«Nonostante precariato, scelte ministeriali e inverno demografico la scuola umbra resiste»
di Matteo Severini*
In questo primo mese del mio incarico di Garante ho incontrato diversi settori dell’istruzione umbra: alunni, docenti, dirigenti, assessori, servizi regionali e ispettori scolastici. Questo per avere un quadro piuttosto chiaro dello stato di salute della scuola umbra.
L’avvio dell’anno scolastico è per la cittadinanza il segno della ripresa a pieno ritmo di tutte le attività annuali; ma, per la scuola, è anche il periodo per fare i conti con i problemi di ogni anno e, malgrado questi, impostare le attività. Fare i conti con il 25% dei docenti precari assegnati alle nostre classi, che diventano 1 su 2 tra i docenti di sostegno, sempre più numerosi e necessari; fare i conti con la perdita di quasi 3000 studenti in un anno, a causa dell’inverno demografico, un numero che porta alla chiusura di classi all’infanzia o alla conversione in pluriclassi nella primaria; fare i conti con misure ministeriali che paiono essere pianificate per mettere in difficoltà il sistema d’Istruzione umbro: ne sono un esempio gli accorpamenti di istituti e i tagli ai fondi per i supplenti e ATA.
Nonostante questo la scuola umbra resiste con forza e rimane il primo solido presidio formativo, culturale e d’intervento sociale, per i nostri alunni e per le nostre alunne.
Gli interventi dell’assessore Barcaioli e di tutto il suo staff, si muovono unitariamente in questo orizzonte; il sistema integrato 0-6, le misure sulla mobilità (oltre 10 milioni in tre anni per “Umbria Vai”) e sull’ampliamento del tempo scuola nelle primarie (oltre 4 milioni per il bando sul “Tempo integrato”), sono solo gli ultimi provvedimenti equitativi della Regione che vanno a rafforzare l’accessibilità e l’impatto della scuola sui nostri alunni e sulle loro famiglie.
Sempre in questa direzione vanno poi le aperture e le ristrutturazioni di nuovi plessi con inaugurazioni continue di scuole rinnovate: dall’infanzia alle superiori.
A questo si affianca, infine, il lavoro continuo di quei dirigenti che curano e tutelano comunità scolastiche sempre più fragili; lo fanno ampliando l’offerta formativa, migliorando gli spazi e innovando con progettualità che rompono i confini rigidi della scuola e aprono il confronto con il contesto locale, nazionale e internazionale.
In questi giorni ho visitato piccole scuole che hanno trasformato gli spazi in biblioteche e aule aumentate o, semplicemente, hanno convertito una palestra in mensa per poter aprire una classe a tempo pieno; ho incontrato dirigenti di scuole delle aree interne che hanno resistito agli anni del sisma e del Covid, non solo garantendo il diritto allo studio, ma facendo crescere la comunità scolastica con orchestre scolastiche, scuole di teatro, progetti Erasmus, combattendo contro la povertà culturale e la spinta alla desertificazione che incombono su queste aree.
La scuola umbra resiste grazie a questa comunità solidale che, dalla Regione fino al piccolo banco di una scuola di un comune terremotato, ha chiaro in mente che non esiste altra arma per combattere la “dispersione” che, a tutti i livelli, minaccia il futuro dei nostri giovani, in una realtà sempre più ostile e complessa.
Sarà necessario rafforzare proprio l’intervento sull’orientamento formativo e contro la dispersione scolastica; potenziare azioni per l’inclusione degli alunni più fragili ed agire per evitare i numerosi divari tra aree, tra istituti dello stesso territorio e tra gli stessi plessi di un istituto. La scuola umbra è chiamata a grandi sfide nel breve termine ma, ad oggi, ha i piedi ben fermi per garantire la crescita dei nostri giovani. Auguro a tutte le comunità scolastiche umbre un buon avvio di anno scolastico all’insegna della cura e della crescita continua.
*Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Umbria