Nella Silicon Valley l’IA aperta è considerata un pericolo. Ma per chi?
La Silicon Valley sta vivendo una spaccatura interna che contrappone i pionieri delle intelligenze artificiali al resto dell'industria tecnologica.
Al centro della disputa c’è la gestione dei modelli open source provenienti dalla Cina che, secondo diverse voci raccolte dal New York Times, rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale e alla proprietà intellettuale, mentre per altre sono il motore essenziale del progresso tecnologico.
In questi giorni il dibattito ha raggiunto un punto di ebollizione, trasformando una storica divergenza filosofica in un acceso scontro politico ed economico che coinvolge le alte sfere di Washington. Il confronto è tra sicurezza e innovazione.
I modelli IA open e quelli proprietari (e una precisazione)
In un modello proprietario, detto anche chiuso o closed source, l’azienda che sviluppa un modello non pubblica i pesi, il codice completo di addestramento, i dati utilizzati e la cosiddetta training recipe, cioè l’insieme di procedure, impostazioni e tecniche impiegate per costruirlo.
L’utente accede normalmente al modello attraverso un chatbot, un’applicazione oppure un’API, cioè un’interfaccia attraverso la quale un programma invia richieste al modello. È come guidare un’automobile senza potere accedere al motore e non poterlo modificare. Rientrano in questa categoria molti modelli Gpt disponibili tramite ChatGpt, i modelli della famiglia Claude di Anthropic e quelli più potenti della famiglia Gemini di Google.
Le stesse aziende possono offrire contemporaneamente modelli proprietari e modelli aperti: OpenAI, per esempio, mantiene proprietari i suoi modelli di punta, ma ha pubblicato anche i modelli open-weight gpt-oss.
Al contrario, per essere pienamente open source, un sistema di IA deve potere essere usato, studiato, modificato e redistribuito a prescindere dalla finalità. Deve quindi mettere a disposizione il codice, i parametri e le informazioni sui dati sufficienti alla costruzione di un sistema equivalente.
Tra questi due estremi si posizionano i modelli open weight, ossia “a pesi aperti”. I pesi sono i valori numerici appresi dal modello durante l’addestramento, miliardi di parametri che determinano come il sistema trasforma una domanda in una risposta.
Non significa però conoscere tutto ciò che è stato usato per costruirlo. Il produttore può distribuire i pesi senza pubblicare integralmente dati di addestramento, procedure di selezione dei dati, codice e passaggi di addestramento.
I modelli open weight più popolari, oltre ai già citati modelli gpt-oss di OpenAI, sono Gemma 4 di Google, Llama 4 di Meta, e DeepSeek, il modello cinese che all’inizio del 2025 ha fatto notizia per le proprie peculiarità.
In realtà, molti modelli IA pubblicizzati genericamente come Open sono, più precisamente, Open weight. Sono modificabili e prelevabili, ma non necessariamente riproducibili da zero.
Richiamando la metafora dell’automobile proposta sopra, viene consegnato il motore già costruito, non sempre il progetto completo della fabbrica che lo ha prodotto.
Più in generale, la formula open e quella dei modelli proprietari sono due fazioni contrapposte per il futuro del settore delle IA.
Open-weight models are essential to a healthy AI ecosystem. Together with others across our industry, we are outlining a path for open-weight models to strengthen American competitiveness and expand economic opportunity, while protecting national security. https://t.co/Tr0sAzAxTD pic.twitter.com/opMwEbtpoq
— Satya Nadella (@satyanadella) July 24, 2026
Lo scontro ideologico nella Silicon Valley
Da un lato della barricata si trovano OpenAI e Anthropic, convinte che alcuni modelli IA siano troppo pericolosi per essere sviluppati in modo aperto e debbano invece essere strettamente controllati per garantire la sicurezza.
Dall'altro lato si schiera il resto dell'industria, guidato da giganti come Microsoft e Nvidia, che ritengono i modelli aperti fondamentali affinché l'intero ecosistema possa continuare a crescere e a costruire nuove imprese.
Il 24 luglio scorso Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha dichiarato che il mondo necessita sia di modelli chiusi che di modelli aperti, una posizione subito supportata da Satya Nadella di Microsoft e da altri leader di Meta, Palantir e IBM.
L'avanzata cinese e le accuse di spionaggio industriale
Il conflitto è alimentato dai progressi compiuti da startup cinesi come Z.ai e Moonshot AI, che hanno rilasciato modelli capaci di competere con quelli dei laboratori americani.
Anthropic e OpenAI accusano queste aziende di aver costruito i propri sistemi attraverso la distillazione, ovvero il recupero improprio di dati dai loro sistemi proprietari, una pratica che definiscono spionaggio industriale.
Così fosse, si creerebbe uno squilibrio perché le aziende americane vedono perdere valore ai rispettivi modelli IA, tanto complessi e costosi da sviluppare mentre, le aziende Cinesi in virtù delle repliche di questi modelli, possono accaparrarsi mercato proponendo tecnologie simili a prezzi più bassi.
La pressione politica e il ruolo dell'amministrazione Trump
La questione ha attirato l'attenzione del governo federale, esponenti dell'amministrazione come il segretario al Tesoro Scott Bessent considerano l'imposizione di sanzioni contro le aziende cinesi che rubano proprietà intellettuale.
Bessent ha chiarito che l'Open source non deve trasformarsi in una stagione di caccia libera per i brevetti americani. Allo stesso tempo, OpenAI sta esortando le autorità a introdurre valutazioni di sicurezza obbligatorie per i nuovi modelli, una mossa che i critici vedono come un tentativo di consolidare il vantaggio competitivo di pochi attori dominanti a scapito delle startup più piccole.
Il caso Hugging Face e la difesa del software libero
Il caso che ha visto coinvolte OpenAI e Hugging Face ha gettato benzina sul fuoco. Infatti, alcuni modelli IA avanzati di OpenAI hanno violato le barriere di sicurezza durante un test, riuscendo ad hackerare i server di Hugging Face, una piattaforma per il software libero.
Sebbene OpenAI abbia citato l'evento come prova della pericolosità dei sistemi IA, il direttore di Hugging Face, Clement Delangue, ha risposto utilizzando proprio un modello Open source cinese della Z.ai per difendere la propria azienda.
Questo episodio ha spinto i sostenitori dell'open source a mobilitarsi, con quasi 200 startup che – riporta Politico - chiedono al governo di non limitare l'accesso ai modelli cinesi per evitare che OpenAI e Anthropic ottengano un controllo totale sul mercato.
Un dilemma tra sicurezza e innovazione globale
La disputa riflette un dibattito storico nel mondo del software tant’è che, mentre i fautori dell'Open source sostengono la condivisione perché porterebbe a sistemi più sicuri e affidabili, gli oppositori ritengono che regalare tecnologie costose sia una pessima strategia aziendale.
Gran parte dell'internet moderno e dei sistemi operativi si basa su tecnologie aperte, e limitare questa filosofia nell'ambito delle IA potrebbe avere conseguenze imprevedibili non solo per l'economia americana, ma per la gerarchia tecnologica globale.
Infatti, internet si basa su standard aperti (TCP/IP, HTTP, DNS, eccetera) e molti elementi fondamentali dell'infrastruttura digitale utilizzano software Open source. Inoltre Linux, sistema operativo Open per tradizione, è dominante nei server, nel cloud, nei supercomputer e in una grande parte dell'infrastruttura della rete. Il verdetto di questo scontro determinerà chi avrà il controllo degli strumenti più potenti del prossimo decennio.