Nucleare, dai rifiuti radioattivi allo smaltimento delle scorie fino al costo delle bollette: domande e risposte
L'aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare, già approvato alla Camera. Il disegno di legge ha l'obiettivo di ridare all'Italia una normativa sul nucleare, per permettere la riapertura delle centrali, chiuse dopo il referendum del 1987. Il provvedimento dà al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d'intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha firmato la proposta di legge, ha più volte dichiarato che conta di emanare i decreti attuativi entro la fine dell'anno. Ma cosa significherebbe concretamente tornare all'atomo? Quanto costerebbe e, soprattutto, che fine farebbero le scorie?
Come funziona una centrale nucleare?
In un reattore la fissione degli atomi, generalmente di uranio, produce calore. Il calore trasforma l'acqua in vapore, che aziona una turbina collegata a un generatore elettrico. Il principio è simile a quello di una centrale termoelettrica, ma la fonte di calore è diversa.
Uno dei principali vantaggi è la possibilità di produrre elettricità in modo continuo, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Il nucleare è infatti una fonte programmabile e a basse emissioni di CO2.
Quanto è sicuro il nucleare moderno?
Chernobyl e Fukushima hanno segnato profondamente la storia dell'energia nucleare, ma le tecnologie sono cambiate. I reattori più moderni utilizzano sistemi di sicurezza automatici e passivi progettati per intervenire anche in caso di perdita dell'alimentazione o di altri malfunzionamenti.
Questo non significa che il rischio sia nullo: come per qualsiasi grande infrastruttura industriale, la sicurezza dipende dal progetto, dalla manutenzione e dai sistemi di controllo. Ma confrontare direttamente i reattori moderni con quelli coinvolti negli incidenti del passato può essere fuorviante.
Le scorie sono davvero un problema irrisolvibile?
I rifiuti radioattivi esistono e devono essere gestiti, ma non sono tutti uguali. Una parte proviene da ospedali, industria e ricerca; altri materiali derivano dalle centrali nucleari. Il combustibile esaurito è quello che richiede le procedure di gestione più complesse.
La tecnologia per trattare, condizionare e confinare questi materiali esiste già. Per i rifiuti ad alta attività destinati allo smaltimento definitivo, a livello internazionale la soluzione prevista è il deposito geologico profondo, progettato per isolare i materiali dalla biosfera per periodi molto lunghi.
E l'Italia che cosa fa con i rifiuti che ha già?
L'Italia deve già gestire i rifiuti radioattivi prodotti dalle vecchie centrali, oltre a quelli provenienti da attività mediche, industriali e di ricerca. Una parte del combustibile delle centrali italiane è stata trasferita all'estero per il riprocessamento.
Il problema del deposito nazionale, quindi, esiste indipendentemente dalla decisione di costruire nuovi reattori. Un eventuale ritorno al nucleare aggiungerebbe però, nel corso degli anni, nuovi materiali da gestire.
Quanto costa il nucleare?
È uno degli aspetti più difficili da quantificare per l'Italia, perché dipenderà dalla tecnologia scelta, dal numero di impianti, dai tempi di costruzione e soprattutto dalle modalità di finanziamento.
Il nucleare richiede investimenti iniziali molto elevati, ma una volta operativo può produrre elettricità per molti decenni con costi del combustibile relativamente prevedibili. L'Aie considera proprio il finanziamento e il rischio di ritardi e aumenti dei costi tra le principali sfide dei nuovi progetti.
Il nucleare farà scendere le bollette?
Non è possibile dirlo oggi. Una centrale richiede un investimento molto importante, che deve essere recuperato nel corso della sua lunga vita operativa. Il costo finale dell'elettricità dipenderà quindi anche da come verrà finanziato il progetto.
D'altra parte, il nucleare può offrire una produzione stabile e prevedibile per decenni, riducendo l'esposizione ai prezzi dei combustibili fossili. Per questo il confronto non può essere limitato al solo costo di costruzione della centrale, ma deve considerare l'intero sistema energetico.
Che cosa sono i piccoli reattori modulari?
Gli SMR sono reattori di dimensioni inferiori rispetto alle grandi centrali tradizionali, progettati per essere più standardizzati e, in prospettiva, prodotti in serie. L'obiettivo è rendere più semplice la costruzione e ridurre il capitale necessario per il singolo progetto.
La tecnologia è però ancora in fase di sviluppo: i primi progetti commerciali sono attesi intorno alla fine del decennio. L'Aie considera gli SMR una delle tecnologie che potrebbero cambiare l'economia del settore, ma la loro competitività dovrà essere verificata sul campo.
Quanto tempo ci vorrebbe per avere una centrale?
Il nucleare non può risolvere nel breve periodo il problema dell'energia italiana. Prima della costruzione servirebbero norme, autorizzazioni, scelta della tecnologia e dei siti, finanziamenti e una nuova filiera industriale.
I tempi possono però ridursi attraverso progetti standardizzati e la costruzione di più reattori dello stesso tipo. È uno dei motivi per cui la scelta della tecnologia e l'organizzazione industriale saranno decisive.
Nucleare e rinnovabili possono convivere?
Sì. Non è necessariamente una scelta tra le due tecnologie. Solare ed eolico hanno il vantaggio di essere fonti rinnovabili e a basse emissioni, ma la loro produzione varia in base alle condizioni meteorologiche. Il nucleare può invece fornire produzione continua e programmabile.
L'Aie considera proprio la combinazione tra nucleare e rinnovabili una possibile componente dei sistemi elettrici a basse emissioni. Nel 2025 il nucleare ha prodotto quasi il 10% dell'elettricità mondiale ed è la seconda fonte di elettricità a basse emissioni dopo l'idroelettrico.
Perché è importante il nucleare?
La domanda di elettricità è destinata a crescere con l'elettrificazione dei trasporti, dell'industria e del riscaldamento, oltre che per lo sviluppo dei data center e dell'intelligenza artificiale. Il nucleare viene quindi considerato come una possibile fonte aggiuntiva di elettricità stabile e a basse emissioni.
La scelta comporta però valutazioni su più fronti: sicurezza, costi, tempi di costruzione, gestione dei rifiuti e consenso dei territori. La questione non è quindi soltanto se tornare o meno al nucleare, ma quale ruolo possa avere nel futuro mix energetico italiano insieme a rinnovabili, accumuli e reti.
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