Negozi chiusi, la crisi del commercio dilaga anche alle Mercerie: «C'è chi pur di non abbassare il costo dell'affitto tiene gli spazi vuoti»
VENEZIA - Saracinesche abbassate alle Mercerie. Sono almeno una mezza dozzina i negozi chiusi, in quella che era stata l’ambitissima via dello shopping veneziano. Ricordi del passato.
Oggi la crisi del commercio si fa sentire soprattutto qui, tra chincaglierie che avanzano e affitti troppo alti. E se Calle larga XXII Marzo vive con i grandi brand dell’abbigliamento che si possono permettere canoni da capogiro (oltre i 100mila euro al mese per le grandi metrature), le Mercerie sono in affanno. Anche qui gli affitti pesano (per un locale tra i 20 e i 30 metri quadri si possono pagare dagli 8 ai 12mila). I negozi tradizionali sono in difficoltà. Resiste chi ha la proprietà dei muri. E non è un caso che tra le prossime aperture annunciate ci siano il ristorante di un giovane imprenditore cinese - negli spazi del vecchio Dolce & Gabbana, chiuso da quasi un decennio - e il negozio una catena internazionale in ambito alimentare, dove fino all’anno scorso c’era il marchio di Alberta Ferretti. Food al posto di alta moda, insomma, in un’avanzata che a Venezia sembra inarrestabile.
Il caro affitti
«Negozi chiusi alle Mercerie, una volta, non esistevano! Anzi c’era un mercato sotterraneo di buone entrate» ricorda Roberto Panciera, presidente di Confcommercio Venezia, nonché titolare dello storico negozio Lacoste, a due passi dalla torre dell’Orologio. Un conoscitore attento della zona.
«Va detto che il commercio in genere sta attraversando un momento difficile - premette il rappresentante di categoria - In dieci anni, a livello nazionale, ha chiuso un negozio su cinque. E a Venezia, da dopo il Covid, nessun ha recuperato i livelli di ricavi precedenti. I consumi sono cambiati, c’è la concorrenza dell’online...». Panciera racconta di fatturati in picchiata. «Ci sono le eccezioni, ma la media è di un calo del 20%, 30%, anche 40%, rispetto al pre Covid. Tutti hanno dovuto ridurre i costi del personale. Purtroppo i proprietari degli immobili sembrano non aver capito questa situazione. Gli affitti hanno continuato ad aumentare ad ogni rinnovo. E in Merceria c’è chi pur di non scendere con il canone ha preferito tenere chiuso». Una denuncia che conferma quella lanciata nei giorni scorsi dagli artigiani. Panciera insiste poi sulla difficoltà particolare delle Mercerie che “pagano” anche le metrature medio-piccole dei locali che non rispondono più agli standard dei grandi brand.
La concorrenza sleale
«Il risultato è l’invasione di queste etnie, che evidentemente tengono i conti in modo diverso, non hanno contratti di lavoro regolari - accusa il presidente di Confcommercio - Una forma di concorrenza sleale, che scoraggia i progetti aziendali seri. Servirebbero più controlli». Il presidente dell’associazione Piazza San Marco, Setrak Tokatzian, è ancor più drastico: «Quella delle Mercerie è una discesa che dura danni. Quella che era la via più bella di Venezia, è diventata uno schifo. E non si vedono riprese. Gli affitti sono sempre aumentati. Chi ha gli immobili, fa i suoi interessi. E non ti crede quando gli dice che il commercio non va più come una volta». Ma il primo problema, per Tokatzian, è sempre il turismo di massa che distrugge la città. «Nelle Mercerie ormai non ti muovi, troppa calca, anche per guardare una bella vetrina».
Le chiusure
Parole amare, confermate da una passeggiata per le Mercerie: l’abbigliamento, che la faceva da padrone, ormai è residuale, si sono moltiplicati i negozietti da turisti di passaggio. Dai souvenir alle paperette, in un panorama punteggiato di vetrine chiuse. L’ultimo ad aver sbaraccato è stato Mac, il negozio di cosmetici al primo snodo delle Mercerie. Nel tratto successivo si sono chiuse le saracinesche dell’ottica Ferretti, come quelle del negozio di fronte. C’è poi il buco annoso dell’ex Carive. Tra le chiusure temporanee, c’è anche quella del negozio a fianco della Madonna, dopo che la linea di abbigliamento “Luigi Fusaro” si è spostata in un locale poco distante: la stessa proprietà aprirà un altro negozio della linea British. «Sono affitti importanti, ma siamo una catena - confermano dal negozio madre - Veniamo da Napoli, non ci aspettavamo tanti borseggiatori, tanti ladri. E poi tutti questi negozi vecchi, questa chincaglieria. Un vero peccato».
L’avanzata del food
Emblematici i casi delle altre due prossime aperture. La lunga infilata di vetrine, ancora con il look total black dell’ex Dolce & Gabbana riaprirà come ristorante. 300 metri quadri distribuiti su quattro piani di proprietà di una società di fuori Venezia. Chiuso dal 2017, il locale è ora stato preso in affitto dalla società Corallo rosso, della famiglia Deng che già gestisce il ristorante Da Lorenzo in Riva degli Schiavoni. I lavori erano iniziati prima dell’estate, al momento interrotti per approfondimenti archeologici. Il progetto, seguito dal figlio dei titolari del ristorante di Castello, è quello di farne un locale di qualità, da una novantina di posti. Quelli autorizzati dalla Soprintendenza. C’è poi il negozio, ex Alberta Ferretti, all’angolo con Calle larga San Marco, di proprietà della società Marforio. Cinque piani di un edificio terra cielo, che sono stati affittati ad una catena internazionale nel settore dell’alimentare. Affitti importanti, in un caso come nell’altro. Così come per la prossima apertura in Calle larga XII Marzo: di fronte all’ex sede della Camera di commercio, nelle vetrine già occupate da Ysl, arriverà Alo Yoga, marchio californiano di abbigliamento sportivo di lusso. Ovviamente.