’Ndrangheta, la rete della cocaina sopravvissuta agli arresti: il Ros ricostruisce l’“eredità” criminale in Brasile
Pubblicato il: 17/09/2026 – 13:47
di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Una struttura capace di sopravvivere agli arresti, conservare i contatti con i fornitori sudamericani, mantenere intatte le rotte verso l’Europa e perfino tramandare la gestione degli affari criminali a familiari e uomini di fiducia. È questa l’“eredità” sulla quale hanno acceso i riflettori gli investigatori italiani e brasiliani con la nuova operazione contro il narcotraffico internazionale scattata questa mattina in Brasile. L’operazione, denominata proprio “Eredità”, è stata condotta dalla Polizia federale brasiliana con il supporto dei carabinieri del Ros e punta a disarticolare una struttura transnazionale dedita all’invio di ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America all’Europa, soprattutto attraverso il porto di Paranaguá, nello Stato del Paraná. Sono 8 le persone arrestate tra cui Paula Simoes, moglie di Patrick Assisi. Ma è ricostruendo ciò che sarebbe accaduto dopo un altro blitz, quello del 2019 a Praia Grande, nello Stato di San Paolo, che emerge il particolare più significativo dell’inchiesta.
Gli arresti di Nicola e Patrick Assisi
Nel comunicato diffuso oggi si fa riferimento all’arresto, avvenuto nel 2019, di due esponenti della criminalità mafiosa italiana. Si tratta degli arresti eseguiti l’8 luglio di quell’anno nei confronti di Nicola Assisi e del figlio Patrick, catturati proprio a Praia Grande dalla Polizia federale brasiliana nell’ambito di un’attività condotta con i carabinieri di Torino. Nicola Assisi, originario di Grimaldi, nel Cosentino, era considerato uno dei più importanti broker internazionali della cocaina e ritenuto vicino agli ambienti della ’ndrangheta attivi nel Torinese. Padre e figlio erano stati individuati in appartamenti di alto livello dotati di sofisticati sistemi di sicurezza. Secondo quanto emerso dalle indagini, dunque, familiari e persone di fiducia avrebbero progressivamente assunto il controllo delle attività illecite in Brasile, mantenendo i rapporti con i fornitori di cocaina e con gli uomini incaricati della logistica e della gestione finanziaria. Sarebbero rimaste operative anche le precedenti rotte, i circuiti per il trasferimento del denaro e la rete di contatti utilizzata fino a quel momento. Inoltre, secondo le notizie diffuse dai quotidiani brasiliani, la cocaina avrebbe alimentato un clan mafioso radicato nella regione del Piemonte, nel Nord Italia. La struttura avrebbe continuato ad acquistare, trasportare, conservare e spedire la droga anche dopo gli arresti del 2019.
Oltre 4,6 tonnellate di cocaina
La dimensione del traffico emerge dai sequestri ricostruiti dagli investigatori. Alla struttura vengono ricondotti almeno undici carichi intercettati tra il 2019 e il 2020, per oltre 4,6 tonnellate di cocaina. Le spedizioni erano indirizzate verso diversi Paesi europei: oltre all’Italia, anche Belgio, Paesi Bassi, Francia e Portogallo. C’è poi un quantitativo che offre la misura della capacità operativa della rete. Quando furono eseguiti gli arresti del 2019, in Brasile si trovavano già circa 2,2 tonnellate di cocaina legate all’organizzazione. Secondo gli investigatori, quella droga sarebbe stata successivamente movimentata proprio dalla struttura criminale riorganizzata dopo il blitz.
Soldi, società di comodo e comunicazioni criptate
Non soltanto droga. Le indagini descrivono un’organizzazione dotata di un apparato finanziario articolato e capace di operare attraverso più Paesi. Sarebbero state utilizzate piattaforme di comunicazione criptate, sistemi tecnologici di controintelligence e operatori specializzati nel trasferimento clandestino di capitali. Per occultare e reinvestire il denaro del narcotraffico sarebbero entrati in gioco sistemi informali di compensazione finanziaria, società di comodo, investimenti immobiliari e acquisti di beni di elevato valore. Secondo quanto emerso in Brasile, una parte consistente del denaro ricavato dalla vendita della cocaina in Europa sarebbe inoltre rientrata nel circuito criminale per finanziare nuove spedizioni dal Sud America. Per seguire questi flussi è intervenuta anche Europol, che ha fornito analisi operative e finanziarie. Investigatori italiani e uno specialista finanziario dell’agenzia europea sono stati inviati in Brasile per seguire direttamente l’operazione scattata oggi.
Il filo che porta a “Samba” e “Mafiusi”
“Eredità” non è un’indagine isolata. Il lavoro nasce dalla cooperazione investigativa tra Italia e Brasile costruita nell’ambito della Joint Investigation Team attiva tra il 2020 e il 2025, alla quale hanno partecipato, sul fronte italiano, il Ros, la Procura di Torino e la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Ed è soprattutto un nuovo sviluppo delle operazioni “Samba” e “Mafiusi”, eseguite contemporaneamente in Brasile e in Italia il 10 dicembre 2024. Quelle indagini avevano rappresentato la prima fase emersa pubblicamente del lavoro congiunto tra i due Paesi. Gli approfondimenti successivi avrebbero ora consentito di ricostruire proprio il sistema di successione attraverso il quale familiari e persone legate al gruppo avrebbero occupato le posizioni lasciate libere dagli arrestati, garantendo la continuità dei traffici tra Sud America ed Europa. Una “eredità”, dunque, non soltanto nominale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero stati tramandati rapporti, rotte, sistemi finanziari e ruoli strategici, permettendo alla macchina del narcotraffico di continuare a funzionare anche dopo la cattura degli uomini che l’avevano guidata fino al 2019. ([email protected])
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