Oasis: Don’t Look Back in Anger è un vero viaggio nel tempo

Non guardare al passato con rabbia, non farlo soprattutto quando sai che avresti tutte le ragioni per farlo. Oasis: Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace sbarca a Venezia, lo fa con una forza prorompente, terrificante, pari solo a ciò che sono stati e sono ancora oggi loro due, Liam e Noel Gallagher, i fratelli- coltelli più leggendari della storia della musica. Era il 1994 quando da Manchester cominciò a prendere forma la brit-pop revolution, quando "Detinitely Maybe" li lanciò nel firmamento e poi vennero gli altri album, il successo planetario, la fama, i soldi e i problemi. Nel 2009 durante il tour francese Liam e Noel si prendono a cazzotti, per 15 anni non si parlano più. Eppure, in qualche modo, è come se non si fossero mai veramente lasciati o mandati al diavolo sul serio. Poi, ad agosto 2024, ecco che esplode la bomba: dopo tanti abboccamenti, frasi, misteri, la reunion è cosa fatta, con 17 date, gran finale a novembre in Brasile. Da quel viaggio, riavvicinamento, Dylan Southern e Will Lovelace, hanno tratto il materiale alla base di questo Oasis: Don’t Look Back in Anger, 122 minuti per rivedere loro due. Sono passati gli anni, tanti, i due ex ragazzini terribili ora hanno dietro rughe, qualche capello grigio, tanta saggezza in più, ma sotto sotto sono ancora gli stessi figli di irlandesi impenetrabili in quanto tali alla psicanalisi, un vero libro emotivo aperto a tutto tondo. Seguirli, mentre provano, riflettono su ciò che è stato, soprattutto su ciò che sarà, ha portato a questo Festival di Venezia 83 abbastanza sottotono una quantità di energia semplicemente spaventosa.

Quando la musica era vera, quando vivere era più semplice

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Harriet T K Bols

Guardando Oasis: Don't Look Back in Anger la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la parola transgenerazionalità. Gli Oasis sono stati capaci di attraversare nonostante tutto indenni gli anni '90, i primi anni 2000 e a dispetto dello split di 15 anni fa, arrivare con un'energia intatta in questo 2026. Dalla Generazione X alla Generazione Millennial, poi via verso la Z e ora verso la Alpha? Certo, la musica si tramanda, ma c'è qualcosa di più profondo, di più radicale in questo pubblico di ogni età che canta "Stand by me", "Wanderwall" o "Go Let It Out". Sono i due fratelli a parlarne apertamente, quando ripensano ai bei tempi in cui con frangettina, adidas e umbro conquistavano il mondo. Era il tempo della Cool Britannia, di quando sparita dal giro Margaret Thatcher, la sub-cultura giovanile delle working class poteva riemergere con una forza esplosiva, portare tutti a ballare sulle note loro, dei Blur, The Verve, Spice Girls, Take That e il cinema. La Premiere League si purificò di massacri e hooligans, Londra diventò la nuova Babilonia e soprattutto la Terza Via indicò un percorso al mondo. Poi eccoci che ritorniamo a questo 2026, ai due fratelli che provano assieme, riflettono su quanto tempo è passato, quando sono cambiati, se ha ancora senso darsi da fare sul palco. Eppure, basta che parta il basso, la batteria, e tutto ritorna come ai bei tempi, agli anni '90, quando il mondo era migliore, loro erano peggiori, e la vita era più semplice, più facile, più bella. Forse, alla fine, è del tempo che passa che ci parla questo documentario.

Un caleidoscopio di suoni, immagini, lacrime e sorrisi

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CARL DE SOUZA//Getty Images

Oasis: Don't Look Back in Anger è attraversato da un'energia pazzesca e non proviene da loro due, ma dal pubblico. Lacrime, sorrisi, abbracci, baci, mani alzate, il trionfo orgiastico di una socialità ritrovata, dopo il terribile buio della vita dei nostri giorni. Il Covid, il terrorismo, i Social Media, la vita è diventata terribile mentre gli Oasis finivano in naftalina fateci caso. La musica? Suvvia, cosa è rimasto della pop culture di cui loro furono Dei? Nulla o quasi. Lo sanno, ne parlano, mentre il montaggio magistrale di George Cragg e Martina Zamolo ci porta tra folle, stadi, notti, mentre Liam è sempre quella macchina da palco illogica e aggressiva, Noel il riflessivo autore e mente critica. Per loro la musica è tutto, la loro arroganza è sempre stata una maschera dietro cui nascondere lacrime e sorrisi, la vulnerabilità di figli della periferia disperata, con la fissa del Manchester City, gli eredi dei Beatles. Oasis: Don't Look Back in Anger raggiunge il suo apice nel momento in cui si mettono a ridere assieme, ad un tavolo, parlando di quanto sia importante non guardare al passato con risentimento, credere nel domani. Eccoli con il tamburello, il cappello da pescatore, la camicia jeans, eccoli come erano 20, 30, 35 anni fa, quando pensavano come tutti noi che il mondo sarebbe diventato migliore per tutti. Non è successo, forse per questo i figli dei loro primi fan li conoscono, perché in quelle note c'è una promessa che tutti rivogliamo indietro, un mondo in cui si possa non dover per forza accettare sempre di chinare la testa.

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Headshot of Giulio Zoppello

Sono nato a Padova nel 1985, da sempre grande appassionato di sport, cinema e arte, dopo dodici anni come allenatore e scoutman professionista nel mondo della pallavolo, ho deciso di intraprendere la carriera di giornalista.
Dal 2016 ho cominciato a collaborare con diverse riviste cartacee e on-line, in qualità di critico ed inviato presso Festival come quello di Venezia, di Roma e quello di Fantascienza di Trieste.
Ho pubblicato con Viola Editrice "Il cinema al tempo del terrore", analisi sul cinema post-11 settembre. Per Esquire mi occupo di cinema, televisione e di sport, sono in particolare grande appassionato di calcio, boxe, pallavolo e tennis.
In virtù di tale passione curo anche su Facebook una pagina di approfondimento personale, intitolata L'Attimo Vincente.
Credo nel peso delle parole, nell'ironia, nell'essere sempre fedeli alla propria opinione quando si scrive e nel non pensare mai di essere infallibili.