mai, l’abbiamo visto contro l’Egitto. Per chi non è coinvolto emotivamente sarà una bella partita ma per me sarà una sofferenza…».

C’è chi l’ha soprannominata “Vargentina” a causa dei presunti favoritismi da parte della Fifa.

«Non sono d'accordo con queste polemiche stupide. Si affrontano forse non le due nazionali più forti ma quelle che l’hanno meritato di più per come sono andate le semifinali».

Qual è il segreto di questo gruppo?

«Sicuramente è una grande squadra, poi il fuoriclasse quando si accende fa la differenza. Questa finale è stata conquistata con il carattere, con le palle, con abnegazione e voglia di vincere. A prescindere da quello che ha dato Messi, che è stato fondamentale».

Vede delle similitudini tra questa squadra e quella del 1986 con cui suo padre vinse il Mondiale?

«No, perché questa costruita intorno a Messi è una squadra molto più forte di quella che aveva papà. Con questo non intendo dire che la squadra di papà non fosse forte ma questa Argentina lo è di più. Trovo similitudini nel carattere, nella voglia di rappresentare la nazione e la maglia a tutti i costi ma credo che siano due squadre molto diverse».

Entrambe hanno due fuoriclasse.

«Sì ma nell’86 si appoggiavano a un marziano, oggi al primo degli umani. Comunque sì, sono due giocatori che fanno la differenza».


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