Obiettivi di guerra che cambiano e timori per la leadership in casa
Tutto era iniziato con interventi americani di altissima precisione contro i siti nucleari iraniani. In quel momento l'obiettivo di Donald Trump era chiarissimo: distruggere o quanto meno danneggiare in modo gravissimo le capacità iraniane di arricchimento dell'uranio e possibilmente anche le scorte di uranio già arricchito. Tutto ciò tra l'altro raccoglieva un ampio consenso internazionale.
Poi le cose si sono complicate. Non si è mai capito sino in fondo quale fosse l'obiettivo del nuovo violentissimo attacco, americano ed israeliano, contro i centri militari e del potere iraniani e l'uccisione mirata di un certo numero di dirigenti politici, tra cui la Guida Suprema Alì Khamenei. Forse si voleva forzare un mutamento di regime, oppure si voleva cancellare la minaccia iraniana nei confronti di Israele? Di fatto questi obiettivi non sono stati raggiunti anche se certamente l'Iran ha subito durissimi colpi.
Nel frattempo Israele colpiva molto duramente i "proxy" di Teheran in Libano e a Gaza, la Siria si staccava dall'Iran e gli stessi Houthi dello Yemen subivano alcuni duri colpi. Il regime degli ayatollah era stato indebolito, ma non ferito a morte.
Dopo di che le cose si fanno sempre più confuse. Una guerra che era iniziata sul nucleare ora cambia volto e si concentra, a quanto pare, sulla libertà di navigazione. Il capo dei negoziatori iraniani, Mohammad Bagher Ghalibaf, afferma che il controllo dello stretto di Hormuz è essenziale per la sicurezza del paese. Affermazione quanto meno sorprendente visto che l'Iran è vissuto benissimo per secoli accettando che Hormuz fosse una libera via d'acqua internazionale. Anzi, la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, fa sapere dal suo nascondiglio segreto che l'Iran cercherà di chiudere altri stretti alla libera navigazione. È possibile che si riferisca all'imbocco del Mar Rosso sull'Oceano Indiano, ed in tal caso dovremmo supporre che Teheran sta da un lato cercando di rianimare gli Houthi e dall'altro di stringere più stretti contatti con i pirati somali del Puntland (che proprio in questo periodo avrebbero catturato un paio di petroliere).
Anche Trump adesso si concentra su Hormuz e sul suo blocco navale dell'Iran, apparentemente accettando questo mutamento di prospettive del conflitto. D'altro canto però l'Iran sta anche intensificando i suoi attacchi sul territorio dei paesi arabi da lui considerati ostili, cioè praticamente tutti o quasi, e questo potrebbe portare ad una nuova trasformazione di questa guerra già così mutevole.
Troppi cambiamenti non facilitano né i negoziati né la stessa conduzione delle operazioni militari. Se non si sa cosa si vuole è difficile ottenerlo. Viene il sospetto che questa strana mutevolezza, da una parte come dall'altra, abbia a che fare con la vera priorità dei dirigenti politici, in Iran come negli Usa. Essi sembrano soprattutto preoccupati di rinsaldare la loro leadership politica interna e per far questo si servono dell'avversario come un utile elemento di distrazione per creare una cortina fumogena che copra i loro enormi errori.
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