“No a classi ghetto”. Il monito di Mattarella sul ‘tetto agli stranieri’ del governo Meloni

Il Capo dello Stato ha inaugurato l’anno scolastico ad Amatrice: “La scuola è aperta a tutti. Lo dice la Costituzione. Deve essere leva di integrazione. L’obiettivo è unire non lacerare”

Il presidente Sergio Mattarella inaugura l'anno scolastico all'istituto Marchionne di Amatrice, 10 anni dopo il terremoto (Imagoeconomica)

Il presidente Sergio Mattarella inaugura l'anno scolastico all'istituto Marchionne di Amatrice, 10 anni dopo il terremoto (Imagoeconomica)

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Amatrice, 21 settembre 2026 – Dopo la Chiesa anche la massima carica dello Stato critica l’idea di mettere un tetto agli studenti stranieri nelle classi italiane, iniziativa del governo Meloni che ha inevitabilmente acceso il dibattito pubblico. 

"La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”, ammonisce il presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Amatrice, dove inaugura l’anno scolastico dell’Istituto Omnicomprensivo ‘Sergio Marchionne’, in occasione del decimo anniversario del terremoto  La scuola è "aperta a tutti. Così dispone la Costituzione", ha ricordato il Capo dello Stato – anche al lì presente ministro Valditara – , in un passaggio del suo discorso accolto da un forte applauso. Il riferimento è all’articolo 34 della Carta dove è scritto, appunto, che “la scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

“La scuola – chiarisce ancora il Presidente – deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”. 

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Il capo dello Stato Sergio Mattarella (Ansa)

Valditara: “Senza padronanza dell’italiano non c’è integrazione”

Parole “bellissime”, quelle del Presidente, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che non replica, anzi rivendica come propria, la battaglia per l’integrazione fra i banchi. “Crediamo fortemente nel modello della scuola del merito, della scoperta e dell'affermazione dei talenti personali, a prescindere dalle condizioni materiali e sociali di partenza Nessuno deve essere escluso dall'avventura della scoperta di sé”. Più volte “ho ricordato la necessità dell'integrazione degli studenti stranieri”. Ma proprio per “evitare alla radice qualunque discriminazione”, serve “rimuovere le cause anche linguistiche di un'inaccettabile marginalizzazione (...) senza la padronanza della nostra lingua non c'è vera integrazione”.

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