Neonato morto dopo il parto nel Napoletano, quattro sanitari indagati: "Prove alterate per coprirsi"
Quattro sanitari sono stati raggiunti da misure cautelari nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di un neonato avvenuta a fine marzo 2024 all'ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Si tratta di tre medici e un'ostetrica: per il primario pro tempore del reparto di Ginecologia sono stati disposti gli arresti domiciliari, per gli altri tre professionisti la sospensione per 12 mesi dall’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio ricoperto. Le accuse contestate a vario titolo sono di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale, frode processuale e depistaggio.
La morte del neonato e il nodo sul cordone
I fatti risalgono al marzo 2024. Il bimbo era nato riportando gravissime conseguenze a seguito di complicazioni insorte durante il parto, nonostante una gravidanza arrivata alla 42esima settimana e descritta come priva di particolari problemi. Dopo il ricovero in terapia intensiva neonatale, il 28 marzo - 35 giorni dopo la nascita - era morto.
L'ipotesi della Procura di Torre Annunziata è che i sanitari indagati abbiano cagionato il decesso per colpa, mettendo poi in atto una serie di condotte volte a occultare le proprie responsabilità. Tra gli elementi emersi dalle indagini, c'è il fatto che avrebbero creato artificiosamente un nodo al cordone ombelicale, per far apparire le complicazioni cliniche come la conseguenza di un evento imprevedibile.
La cartella clinica e le presunte alterazioni
Sempre secondo l'impianto accusatorio, il cordone e la placenta sarebbero stati immediatamente smaltiti, con una condotta ritenuta non conforme alle prassi cliniche normalmente seguite all'interno del nosocomio. Sarebbero emerse inoltre falsificazioni nella cartella clinica, in particolare sugli orari di presenza in sala e sulle operazioni svolte dal personale medico.
Gli indagati avrebbero anche concordato le versioni da fornire agli investigatori. Un quadro indiziario pesante, che ha spinto il gip a emettere i quattro provvedimenti. Per il primario - accusato di aver avuto un ruolo di impulso nell'attività di alterazione delle fonti di prova in virtù dell'influenza esercitata nel reparto - sono scattati gli arresti domiciliari.