«Non è una crisi migratoria ma politica»  - L'Unione Sarda.it

L’esperta.

02 agosto 2026 alle 00:52

Rabat. «Nessuna dichiarazione ufficiale, non una voce dal Marocco per prendere le distanze, per spiegare, per esprimere anche solo commozione e dolore. Quella di Ceuta non è una crisi migratoria, ma una crisi politica». Ne è certa Beatriz Mesa, professoressa associata della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Rabat. Spagnola, residente in Marocco, Mesa è politologa e scrittrice e concentra i suoi studi sull’Africa post coloniale: oggi suona quasi profetico il titolo dell’ultimo libro: “Il fallimento dell’Occidente in Africa”. «Se si fosse trattato soltanto di migrazione - spiega -, Ceuta non sarebbe stato l’unico varco, come è accaduto altre volte. Il tentativo di passare si sarebbe esteso lungo altri punti della costa mediterranea. Io propendo per la decisione politica, un modo, contestabile ma efficace, di far arrivare un messaggio e cioè: cara Spagna, sul Sahara decidiamo noi, il colonialismo è finito».

Parlando di “mafie” che gestiscono i flussi migratori, «Sanchez ha dato una lettura della situazione, ma a mio avviso non è quella giusta: questi ragazzi sono arrivati alla spicciolata, senza organizzazione, nessuna regia. Qualcuno ha diffuso sui social immagini di frontiere sguarnite e aperte e questo è bastato per scatenare il passaparola. Sanchez ha cercato una spiegazione plausibile, c’è la sentenza della Corte di inizio luglio e quindi una possibile conseguente mobilitazione e ora c’è anche la risposta con le barriere, la Guardia civil e i galleggianti». Il silenzio del Marocco conforta la tesi politica? «Io vedo un doppio silenzio: quello sul messaggio che comprendo benissimo e quello sociale sul fatto che molti giovani abbiano perso la vita senza che nessun politico abbia espresso nemmeno commozione. Quest’ultimo non lo capisco. Vedo inoltre che sui social monta la rabbia. Molti cittadini si interrogano su questa assenza di dolore. Siamo alla vigilia delle legislative in Marocco, il 23 settembre si vota, il dibattito politico non può prescindere dal tema della gioventù». Ma perché i giovani scappano dal Marocco? «Nel 2024 una ricerca del Consiglio economico sociale del Marocco ha evidenziato che 1 milione e mezzo di giovani risulta non avere né educazione, né impiego. O se vuole possiamo dirlo così: un ragazzo su quattro, che abbia tra i 15 e i 24 anni, e cioè il 70% della popolazione giovanile, non fa niente, è inoccupato. Aggiungo che le manifestazioni della Gen Z, l’anno scorso, hanno evidenziato il malessere sociale profondo, perché questi ragazzi con il telefonino in mano sanno come dovrebbero andare le cose, ma poi si scontrano con la realtà dei fatti, con la sanità a pagamento, la scuola che cade a pezzi. Il Marocco continua a fare molto, ma non è ancora abbastanza».

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