Netanyahu all'ONU: "Il genocidio la più grande bugia del secolo"

"Siete dei codardi morali. Noi difendiamo anche voi". Un Benjamin Netanyahu aggressivo, e per alcuni versi strafottente, sale sul palco dell'Assemblea Generale dell'Onu in auna sala quasi completamente vuota. Al suo ingresso decine di diplomatici si sono alzati e sono usciti , qualcuno intonando cori pro-Palestina. Fuori dal Palazzo di Vetro la protesta contro il premier israeliano è ancora più accesa, con decine di persone in piazza a manifestare contro la sua presenza e diversi arresti, incluso quello dell'attrice Susan Sarandon.   

Definendo le proteste un esempio di "ipocrisia sconcertante", Netanyahu ha fatto un discorso che è stato una difesa a oltranza di Israele mettendo in scena tutto il repertorio dalla guerra del 1967 per arrivare fino a Mosè, raccontando la piccola Israele che lotta tra i giganti del colonialismo, riferendosi a Francia e Gran Bretagna (che per inciso sono quelli che hanno permesso la creazione dello Stato Ebraico). Ha respinto le accuse di genocidio bollandole come la "più grande bugia del secolo". Non ha risparmiato  il leader siriano al Shaara: gli ebrei sono sulle alture del "Golan dai tempi di Mosè", ha scandito il premier israeliano per poi puntare il dito contro il Qatar per la diffusione di bugie e contro il presidente turco Erdogan, definito un "tiranno". 

Nonostante il ramoscello di ulivo per la pace piantato da Zohran Mamdani in segno di distensione, Netanyahu si è lanciato in un attacco frontale contro il sindaco di New York. "E' un anti-semita". "Vergognati per aver diffuso bugie", gli ha detto chiamandolo un'amico di Hamas". Il sindaco, a stretto giro gli ha risposto. “Netanyahu mente per coprire il genocidio”.  Nel mirino del premier israeliano sono finiti anche i media, che si concentrano sui coloni violenti che ha ridimensionato a "un manipolo di giovani teppisti, circa 150 persone, che vanno a lanciare pietre o ad abbattere ulivi" nella Cisgiordania occupata. E sempre dal palco dell'Onu gli ha risposto indirettamente il cardinale Parolin, Segretario di Stato del Vaticano: "La Santa Sede esprime "la sua profonda preoccupazione per la recente decisione di espandere e costruire nuovi insediamenti israeliani, che mina ulteriormente la realizzazione della soluzione dei due Stati"

L'unico ringraziamento è andato al presidente americano Donald Trump. "Israele e l'America hanno agito insieme per salvare la civiltà", ha spiegato riferendosi alla guerra in Iran. "Gli iraniani un giorno saranno liberi. Il regime malvagio cadrà e festeggeremo tutti", ha osservato prima di rivolgersi al presidente dell'Assemblea per lasciargli un dispositivo Starlink da consegnare alla delegazione di Teheran, affinché, quando il popolo iraniano "inevitabilmente si ribellerà", potrà raccontare la sua storia. Con sé Netanyahu ha portato anche uno dei cercapersone usati da Israele in Libano nel 2024. "Ve lo ricordate? Hezbollah se lo ricorda", ha osservato.   

Netanyahu è stato accolto da una New York blindata e teatro di imponenti manifestazioni con le bandiere palestinesi che hanno cinto d'assedio il Palazzo di Vetro mentre si rivolgeva all'Assemblea. E' arrivato tra misure eccezionali dopo che in luglio sia lui che la moglie Sara avevano ottenuto la scorta a vita. Ha minimizzato la permanenza in città, senza prevedere un pernottamento, ed è atterrato in New Jersey anche se alla polizia e al Secret Service non risultavano minacce credibili. Infondata anche l'emozione da thriller quando ieri, alle 4:30 del mattino, tre persone sono state filmate mentre uscivano da un tombino vicino all'hotel su Park Avenue scelto da Bibi per il breve soggiorno. Non sono emersi elementi che colleghino l'episodio alla visita: i tre sarebbero cercatori di metalli, già segnalati in passato nelle fogne cittadine. 

 La sicurezza nell'area dell'Onu oggi era comunque alle stelle. Migliaia di agenti mobilitati nelle strade hanno tenuto separati i manifestanti di segno opposto confluiti attorno al Palazzo di Vetro. Oltre alla Sarandon sono stati fermati la candidata Dem di origine palestinese, Darializa Avila Chevalier, e il consigliere comunale Chi Ossé. La situazione è di grande delicatezza in una metropoli dove il legame  con Israele non si traduce necessariamente nel sostegno a Netanyahu. Una parte delle proteste è partita dal mondo ebraico americano con organizzazioni in campo come New Jewish Narrative, J Street, New York Jewish Agenda, T'ruah e altre organizzazioni progressiste. Sul fronte opposto, altri gruppi avevano organizzato iniziative di sostegno a Israele e di benvenuto al premier.