Negozi, Venezia è più cara di Milano: quotazione record da 4.779 euro al metro quadro

VENEZIA - Più cari a Venezia che a Milano: 4.421 euro è la quotazione a metro quadro di un negozio nel capoluogo lombardo, 4.779 nella città lagunare. Primati sanciti dall'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle entrate nel suo ultimo report 2026 che prende in esame gli immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva. Un'analisi per aree sul mercato degli scambi, con dati e tabelle anche di alcune città più significative. Ed è qui che si trova citata Venezia. A livello nazionale le quotazione dei negozi sono in leggera flessione: 0,2% rispetto al 2024 - spiega il report - in un quadro però molto variegato. In valori assoluti «Venezia e Milano restano le città più care con la quotazione unitaria media oltre i 4 mila /m2, mentre a Roma il valore unitario medio è intorno ai 2.250 /m2» scrivono i ricercatori. E in tabella riportano la quotazione top di Venezia. Quel 4.779 euro al metro quadro, che è comunque solo una media a livello comunale. Le cifre che circolano nella città d'acqua possono raggiungere vette ben più alte. Per le compravendite, così come per gli affitti.

PREZZI IMPAZZITI

L'Osservatorio non porta dati relativi alle locazioni veneziane, ma c'è l'allarme lanciato in questi giorni dalle associazioni di categorie. Il caro affitti sta mettendo in difficoltà le attività artigiane, innanzitutto, ma anche tanti negozi. É dell'altro giorno la notizia dell'ormai prossima chiusura della gelateria Millevoglie di Tarcisio Carolo, a San Rocco, dopo una richiesta di rincaro dell'affitto da 8.250 a 11.000 euro per 56 metri quadri. Cifre che nella via più costosa di Venezia - Calle larga XXII Marzo - si impennano ulteriormente: un fondo da una sessantina di metri quadri, recentemente, è stato venduto per oltre 7 milioni, ma già in affitto ne rendeva circa 35mila. Livelli top, ma anche San Marco e le Mercerie hanno i loro canoni record. E la città tutta inizia a patire le conseguenze di questa corsa ai rialzi.

L'ALLARME SPECULAZIONE

Tema caro al presidente dell'Ordine degli architetti, Roberto Beraldo, che dipinge un quadro problematico. «In città prevalgono dinamiche di sfruttamento turistico che assicurano redditività veloci e altissime. Attività artigiane, ma anche commerciali, negozi di vicinato o che comunque non hanno margini importanti, stanno risentendo pesantemente di queste forme di speculazione da parte dei fondi immobiliari». Qualche tentativo di contrastare questa deriva è stato tentato, ma non basta, avverte il presidente dell'Ordine: «Il Comune ha avviato delle politiche di controllo, ma vanno rafforzate. E ne servono di nuove a tutela del tessuto commerciale, non turistico, della città. Come fanno in Francia dove, quando c'è un cambio di attività o una cessione, esiste la possibilità di prelazione da parte del pubblico che può subentrare, magari per poi rivendere a prezzi calmierati. Un modo per preservare la varietà del tessuto commerciale delle città». Quella che a Venezia è andata perduta. Tra le prime vittime, proprio gli artigiani che lavorano fianco a fianco con gli architetti.

«Non si trovano più fabbri, falegnami... Pochissimi hanno mantenuto la produzione a Venezia - racconta Beraldo -. É scomparso tutto il tessuto commerciale ordinario, a favore di affitti che garantiscono redditività sempre più alte. Questo è l'esito di due, tre decenni di un processo, che va assolutamente rivisto. L'Ordine degli architetti lo denuncia da tempo. Va ricostituito il rapporto tra compagine sociale e tessuto commerciale di Venezia. Ne va del senso della città».