Notte e divertimento: «La vera sfida è stare al passo con i tempi» - L'Unione Sarda.it
Il focus.
09 agosto 2026 alle 00:45
Una rivoluzione rispetto al passato: «I giovani cercano più esperienze»Le disco da migliaia di persone sono un ricordo, ancora di più i ritrovi come Jazzino e Area 14. Restano discorsi e foto sbiadite. L’intrattenimento in città ha cambiato pelle da tempo. Covid, nuove generazioni e mode, orari diversi, polemiche sul rumore e l’ombra di Crans Montana: l’intero sistema si è frammentato. La notte - che non ama definirsi “movida” - non è scomparsa, ma vive una fase in cui la propria identità stenta a definirsi. Oltre i locali da ballo, le cene musicali, i cocktail bar con dj. D’inverno i nomi sono Room, Illusion, Tulum, Exmà, Patron, 040 e Amnesia, ex Jko. D’estate Azul, Marinella, Albachiara, Emerson, Palmette, Terrazze, Niu. Alcuni sono aperti anche tutto l’anno, come il Good, il Bacan e il Sea Flower. Il pubblico esce, ma con aspettative diverse. Anche la musica definisce i ritrovi tra il gettonato latino, la giovane trap, l’intramontabile italiana, il revival, la dance anni ‘90, la house e l’elettronica con le loro sfumature.
Gli organizzatori
Dalle consolle uno sguardo privilegiato sui cambiamenti. Per Marcello Casu è in corso un cambiamento. «I grandi club non riescono più a riempirsi, mentre i locali piccoli, curati e riconoscibili, funzionano anche con un pubblico limitato. Manca identità, si punta al trend». Nei suoi viaggi negli Stati Uniti ha visto modelli nei quali hotel, club e ristoranti fanno sistema. Anche Andrea Laddomada evita la parola crisi: «Ci sono nuove abitudini, si fa meno tardi, i giovani sono meno e serve un motivo per uscire. Per l’aggregazione non c’è più solo il club, ma anche il social». Uno spostamento che ha una spiegazione precisa: «Alcune esigenze non sono state intercettate, soprattutto quelle legate ai nuovi modi di vivere la notte. Molti preferiscono andare a spendere altrove, dove l’intrattenimento appare più strutturato. Servirebbero programmazione e una cultura imprenditoriale solida».
I gestori
Nicola Schintu (Patron) vede la crisi come un passaggio. «Dopo il Covid le abitudini sono cambiate: si beve meno, si è più attenti alla linea, si fa meno tardi anche per via del Codice della strada. Per gli over 30 il divertimento è più ragionato. I giovani escono, ma con meno soldi. Per riportare il pubblico più adulto, si scelgono cene-party e format meno improntati al ballo».Il navigato Gianni Casella ha puntato sul mix tra cibo e musica per il pubblico over nel suo 040: «Non si fa più tardi, il range d’età si è allargato e le persone cercano locali, prima di tutto, sicuri». Davide Siddi produce gli eventi dell’Operà ed è reduce anche dalle serate al Bastione: «Perde chi non legge i cambiamenti. I giovani consumano meno e vogliono vivere esperienze, intrattenimento e narrazione visiva. Dopo gli enormi dancefloor sono arrivati i privé, dove il ballo non era più centrale. Ora contano i festival e i format per portare a casa un ricordo. Ci vuole un linguaggio nuovo, senza dimenticare l’essenza della festa».«Viviamo un’evoluzione naturale», commenta Francesco Caredda, che organizza alle Terrazze, «la sfida è stare al passo con i tempi. I social amplificano, la gente viaggia, ci sono più aspettative e chi organizza deve offrire qualcosa di curato e sicuro».Poi c’è C_sky, al secolo Enrico Saba, organizzatore e dj della scena elettronica: «Un mondo che non funziona più come ieri. Si sono proposti format low cost, ristorazione e musica, tavoli e immagine hanno danneggiato l’essenza del club, ovvero la musica. Bisogna puntare sull’identità, su una direzione chiara e poi curare tanti aspetti, a partire dagli impianti audio».Una città sospesa tra ricordi e incertezze del presente. Alcuni locali sperimentano, altri no, forse per paura. C’è un modo diverso di stare insieme, più distribuito e più fragile. La sfida sarà trovare un nuovo modello che mixi musica, imprenditorialità e cultura. Perché la notte non è finita: sta solo aspettando una nuova alba.
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