F1 Editoriale | Pino Allievi: Ferrari piange, team e piloti troppo pasticcioni

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Il commento di Pino Allievi del Gran Premio d'Ungheria 2026 di Formula 1

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Pino Allievi - Ferrari piange GP Ungheria

Pubblicato il 26 Luglio 2026 ore 18:55

5 minuti

La Formula 1 se ne va in vacanza come milioni di italiani (e non solo) e noi possiamo goderci il piacere di avere un pilota che comanda il mondiale più o meno a metà cammino, visto che non si sa ancora bene quante gare verranno recuperate.

Andrea Kimi Antonelli è una gioia sottile, insperata, che ci farà stare sul filo del rasoio sino alla fine, considerando che in Ungheria ha corso con la saggia maturità di chi pensa senza mezzi termini al campionato. Non ha vinto, a Budapest, perché per la prima vola quest’anno la Mercedes non disponeva della macchina migliore. Però lui è stato capace di portarla sul terzo gradino del podio, sorridendo felice come se avesse tagliato per primo il traguardo. Perché proprio nella giornata della sconfitta, Antonelli ha guadagnato punti sul primo dei suoi inseguitori, Lewis Hamilton, staccato di 50 lunghezze.

Antonelli è l’immagine della felicità, la Ferrari quella dell’amarezza per aver gettato alle ortiche una gara che in teoria avrebbe dovuto dominare. Leclerc quarto e Hamilton quinto sono la fotografia di una giornata totalmente storta al punto che la disamina più spietata di quanto è accaduto in Ungheria l’ha fatta nientemeno che Fred Vasseur, sottolineando che sono stati gli errori del team e dei piloti a rovinare una possibile festa.

Ma sarebbe stato proprio così? Io ho dei dubbi, alla luce di come sia andata forte la McLaren, fresca di aggiornamenti, di Lando Norris, il campione del mondo tornato finalmente a primeggiare, disputando – ed era ora – una delle sue migliori gare dal punto di vista strategico, punto debole dell’inglese in troppe occasioni.

La pole position aveva mostrato come la McLaren avesse recuperato lo sprint dei momenti migliori, poi la partenza perfetta di Norris e Piastri, che hanno fatto da muro agli altri, è stata una prodezza che nessuno si aspettava. E da lì è cominciata la galoppata di Lando, più veloce del compagno in assoluto, con una doppietta McLaren possibilissima, senza il guasto che ha messo ko Piastri nel finale.

Antonelli, scattato settimo, ha tentato la follia di fare una sosta meno dei rivali, poi ha dovuto cambiare idea e comunque ha corso a modo suo, all’insegna della perfezione, salvo il pericoloso vizietto dei track limits. Anche in questo caso c’è stata una sola Mercedes protagonista, con Russell – che dovrebbe in queste vacanze cercare un santone indiano o farsi benedire – bloccato al via dal motore in stallo (non per colpa sua) e costretto poi a rimontare sino a un misero settimo posto.

Bravissimo Norris, quindi, in una gara che ha avuto un altro eroe in Verstappen, secondo correndo costantemente all’arrembaggio con una Red Bull che è lontana dalla semi perfezione di McLaren, Mercedes e Ferrari. Max è sul mercato, il suo manager sta parlando a destra e a manca, anche se è proprio la Red Bull che farà miracoli per averlo ancora con sé nel 2027.

Chi invece non ha mai dato uno squillo è stata la favoritissima Ferrari. Poco incisiva in qualifica, inesistente per i primi posti in gara. Vasseur dà la colpa a tante cose, ma in particolare alla sequenza delle gomme, perché nella fase centrale bisognava rischiare con le Pirelli Soft e non con le Hard. Poi Leclerc ha sbagliato la partenza, ritrovandosi subito da secondo a quinto mentre Hamilton, costantemente davanti a Charles, si è preso un’altra penalità di 5 secondi per velocità eccessiva ai box, ma comunque non aveva il ritmo dei primi.

Budapest ha mostrato una Ferrari discretamente veloce però troppo pasticciona, che dopo la pausa agostana dovrà cominciare a vincere costantemente se non vorrà buttar via un’altra stagione. La sensazione è di un team più compatto e propositivo che in passato, ma con due piloti che non ne possono più di aspettare e quindi soggetti talvolta a sbalzi emotivi che alla fine si pagano. In compenso c’è un Antonelli calmissimo che invece strabilia il mondo. Ma non guida una Ferrari e quindi divide la tifoseria di Maranello. Mai era capitato che un italiano fosse in testa al mondiale con una macchina rivale del Cavallino. Ed è bellissimo che stia accadendo, lasciando da parte i distinguo e le bassezze del tifo.