No Vax sotto casa di Ricci. Il giudice li assolve tutti: "Nessun reato commesso"

Nel 2021 in casa c’erano moglie e figli, assedio con tanto di ‘scampanellata’. L’ex sindaco: "Rispetto la sentenza, ma le vite private vanno tutelate".

La foto scattata dai piani superiori: sotto l’assembramento sotto casa Ricci

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Tutti assolti per l’"assedio" sotto casa di Matteo Ricci. A più di cinque anni da quel 28 luglio 2021 in cui la protesta contro le restrizioni Covid arrivò davanti all’abitazione dell’allora sindaco di Pesaro, il processo si è chiuso ieri in primo grado senza condanne. Il ristoratore Umberto Carriera, la sua compagna Clarissa Rosselli, il pensionato Claudio Muggeo, l’imprenditore Alessio Canalini e l’operaio specializzato Pier Giorgio Laghi sono stati assolti dal giudice monocratico Franco Tetto.

Ricci, contattato dal Carlino, ha preso atto della sentenza ma non ha cambiato idea riservandosi di parlare con il proprio difensore per un eventuale appello: "Ogni sentenza si rispetta e ovviamente la rispetto e ne prendo atto. Ma continuo a pensare che non sia né normale né giusto che la gente vada a casa di un sindaco o di qualsiasi persona a insultare e spaventare i famigliari. Ci sono le piazze e i luoghi pubblici per protestare e manifestare, e la vita privata delle famiglie dovrebbe sempre essere tutelata".

I capi d’imputazione erano tre e il pm per tutti aveva chiesto una pena di 2 mesi di reclusione. Il primo riguardava Carriera e Canalini, ai quali era contestata la promozione e l’organizzazione di una manifestazione non autorizzata. Il fatto non è più previsto dalla legge come reato dopo la recente depenalizzazione e gli atti saranno trasmessi alla Prefettura per l’eventuale sanzione amministrativa.

Gli altri due capi riguardavano tutti e cinque gli imputati: minaccia aggravata dalla riunione di più persone, per le urla "fuori, fuori" e "no Green pass" davanti all’abitazione, e violenza privata, per avere, secondo l’accusa, impedito ai presenti, la moglie e i figli dell’ex sindaco, di uscire di casa. Su queste due contestazioni sono stati assolti perché non hanno commesso il fatto.

Ricci e i familiari si erano costituiti parte civile con l’avvocato Aldo Valentini. Durante l’arringa il legale ha citato anche Alessandro Manzoni e l’assalto al forno dei Promessi sposi. All’uscita dall’aula Valentini non ha voluto commentare: "Non rilascio dichiarazioni". Pia Perricci, difensore di Canalini e Laghi, ha aggiunto: "La sentenza ha dimostrato che questo era un processo che non doveva neanche iniziare. Le aule dei tribunali devono essere impiegate per altri tipi di reato. I fatti hanno dimostrato che non c’è stato alcun assedio. Inoltre, la moglie dell’allora sindaco, quando vide la folla, telefonò al marito che in quel momento era ospite in una trasmissione. Per noi anche questo dimostra che non c’era una minaccia: se una persona ha paura chiama le forze dell’ordine, che erano presenti".

"Eravamo fin dall’inizio convinti dell’innocenza degli imputati – dice Federico Bertuccioli, difensore di Carriera e Rosselli – perché mancavano i requisiti per configurare i reati contestati. Siamo sempre stati convinti di questa verità e il giudice ha seguito la linea difensiva di tutti i difensori che hanno cooperato al risultato. Siamo molto contenti". Alessandro Rosati, difensore di Muggeo, ha infine ricorda l’inizio dell’inchiesta: "All’epoca dei fatti c’erano 19 coindagati e 12 sono stati prosciolti, benché avessero fatto le stesse cose". Il suo assistito ha scelto di arrivare fino alla sentenza: "Muggeo ha deciso di fare il processo perché riteneva di non aver fatto nulla di illegale".

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