Oggetti inutili per guadagnare tempo irrinunciabile
Me le ha portate F. dagli Stati Uniti: Calm & Clarity dichiara la piccola scatoletta gialla che metto ai piedi del mio schermo. Un invito non troppo velato? Sono caramelle per rilassare il cervello quando galoppa troppo. Scadrebbero a ottobre 2027, le ho già finite. Due micro tupperware viola che contengono meno di un pugno di frutta secca. Stanno lì: anche loro accanto alle caramelle che calmano il galoppo. Li ricarico quando me lo ricordo, quindi per metà della settimana sono inutili per il loro scopo. Creo torrette di agende aperte e mai finite, per appunti che navigano nella borsa e che tanto rimangono in testa quindi perché impilo quaderni che non porto a termine? Poi c’è la combo: calcolatrice grande, tasti grigi e rosa, calcoli che perdono sempre i centesimi e, di fianco, un bell’astuccio di trattopen colorati con cui macchiarsi ancora le dita prima di stringere mani sempre perfette. Oggetti inutili sotto ai miei occhi: si depositano lì, con costanza e ritualità e per me diventano essenziali. Trovo conforto in loro, usandoli e posando lo sguardo su di loro. Ci vuole così poco per definire un proprio luogo un luogo?
Servono questi nord, sud, ovest, est per dire che qualcosa ci appartiene o ci protegge? Qualche settimana fa sono andata nel giardino della mia infanzia: ci sono cresciuta, biciclettando, cantando a squarciagola, giocando a cucinare con sassi e fichi colti dall’albero. Ora, come se fossi in Gulliver, quel giardino mi è sembrato così più piccolo e l’erba così più gialla rispetto a quando ci scorrazzavo possedendo quegli spazi. Non c’è più la mia bicicletta, né le finte padelle per cucinare finti pranzi per finti ospiti sul tavolo, vero, di pietra.
Da buon capricorno odio i cambiamenti, ogni piccolo oggetto o rituale mi permette di tirare dritto anche quando dentro sono andata in pezzi. Ogni tragitto da cambiare, deviare, ricalcolare non mi lascia indifferente. I piccoli oggetti inutili che costellano alcune parti della mia vita sono elementi molto solidi di benessere e quiete. Ci sono i bravissimi nel non legarsi alla materia, agli appigli del giorno, e poi ci sono io che faccio il cambio dell’armadio trovando ancora una scusa per tenere capi che non provo più da decenni. Staccarmi dagli oggetti e dal loro sistema solare è un appuntamento che rimanderò, ancora. Mi arrabbio molto, ultimamente, perché certi schemi non riesco più a chiamarli con il tono dell’abitudine, non accetto più le regole a cui mi sono abituata in tempi in cui non avevo voce in capitolo. Ma è rimasto quell’accordo, mica tanto segreto, per cui sull’abitudine scelta non posso tornare indietro.
Così quei piccoli oggetti inutili diventano il punto in cui posso sostare, creando luoghi finti dove il cambiamento non mi può toccare, dove posso oziare ancora un po’ in quel “mentre”. E, magari, lasciare che una caramella con un ottimo claim di marketing mi sollevi un po’ davanti alla scelta di domani. Mica sarà un peccato aspettare ancora un istante, e poi un altro, fino a terminare tutta la scatola di caramelle.
